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Bielsa-Lazio, come avrebbe li avrebbe fatti giocare?

Ciao sono Marcelo Bielsa, alla Lazio non ho mai mai fatto una sola panchina all’Olimpico. Ma sono stato sotto contratto, certo. Lotito mi ha attaccato il telefono in faccia. Sono stato protagonisti di uno dei momenti più strani, inquietanti e drammatici degli ultimi tumultuosi anni dell’era Lotito. Anche di un’appassionante sliding doors: Inzaghi grazie al mio addio è diventato l’idolo a Roma. E io? Io alleno il Leeds, sto dominando la Championship e l’80% dei miei tifosi pensa che la squadra gioca bene grazie a me.

Ci siamo svegliati con una domanda. Abbiamo spalancato gli occhi: come avrebbe giocato la Lazio di Bielsa? Una domanda a due facce: come avrebbe giocato, nel senso di come sarebbe stata schierata in campo; come avrebbe giocato, nel senso di bene, male, uhm, così così. Rispondiamo alla prima, poi alla seconda domanda.

Era l’estate scorsa, era tutto fatto, poi quel tutto che era fatto è saltato: Bielsa se la prende con Lotito che se le prende con Bielsa. E Inzaghi gongolava. Alla fine, a conti (quasi) fatti, alla Lazio non è che sia andata poi così male, perché Inzaghi si è dimostrato un allenatore pronto e capace. Però l’interrogativo rimane: come avrebbe giocato la Lazio di Bielsa?

Bielsa, alla Lazio, avrebbe esultato così

PRIMA INTERPRETAZIONE, o “Come sarebbe stata schierata in campo”

Partiamo dall’assunto che Marcelo Bielsa, per scelta, utilizza soltanto due moduli: il 3-3-3-1 e il 4-2-3-1. La scelta tra i due dipende dall’avversario che la squadra allenata dal Loco si trova di fronte. Se gli avversari schierano due punte (4-4-2, 3-5-2, ecc.), Bielsa opterà per la difesa a tre, perché predilige la marcatura a uomo: due difensori prenderanno l’incarico di marcare stretto gli attaccanti avversari, e il terzo difensore sarà libero di coprire gli spazi. Questo modulo richiede una grande attenzione da parte di tutti e un dispendio di energie non indifferente delle due ali offensive, che saranno costrette a seguire i terzini avversari nelle loro avanzate. I centrocampisti esterni, invece, sono chiamati a seguire i rispettivi uomini fin dentro al campo.

Ipotizzando quindi questo 3-3-3-1 come base e ricordando che se Bielsa non è arrivato a Roma è anche (e forse soprattutto) per un mercato a suo dire mai decollato, cerchiamo di schierare le attuali pedine biancocelesti nello scacchiere di Bielsa. Ingredienti: tre difensori adatti a una difesa a tre, un centrocampista attento e capace di far girare il pallone al centro, esterni dal grande fiato, ali disposte al sacrificio, una punta di ruolo: 

Ora, per la difesa ci siamo. Per il centrocampo quasi, nel senso che magari al posto di Parolo ci sarebbe stato meglio un giocatore come Isla, per fare un esempio. Ma Parolo sa adattarsi bene in tutti i ruoli e potrebbe agire anche lì, volendo. Sulla trequarti, invece, forse Milinkovic messo lì può far storcere il naso a chi ricorda che, nello stesso ruolo, nel Marsiglia di Bielsa, giocava Payet. Però c’è da dire che quella squadra si appoggiava molto sul francese, e forse in maniera diversa, la Lazio di Bielsa si sarebbe potuta appoggiare su Milinkovic, sfruttando la sua fisicità e il suo senso della posizione come il Marsiglia sfruttava la tecnica di Payet. L’alternativa sarebbe quella di vedere Luis Alberto nei tre dietro a Immobile. Forse lo spagnolo, con Bielsa, avrebbe trovato più spazio, dato che l’allenatore argentino vuole giocatori offensivi bravi tecnicamente.

Bielsa, alla Lazio, si sarebbe arrabbiato così

 

Quando invece le squadre di Bielsa si trovavano ad affrontare una squadra che non schierava le due punte, perché ad esempio giocava col 4-3-3 o col 4-3-2-1, ecco che El Loco sistemava i suoi di conseguenza, facendo arretrare gli esterni di centrocampo per renderli terzini a tempo pieno e spostando Romao (il suo jolly al Marsiglia) dalla difesa al centrocampo. Nella Lazio non avrebbe potuto fare altrettanto con nessuno dei difensori attualmente a disposizione. Uno perfetto per questo ruolo di jolly tra difesa e entrocampo sarebbe potuto essere Medel, ad esempio, o Sanchez della Fiorentina. Tornando a noi, Bielsa in quelle occasioni schierava un 4-2-3-1, che alla Lazio sarebbe stato così:

Verosimilmente, Bastos e Wallace si accomodano in panchina per lasciare spazio a Hoedt centrale insieme a De Vrij e a Basta sulla corsia destra. Mentre, dall’altra parte, Lulic si abbassa e Milinkovic prende il posto accanto a Biglia. Ecco che Luis Alberto afferra la maglia da titolare, e Felipe Anderson si sposta sulla trequarti.

Bielsa, alla Lazio, avrebbe alzato il pallone così

SECONDA INTERPRETAZIONE, o “Avrebbe giocato bene, male, uhm, così così?”

Sicuramente, se Bielsa aveva espressamente chiesto otto nuovi giocatori, qualche lacuna per i suoi sistemi di gioco c’era. Però i due moduli, così messi, non ci sembrano poi malaccio. E ci sembra che Biglia abbia le qualità e l’attenzione necessaria per giocare in quel ruolo; e ci sembra pure che, per le marcature a uomo, Wallace e Bastos sarebbero stati ottimi interpreti, e che con De Vrij libero di chiudere gli spazi la difesa avrebbe potuto reggere bene. In attacco, gli interpreti ci sembrano giusti per il gioco di Bielsa, che vuole giocatori tecnici e centrocampisti capaci di inserirsi negli spazi creati dagli attaccanti. Sia col 3-3-3-1 che col 4-2-3-1, la Lazio di Bielsa avrebbe giocato bene, perché aveva gli uomini giusti per farlo. E’ vero, Keita si sarebbe dovuto abituare a rientri continui e convinti, come ha fatto Felipe Anderson nell’ultimo anno. Però, per il resto, gli interpreti ci sono, e a noi sembrano giusti.

Evidentemente Bielsa non era del nostro stesso avviso. Ma al giorno del suo rifiuto, per dire, Bastos, Wallce e Luis Alberto non erano ancora stati acquistati. Forse, fossero arrivati prima, qualcosa sarebbe cambiato. Però El Loco ha le sue prerogative, vuole i giocatori che chiede espressamente lui e li vuole alla svelta, per lavorare bene.

Comunque, siamo sicuri che Bielsa, alla Lazio, avrebbe caricato così la sua squadra:

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