«Mi Gran final»
Una dicotomica epopea tutta sentimentale, perché Mauro Matías Zarate lo si ama o lo si odia: dalle sbrilluccicanti magie con la Lazio ai fischi di San Siro e lo spettro di un talento ormai dimenticato in quel di Firenze. Dal ritorno al suo Vélez al grande tradimento, con la scelta di andarsene al Boca.
Odisseica cronaca di un traditore
Quando Zarate ha deciso di approdare alla demiurgica ombra della Bombonera, l’ha fatto consapevolmente, decidendo di lasciarsi tutto alle spalle: la promessa ai tifosi del Vélez di non aver altra squadra all’infuori del «Fortín» in patria, poi tradita, ha portato ad una serie di ripercussioni gravissime. Tra minacce di morte alla moglie, insulti di ogni genere sotto le foto postate sui social, falò con la sua maglietta organizzati dai suoi ex tifosi e addirittura, come se tutto il resto non fosse abbastanza, anche le accuse al veleno del presidente Raúl Gamez, che nel giorno della firma di Mauro con il Boca lo ha accusato di essersi venduto per una convocazione con la Selección argentina. Nessuna scelta dettata da ricchi contratti, ma semplicemente il desiderio di esprimersi ancora ad alti livelli in una squadra altrettanto ambiziosa: «sennò me ne sarei rimasto a Dubai, ricco e felice, a giocare a calcio e abbronzarmi in spiaggia», dice lui. Ha rifiutato il contratto offerto dal Vélez, che aveva finalmente trovato un accordo economico col Watford dopo un lungo ed estenuante tira e molla. L’ha rifiutato con la penna in mano, ed una semplice firma da apporre su un pezzetto di carta. Ha scelto con struggente consapevolezza, che sarebbe stato rinnegato dalla sua famiglia, e soprattutto dal fratello Rolando; che ancora oggi non vuole saperne proprio nulla di lui, e anzi, lo considera morto per questa pugnalata alle spalle. Mauro, a «La Boca» e sin qui, ci è arrivato per questione di scelte, che sì, possono essere dolorose, e di ambizioni. E arrivato nel silenzio della solitudine e ha trovato un nuovo popolo, quello boquerense. Ha debuttato con gli «Xeneizes» contro il Libertad, agli ottavi di finale di Libertadores, segnando con un meraviglioso tiro ad incrociare sul secondo palo dopo uno scambio con Abila e due dribbling in area. Ha detto fin dall’inizio di essere intrigato dall’idea di giocare insieme a Carlitos Tévez, e ha finito per soffiargli più di una volta un posto da titolare nell’undici di Schelotto. E un po’ anche nel cuore dei tifosi…
Perché Zarate dovrebbe giocare
Contro una squadra tatticamente accademica, ma al contempo liquida e capace di camaleontizzarsi al gioco dell’avversario come nel caso del River del «Muñeco» Gallardo, l’obiettivo principale del Boca di Barros Schelotto è quello di conquistarsi il predominio a centrocampo. E, a tal proposito, tra le liete novelle per la fazione «Xeneizes» rientra anche il forfait di Leonardo Ponzio: capitano e motore del collettivo riverplatense, che detta il ritmo e si occupa di tessere dalle fondamenta la manovra, permettendo così a Palacios di galleggiare tra linea mediana e trequarti, e fornire così uno scarico in più alla coppia d’attacco Borré-Scocco. Appurato che in fase di transizione difensiva toccherà a Pavón abbassarsi a centrocampo per formare una linea a quattro con Nahitan Nández sulla fascia opposta, e la coppia Barrios-Pérez al centro, l’importanza di Zarate trova terreno fertile nel bisogno di Barros Schelotto di schierare un giocatore che faccia da spola tra i reparti, accorciando così le distanze proprio nei confronti di Pérez, che pur essendo fondamentale negli ingranaggi del Boca inizia a sentire il peso sulle spalle delle sue trentatre primavere. Il lavoro di Mauro permetterebbe all’ex Málaga di svolgere una funzione di ponte all’interno del gioco, con o senza palla: sia creando un collegamento tra Barrios e il reparto offensivo boquerense, sia fornendo un raddoppio di marcatura al colombiano sulle incursioni degli esterni del River, che con Quintero e «El Pity» Martínez può diventare letale negli spazi aperti. Per maggiori informazioni potreste anche chiedere al Racing, la cui sconfitta agli ottavi di finale della Copa nasce proprio dalla capacità dei «Millionarios» di sfruttare il recupero palla sulla trequarti campo. In merito a Zarate, invece: nella semifinale col Palmeiras è stato schierato largo a sinistra, senza trovare spunti degni di nota, tant’è che riproporlo in quella posizione anche in finale potrebbe facilitare il compito alla retroguardia del River, che già risulta abbastanza solida di per sé, con appena 3 gol subiti nel percorso fino alla Gran final. Utilizzarlo da nove garantirebbe più associazione, un maggior dialogo affinché il Boca possa guadagnare metri di campo nella costruzione della manovra. L’assenza di Ponzio, come detto, pesa e non poco a Marcelo Gallardo. E lì deve colpire il Boca, ecco perché Maurito diventa necessario… Per provare a scrivere un altro capitolo della sua storia, quella Zarate-kid, come tanti lo chiamavano dalle parti di Formello. Per un one more time, che stavolta sia meno odi et più amo.
Articolo a cura di Daniele Pagani
