Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo.
Muhammad Ali avrà anche avuto i suoi validi motivi per fare un’affermazione del genere, ma evidentemente non ha mai visto un Lazio-Juventus negli ultimi anni della sua grande vita.
Ebbene sì, lì fuori c’è davvero gente che non ha mai visto la Lazio battere la Juve (in campionato). Pensateci un attimo: tutti i nati dopo il 6 dicembre 2003 non hanno potuto mai nemmeno sentire le urla di gioia di qualche parente per aver conquistato 3 punti contro la squadra più vincente d’Italia. Lasciando per un attimo da parte le soddisfazioni che invece ci siamo tolti in coppa (do you remember Sergio Floccari?), vogliamo provare a rievocare il gusto che si prova e cercare al tempo stesso di esorcizzare le negatività (se scaramantici, siete autorizzati a stare male).
In attesa di un nuovo Fiore. In attesa di un nuovo inizio.
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Questione di stile
La Juve è la squadra di tutti. Nel senso più letterale possibile. Nel senso che tutti la possono tifare facilmente e senza impegno, a ogni latitudine dello Stivale. A occhio e croce saranno almeno 12 milioni (ma per gli sceicchi del PSG 122). Ma quanti conoscono nome e cognome di secondo e terzo portiere?* Quanti ti sanno dire almeno cinque giocatori dalla rosa della stagione 1992/93?*
La storia breve dell’uomo italico è per grandi linee questa: nasce-cresce, qualcuno gli regala la maglia bianconera-diventa juventino, memorizza la formula sacra secondo la quale vincere non sarebbe importante MASOLOLUNICACOSACHECONTA-tiene alla Ferrari, partecipa ai caroselli di festeggiamenti per le strade della tua città (prima con entusiasmo invidiabile, poi sempre più stancamente)-litiga con più o meno tutti. Va quasi sempre così, a meno che.
A meno che uno rifugga da una vita così facile, e allora le strade si restringono fondamentalmente a due. A un certo punto della vita diventi alpinista, disinteressandoti completamente del resto (anche se pare che la maggior parte degli alpinisti abbiano un solido passato da anti-juventini).
O nasci laziale. Qui però si va un po’ più sull’estremo.
Che poi la Juventus è anche la squadra più amata d’Italia. E la più odiata. E la più chiacchierata. La Juventus può essere tutto quello che vuoi, tutto quello che ti manca, tutto quello che giuri mai diventerai. C’è lo stile Juve, per dire. Tutti ne parlano in giro, anche il mio barista di fiducia mi accennava qualcosa in proposito l’altra mattina. Ma com’è poi ‘sto stile? Qualcuno di voi lo ha mai visto o toccato con mano? Deve avere a che fare col potere industriale degli Agnelli, la vera grande famiglia del calcio dai tempi che furono, creatori di automobili, padroni di imperi, eleganti accompagnatori di vecchie Signore.
E noi laziali, mai avuti di questi problemi. Dinastie potenti? Macchine fatte in casa? Imperi e ori? Al massimo qualche sorriso. Beffardi sorrisi in mezzo alle tempeste.
*secondo un recente studio dell’università statale del Massachusetts questi sono gli unici metodi empirici quasi infallibili per verificare quanto uno è realmente tifoso di una squadra di calcio.
(Ok, non è vero, ma Massachusetts suonava troppo bene.)
E verrà (ancora) il giorno del giudizio universale
Assodato il fatto che noi di Laziocrazia non abbiamo la più pallida idea di come si batte la Juventus (davvero speravate ve lo dicessimo? Ma avete mai visto le nostre facce?). E assodata anche la comune speranza che invece mister Inzaghi e il resto della ciurma qualcosa abbiano imparato dalle ultime batoste, in compenso possiamo darvi qualche idea/stimolo sul perché batterla. Degli input per smuovere le placide acque dell’immediata vigilia. Giusto qualcuno. Tipo mille.
Che per esigenze di spazio si ridurranno a tre. Senza contare il fatto che ci sarebbe in palio una coppa, che se però alzeremo noi (ehi voi, scaramantici, fermi co’ ste mani!) diventerà automaticamente una coppetta. A Roma esseri viventi non meglio identificati andranno in giro a dire che è solo un portaombrelli.
INPUT #1
PAVEL NEDVED
Bisogna aggiungere altro?
Forse sì. Forse bisogna aggiungere che potremmo cominciare a non aiutarli a batterci vendendogli ottime materie prime. Anche perché poi quelli ci fanno i gol degli ex, ci esultano in faccia, cominciano a dire che alla Juve è il massimo e si dimenticano di noi, lasciandoci come ricordo un fegato un po’ più piccolo. Passi Nedved, passi anche Lichtsteiner, che comunque nemmeno a Torino ha imparato a fare cross decenti. Ma adesso fermiamo l’esodo. Quel ragazzino un po’ così, quanto sarebbe figo rivederlo in blaugrana?
INPUT #2: 14 MAGGIO 2000
Se questa data non vi dice nulla spegnete tutto e tornate a ballare Despacito.
Se invece sapete, allora sapete pure quanto è stato bello e quanto può essere purificante un acquazzone torrenziale. Perché saranno anche lontani i tempi d’oro in cui NOI eravamo la LORO bestia nera. Ma se chiudete bene gli occhi e lasciate andare i ricordi, potreste anche sentirlo il profumo dell’erba bagnata. Il rumore scrosciante di una pioggia di metà maggio, inframezzato ogni tanto da qualche isolato e incomprensibile mormorio di protesta in bianco e nero.
INPUT #3
Juve-Palermo dieci anni dopo: all’alba di Calciopoli, l’ultima della Triade a Torino https://t.co/MWpzggUPAP pic.twitter.com/Cy2HIEIrlm
— Juventus FC (@JuventusFCFans) 17 aprile 2016
Chi non ha peccato scagli la prima pietra. Vero, ma qui stiamo parlando di professionismo. Attenzione, non vi invitiamo ad odiarli e non siamo tra quelli che: “eh vabbé, ma la Juve ruba” e fine di ogni argomento. Anzi, per certi versi i bianconeri rappresentano un modello da seguire (in particolare l’ultima versione). Si pensi alla questione stadio, alla mentalità vincente, alla struttura societaria, alla politica coi giovani. La Juventus è indiscutibilmente la squadra più forte d’Italia e una delle più forti di Europa da almeno un lustro. Anche per questo in apertura di articolo si parlava di esorcizzare le negatività.
Quello che non ci piace è tutto quel marcio venuto a galla qualche tempo fa. Non ci piace la vittoria arrogante, il calcio nelle aule di un tribunale, gli arbitri rinchiusi in uno stanzino e le schede svizzere. Quello che non ci piace è quello che non vogliono ammettere nemmeno sotto tortura. Quel: “eh ma noi siamo la Juve” e fine di ogni argomento.
Quello che ti fa godere un pizzico in più se riesci a mettergli uno sgambetto. E allora forza Lazio bella, anche i giganti a tre teste che sputano fuoco dalla bocca possono cadere.
