Quando i fratelli Lumière inventarono il Cinematografo sul finire del XIX secolo non si accorsero pienamente della portata rivoluzionaria dell’evento. Avevano cambiato per sempre il modo di vedere le cose utilizzando semplici immagini in movimento, ma non pensavano che il successo riscontrato potesse durare a lungo. I fratelli Lumière erano innovatori curiosi, competenti avanguardisti, artigiani tendenzialmente pessimisti. Siamo sicuri che il 9 gennaio del 1900 non fossero seduti su una panchina di Piazza della Libertà?
C’è un sottile filo rosso che lega il cinema al calcio e viaggia nello stesso bagaglio di emozioni che si portano dietro due potenti spettacoli visivi a fruizione di massa, ma a interpretazione personale. Perché ognuno la vive a modo suo un’esperienza del genere. Al cinema come allo stadio, davanti al televisore o allo schermo del computer, da soli o in compagnia. Un’avventura di un’ora e mezza almeno – intervallo escluso – durante la quale ci si immedesima con i protagonisti, si può sbadigliare, ridere, piangere e perfino mettersi paura, faticare a comprendere un passaggio, applaudire una grande prestazione. Un film o una partita, poco importa. Non sono, in fondo, la stessa cosa?
In ogni caso, a ogni laziocratico che si rispetti piace molto la Settima Arte. E ancor di più mescolarla con il mondo Lazio. Quindi oggi siamo qui a proporvi un crossover tra film e calciatori.
Buona lettura. Ehm, buona visione. Vabbè, fate voi.
CIAK #1
Mentre camminavamo lungo la baia del cemento abitato, ero calmo di fuori, ma dentro pensavo: allora adesso chi comanda è Georgie. Decide cosa si deve fare, cosa non fare, e Dim è il suo tonto digrignante bulldog. E d’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione
Dici Arancia Meccanica e pensi subito alla violenza. Poi pensi anche alle musiche inquietanti e potenti che riempiono l’aria del film, ai magnifici costumi che hanno fatto scuola, al gusto fotografico, alla sceneggiatura che rimanda a sovrastrutture filosofiche e sociali. A tutta un’impalcatura armoniosa che anela alla perfezione totale, sin dall’ineguagliabile scena d’apertura fino alle discusse sequenze finali.
Un normale appassionato di calcio potrebbe facilmente associare il capolavoro diretto da Stanley Kubrick alla meravigliosa Olanda di Michels e Cruijff degli anni ’70 (e infatti proprio ‘Arancia Meccanica’ veniva chiamata quella squadra rivoluzionaria). Uno normale, appunto. Un laziocratico invece no. Può capitare che un laziocratico, vedendo in azione Alex DeLarge e i suoi Drughi, pensi immediatamente a Milinkovic-Savic. Che in campo fa più o meno quello che gli pare quando gli pare.
Non c’è cura Ludovico che tenga per una persona del genere
Sergej ha un modo tutto (e solo) suo di interpretare il gioco del calcio e predominare sull’avversario, violento nella misura in cui la sua superiorità fisica e tecnica si manifesta in campo come volontà di potenza. Immaginatevi ora un suo stop di petto sulla testa di un terzino a piacere, poi un controllo con la suola mentre col corpo si fa spazio verso il limite dell’area, prima di servire un assist d’esterno a Immobile. Non sentite anche voi risuonare le imponenti note del Ludovico Van direttamente da arcangeli con le trombe e diavoli coi tromboni?
CIAK #2
Il grande Lebowski è un film unico nel suo genere. Anche perché un genere preciso non ce l’ha. Oscillante com’è tra la commedia, il drammatico e il crime (con vette di umorismo surreale difficilmente pareggiabili), questo lavoro firmato dai fratelli Coen nel 1998 – dopo un’accoglienza tutt’altro che entusiasmante – è diventato col tempo un vero e proprio cult. Non impegnativo, ma ben elaborato. Dal tono complessivo leggero e scanzonato, ma non banale. ‘Il grande Lebowski’ è un grandioso caleidoscopio affrescato con dialoghi irresistibili, droghe leggere e Bob Dylan, bowling, Vietnam e White Russian. Tanto White Russian. Tutto questo non vi ricorda un po’ lui?
