Mezzogiorno di fuoco.
Non proprio. Più 18:00 di gelo. Ma orario e temperatura non scoraggiano il prato verde dell’Olimpico dall’ospitare uno stallo alla messicana degno del miglior western di Sergio Leone. Un Lazio – Fiorentina che sembra provenire direttamente dal leggendario Far West.
Nicki Minaj a parte, in campo sono in tre a guardarsi in cagnesco: il Buono, il Brutto e la VAR. Andiamo a conoscerli.
IL BUONO
Il Buono è tutto quello che si può salvare da un giudizio negativo nel match andato in scena ieri sera contro i viola. Letteralmente, il Buono. La Lazio è partita sicuramente con il piglio giusto, mettendo sotto una Fiorentina che è risultata senz’altro inferiore alla squadra di Inzaghi, perlomeno nella prima frazione. Le chiusure di Lucas Leiva, lo strapotere di de Vrij, l’estro di Luis Alberto, la sicurezza di Strakosha, la cazzimma di Marusic. Tutto Buono. I biancocelesti hanno mostrato la giusta voglia di ripartire dopo la batosta del derby, tirando fuori personalità e grinta e osando in qualche giocata di più alto livello. Menzione d’onore per la prestazione di de Vrij, che stabilisce ben tre record: maggior numero di gol in una stagione con la maglia della Lazio (3), maggior numero di gol segnati da un difensore in questa stagione nei 5 migliori campionati europei (3, alla pari con Bastos) e ingresso nella top 10 europea per quanto riguarda i passaggi riusciti (93,7%). Numeri di un giocatore di alto livello, che sarebbe bello vedere all’Olimpico ancora a lungo.
Solo 3 difensori centrali hanno segnato già 3 gol nei 5 campionati maggiori d’Europa: Vestergaard (Bor. Monchengladbach), #Bastos e @Stefandevrij #LazioFiorentina
— Lazio Page (@laziopage) 27 novembre 2017
IL BRUTTO
Il Brutto è l’altra faccia della medaglia, tutto ciò che c’è di negativo nella partita di ieri sera. Il primo aspetto è una generale impressione di superbia e nervosismo che ha cominciato ad aleggiare sul gioco della Lazio dopo il gol di de Vrij. La voglia di ripartire si è parzialmente trasformata in supponenza, nei confronti di un avversario che è sì in difficoltà, ma resta pur sempre la Fiorentina. Supponenza peraltro ingiustificata, viste le ultime uscite. La Lazio avrebbe comunque potuto portare a casa i tre punti con merito, se non ci avesse messo lo zampino il Grosso. Il rischioso intervento in area di Caicedo nei minuti di recupero è purtroppo da annoverare tra le cose brutte, nonostante le conseguenze sarebbero potute essere diverse. Andando ad esaminare i numeri negativi della Lazio di ieri, spiccano ben 54 palle perse e solo il 77% di passaggi riusciti, entrambi record stagionali. Si tratta di numeri allarmanti soprattutto considerando che davanti agli uomini di Inzaghi c’era la Fiorentina: una buona squadra, ma non una big. Bisogna ripartire tenendo conto di questi Brutti fattori, purtroppo. Menzione di disonore: l’attacco totale dei giocatori biancocelesti nei confronti della Var. Andiamo a vedere perché.
LA VAR
Ed ecco il nemico di tutti, quel terzo incomodo simbolo di imprevedibilità e di partite che cambiano volto a due minuti dalla fine. Contro la Lazio aveva già agito con Juventus e Roma, concedendo due rigori: abbastanza solare nel primo caso, un po’ più “generoso” nel secondo. Nella situazione specifica avvenuta ieri, che è stata quella che ha sollevato più polemiche, l’impressione generale è che più che nel merito il funzionamento della tecnologia VAR andrebbe chiarito nei presupposti. Quantomeno per evitare polemiche di fine gara, che non aiutano nessuno, anzi: vanno a creare alibi. Alibi che in questo momento per la squadra di Inzaghi sono la maggior calamità possibile. E’ vero che certi contatti senza tecnologia a supporto non sarebbero mai stati fischiati, ma è anche vero che il VAR è lì apposta per coadiuvare il direttore di gara nell’individuazione di episodi come quello di ieri. Più che montare una campagna contro la tecnologia, bisognerebbe probabilmente pensare che il ricorso alla moviola e la conseguente decisione su un episodio controverso spettano comunque all’arbitro. Che è un essere umano, adotta un metro di giudizio comunque soggettivo e può sbagliare. Questo non tace la polemica, ma dovrebbe comunque far spostare l’attenzione su un fatto: è giusto che la modalità di attivazione della tecnologia sia ancora così poco chiara e che quindi cambi a seconda del direttore di gara?
Sono le 20:00, il confronto è ormai finito. In piedi è rimasta solo la VAR, con le canne delle pistole fumanti e il Buono e il Brutto distesi a terra accanto a lei, morti. Dimenticati.
Quando però i ragazzi di Inzaghi scenderanno in campo a Genova domenica prossima, il Buono e il Brutto si rialzeranno e saranno loro a decidere come andrà la partita. Con la VAR che aleggerà su di loro, ma che non potrà nulla davanti a ciò che dovrebbe scaturire dall’unione degli altri due.
Il Gioco.
(Si ringrazia la redazione di Lazio Page per le statistiche)
