Aurelio De Laurentiis è il nuovo proprietario del Bari. Sì, più o meno come Claudio Lotito con la Salernitana. Sì, proprio il patron del Napoli è stato in grado di spuntarla sul collega di casa Lazio, strappandogli dalle mani una società il cui destino è ancora poco chiaro. Sì perché non si sa se i Galletti ricominceranno dalla Serie D, come pronosticato e come probabile, o dalla Serie C. Quest’ultima ipotesi passa dallo sblocco dei ripescaggi della Serie B – al momento ufficialmente annunciata a 19 squadre -, che rilancerebbe di conseguenza tutto il machiavellico meccanismo dentro al quale molte società sperano di entrare.
Non è di questo, però, che vogliamo parlarvi, bensì delle similitudini tra il primo Lotito e ADL. Sì perché ricordate quando l’Olimpico era vuoto – ma vuoto sul serio eh, mica come adesso – per via delle iniziative intraprese dai tifosi biancocelesti in aperto disaccordo con la politica societaria? Ricordate l’assurda gestione dei casi De Silvestri, Pandev e Ledesma? Oppure le critiche legate ad una mancata voglia di fare quel passo in più che avrebbe consentito alla società di passare allo step successivo? Ecco, De Laurentiis sta vivendo proprio questo, con circa 10 anni di ritardo rispetto al collega.
De Laurentiis, infatti, è ormai in aperto conflitto con la tifoseria partenopea, che gli rimprovera il mancato acquisto di un centravanti di spessore e più in generale una campagna acquisti impronosticabile con l’arrivo in panchina di Carletto Ancelotti. Da Vidal, Cavani e Grimaldo si è finiti per parlare, con tutto il rispetto, di Fabian Ruiz – che per noi è un fenomeno, ma i tifosi devono ancora conoscerlo -, Bobby Inglese – tra l’altro partito in prestito in direzione Parma – e Luperto.
Noi quando ci rendiamo conto delle somiglianze tra Lotito e ADL
Senza considerare poi uno dei punti che più divide il presidentissimo campano ed il tifo a lui avverso, vale a dire la famosa questione legata ai diritti d’immagine e che ha regalato tantissimi rifiuti in sede di calciomercato al club partenopeo. Qualche esempio? Torreira, Leno e Klaasen nel recente periodo, Obinna e Soriano nel passato.
Tanti dunque gli aspetti in comune tra Lotito e ADL, che oltre ad una innata simpatia condividono anche un rapporto decisamente conflittuale con ciò che li circonda. Questo tipo di atteggiamento ha ovviamente portato ad una sfilza infinita di dissidi con tesserati, membri dello staff, tifo organizzato e giornalisti. Una somiglianza che però, come detto, sta più tra il De Laurentiis odierno e il Lotito di 5-10 anni fa, quello delle ere Reja e Ballardini per intenderci. Non che il patron della Lazio sia diventato un’altra persona, sia chiaro, però è evidente come l’approccio alle cose sia diventato progressivamente più disteso con il lento raggiungimento dei risultati sportivi.
Certo è che, come testimoniato dal caso del patron biancoceleste – testimoniato per modo di dire eh, come fa un caso a testimoniare? -, è palese che la costruzione di un rapporto così conflittuale con la piazza non possa portare altro che danni, anche se va dato merito a Lotito di aver parzialmente smentito le tesi negative ed i mormorii con i risultati.
I due, caratterialmente, condividono comunque molti aspetti in comune, e che tanto hanno fatto discutere negli anni recenti. Anche per questo Lazio-Napoli non sarà soltanto una semplice partita d’esordio nella Serie A 2018/2019, bensì la sfida tra due filosofie uguali ma al contempo distinte, che spesso convergono verso un punto comune – vedi la corsa all’acquisto del Bari – trovandosi di fronte alle critiche del tifo.