Pensateci un secondo, esiste nella rosa della Lazio un giocatore che meglio di Felipe Anderson sappia alternare momenti di pura insolenza a lampi di pura genialità? Lo stile di gioco del brasiliano rimanda a un particolare concetto di joga bonito: gli scatti che lasciano sul posto gli avversari sono le sue gag preferite, l’assist è il suo White Russian e la trequarti offensiva la sua pista da bowling. Come il film dei Coen, inoltre, anche l’impatto col calcio italiano di Felipe non è stato dei migliori. Però adesso – per fortuna senza arrivare al Vietnam e alle droghe – sta diventando cult pure lui.
CIAK #3
Illusionisti, vostro onore. Gente di spettacolo. Uomini che vivono camuffando semplici e talvolta brutali verità per strabiliare, per incantare
Raffinato. Brillante. Avvincente e a suo modo spettacolare. The Prestige è una gemma quasi nascosta in quella teca preziosa che è la filmografia di Christopher Nolan. La magia è solo il pretesto di cui il regista inglese si serve per raccontare una storia di rivalità, tecnica e passione che accarezza l’ossessione sullo sfondo elegante di una Londra vittoriana.
E non è forse la magia solo un pretesto di cui Luis Alberto si serve per giocare e convincere Inzaghi a non toglierlo mai dal campo? Lo spagnolo conosce ogni tecnica di illusione, ha il gusto estetico per la giocata ad effetto, quella che ti fa esclamare OOOOH con gli occhi sgranati. Un attimo prima è trequartista, l’attimo dopo mezzala. Palla c’è, palla non c’è. Anche lui, e lui più di tutti, da gemma nascosta qual era si sta prendendo il proscenio.
CIAK #4
Quando qualcuno chiede: ‘Cos’è un Rocknrolla?’ io glielo dico. Non è solo sesso, droga e corse in ospedale. Oh no, è molto di più amico mio. Piace a tutti la bella vita: qualcuno vuole i soldi, qualcun altro la droga, altri il sesso, godere, la fama o il potere. Ma un rocknrolla… oh è diverso… perché… perché un vero rocknrolla vuole tutto!
Il cinema di Guy Ritchie è allergico alle mezze misure. Può essere inverno o estate, bianco o nero, ma di certo non si può ignorare. Se lo ami è perché ti scorre dritto e fluente nelle vene sin dalla prima scena. L’elettricità che percorre ogni singola battuta è anche l’adrenalina che ti sale vedendo in azione i più loschi e improbabili personaggi dei sobborghi inglesi. Trame contorte che poi si sciolgono come neve al sole nel finale, dialoghi dal gusto tarantiniano, risate, chitarre, pistole e pianoforti. RocknRolla è tutto questo e tanto altro, frutto più maturo rispetto ai primi lavori di Ritchie (Lock & Stock e Snacth, imperdibili) e meno pretenzioso rispetto al pur interessante Revolver.
6⃣ partite 6⃣ vittorie
Percorso netto ad ottobre per #LaPrimaSquadraDellaCapitale ✅I numeri di #BeneventoLazio 🔛 https://t.co/yJeMPlqjXO pic.twitter.com/hzQF57IxWS
— S.S.Lazio (@OfficialSSLazio) 30 ottobre 2017
La si ama o la si odia. Ma questa Lazio, no, proprio nessuno ora la può ignorare. Simone Inzaghi è il nostro Guy Ritchie (entrambi giovani, versatili e di successo), Immobile, Radu, Parolo e Co. i nostri loschi eroi. L’adrenalina con Lei non manca mai e il divertimento è quasi sempre assicurato, aspettando che anche questo finale veda mettersi ogni tassello al suo posto. Che cos’è un RocknRolla? Questa Lazio che vuole prendersi tutto è un vero RocknRolla.
E chissà se è poi vero che alla fine nei film vincono sempre i buoni.
