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Auguri Inzaghi, lettera di un tifoso della Lazio al proprio allenatore laziale

In un momento nel quale la lotta per la Champions infuria come raramente si era visto negli ultimi anni, chi si ferma è perduto. Effettivamente per puntare ad ambiziosi traguardi non si può rallentare, ma fermarsi è l’unico modo per godersi un po’ quello che già si ha. Quale occasione migliore del 43esimo compleanno di Simone Inzaghi? E soprattutto, perché è proprio lui il miglior allenatore dell’era Lotito?

Addio crisi del secondo anno

Innanzitutto per tutti gli altri tecnici valeva una regola, un’assioma che solamente lui è riuscito a smentire: ai sorrisi del primo anno, seguivano le lacrime del secondo. Era matematico. Per Inzaghi invece la seconda stagione sulla panchina laziale ha portato addirittura un trofeo, quella Supercoppa Italiana strappata alla dominante Juventus di Allegri. Oggi, al terzo anno di Lazio, guida una squadra ancora in corsa per un piazzamento Champions e ormai non più considerabile come una sorpresa, ma come facente parte in pianta stabile dell’élite del calcio italiano.

Qui sotto Simone Inzaghi che ricorda i tre anni sulla panchina biancoceleste, ah no…

La Garra Inzagùa (scusate)

Come ci è riuscito? Con preparazione, certo. Con determinazione, ovviamente. Ma anche e soprattutto con la grinta a tinte biancocelesti che lo contraddistingue. Sì, perché su 43 anni di vita Inzaghi ne ha vissuti ben venti con l’aquila sul petto, prima da giocatore e poi da tecnico. Come confermato da lui a più riprese, tifa Lazio da anni ormai. Un allenatore laziale, che non vuole vincere solo per lavoro ma per passione. Un mister che in panchina ha gli stessi occhi dei tifosi sugli spalti o quelli che soffrono sul divano di casa propria, anche perché tra noi e lui non c’è differenza.

A parte la canzone di sottofondo, ascoltate bene le parole del mister. Bene, ora ditemi se non lo seguireste in guerra, anche solo un pochino.

Inzaghi sta trasmettendo la lazialità ai suoi ragazzi al meglio delle sue possibilità e infatti, nonostante budget inferiori e riserve di minor profilo, i biancocelesti sono sempre lì. Riportare la Lazio a sentire la musica della Champions League sarebbe un traguardo non da poco, ma che rimane alla portata. D’altro canto Simoncino è tutt’ora il miglior marcatore biancoceleste nelle competizioni europee, quindi chi meglio di lui può ambire a tanto? Quello che ci riserverà il futuro non possiamo saperlo, ma se le cose dovessero andar male non dimentichiamoci di una cosa: Inzaghi verserà le nostre stesse lacrime. Un allenatore tifoso al quale non eravamo abituati e del quale adesso non riusciamo proprio a fare a meno. Auguri Simone, non cambiare mai e SEMPRE FORZA LAZIO.

Articolo a cura di Lorenzo Ottaviani

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