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Breve intervista a Pierluigi Spagnolo, autore de “I ribelli degli stadi”

Pierluigi Spagnolo è l’autore del bestseller della sezione “sport” riguardante la classifica Amazon. Il suo libro “I ribelli degli stadi” infatti si trova infatti nella top 10 da oltre un anno e, oggi, Spagnolo ha deciso di fare due chiacchiere con noi di Laziocrazia.

1) Cosa ne pensi del modo in cui la maggior parte della stampa italiana ha attaccato in modo totalmente gratuito la curva biancoceleste per i “misteriosi” cori di Lazio-Novara?

“Il mondo ultras non gode di buona stampa, questo è un dato di fatto, almeno dagli anni novanta. E viene criminalizzato ben oltre i suoi errori. La tifoseria della Lazio, in particolare, non gode di alcun favore. Basti pensare che il volantino sulle “ragazze in curva oltre la decima fila”, per capirci, ha fatto indignare l’opinione pubblica e il mondo dell’informazione più della decisione di giocare la Supercoppa in un Paese dove le donne hanno pochissimi diritti…”

2) Un pensiero generale sulla situazione del tifo romano?

“Quella di Roma e Lazio sono sempre due curve passionali, belle da vedere, vivaci e turbolente. Ma il mio è un giudizio espresso a distanza, sia chiaro. Non sono ancora riuscito a vedere un derby allo stadio, spero di poter rimediare presto.”

3) Qual è stata la tua prima partita di calcio vissuta in un settore “popolare” dello stadio?

“Fine Anni Ottanta, nella Curva Nord di Bari, allo Stadio Della Vittoria, il vecchio impianto poi abbandonato dopo Italia ’90, rimpiazzato dal San Nicola. Credo fosse un Bari-Triestina…”

4) Il tuo libro si potrebbe classificare come un vademecum degli ultras italiani, ma come è nata l’idea di raccontare tutto ciò e sopratutto, come sei riuscito a raccontare parecchie cose di un mondo che vuole a volte rimanere nell’anonimato?

“L’idea de I ribelli degli stadi è nata dalla passione per il mondo del tifo, che mi affascina più del calcio in sé, e dal gusto per la ricerca storica. Secondo me, in occasione dei 50 anni del mondo ultras italiano, era necessario che un libro ripercorresse la storia del tifo e delle curve italiane, provando a rompere una serie di luoghi comuni sul mondo ultras. Spiegandolo a chi lo frequenta e a chi non lo conosce. Credo che il libro venga percepito come un testo onesto ed equilibrato, scritto da chi conosce davvero il movimento ultras italiano.”

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