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L’Atalanta toglierà alla Lazio la qualificazione in Champions League?

Lo sappiamo, la lotta per il quarto posto si annuncia agguerritissima. Tantissime squadre in corsa, in lizza per il quarto posto, l’ultimo utile per la qualificazione in Champions League. E tra queste, difficile trovare una favorita su tutte le altre. Per mille motivi. Il nostro cuore dice Lazio, però… Però dobbiamo anche considerare quello che ci dice la ragione. E la ragione dice che le altre contendenti non sono assolutamente da sottovalutare. Come il Milan. O come l’Atalanta.

Atalanta che proprio l’anno scorso aveva raggiunto uno storico terzo posto in classifica. Miglior risultato di sempre. Per la prima volta qualificata alla massima competizione europea. Una stagione straordinaria, solo leggermente macchiata dalla sconfitta in finale di Coppa Italia proprio contro la Lazio. Un organico, quello di Gasperini, che ormai gioca a memoria, con schemi ben collaudati, un’organizzazione tattica precisa e un calcio tra i più belli che si può ammirare in Italia? Ma la vera domanda è: si riusciranno a ripetere? Cosa ci dicono queste prime giornate?

Squadra che si piazza non si cambia

Partiamo proprio dal mercato: a Bergamo la squadra è rimasta praticamente la stessa negli undici titolari. confermato, confermatissimo Gasperini, che per una volta non ha visto particolarmente intaccato il giocattolo che aveva costruito. Nessuna delle solite plusvalenze, una sola cessione rilevante: quella di Gianluca Mancini, passato sulla sponda giallorossa del Tevere, ma che comunque non faceva parte dell’undici titolare bergamasco. Ceduto però per ben 25 milioni complessivi.

Però la dirigenza non è rimasta a guardare, e ha fatto un mercato estivo mirato: gli obiettivi erano giocatori che potessero allungare le rotazioni, e questi sono stati gli acquisti. Due nomi su tutti: Ruslan Malinovs’kyj e Luis Fernando Muriel.

Il colombiano è una vecchia conoscenza del calcio italiano: un attaccante molto rapido, ambidestro e dotato anche di un discreto tiro da fuori, e che ha già giocato in Italia con le maglie di Lecce, Udinese, Sampdoria e Fiorentina. Ed ora, Atalanta. Che ha così aggiunto al suo tridente una carta di riserva in più davvero niente male. E considerando che lì davanti i titolari dovrebbero essere Zapata, Ilicic e il Papu Gomez, con l’aggiunta di Muriel i bergamaschi possono confermarsi di nuovo come il migliore attacco della Serie A.

Discorso diverso invece per Malinovs’kyj, prelevato dal Genk: il trequartista ucraino ha una grande visione di gioco oltre ad una accelerazione bruciante. Il problema è però legato alla sua collocazione tattica in campo, se può essere schierato solo da trequartista puro, da esterno o da interno di centrocampo. Gasperini sta lavorando da quest’estate per cercare di adattarlo a giocare qualche metro più arretrato, ma non è facilissimo adattarsi velocemente alla mentalità di gioco del tecnico di Grugliasco.

Completano il mercato della scorsa sessione gli arrivi di Guilherme Arana e Simon Kjaer entrambi dal Siviglia (così come Muriel), rispettivamente esterno sinistro e difensore centrale, tutti e due acquistati per avere ricambi di qualità in panchina. Particolare però l’arrivo del danese ex Palermo, visto che è arrivato l’ultimo giorno di mercato dopo la risoluzione del contratto di Martin Skrtel, granitico centrale ex Liverpool arrivato a Luglio ma per un mese e mezzo.

Il peso della Champions

Bisogna però considerare anche un altro fattore. Fondamentale. L’Atalanta gioca la Champions League già quest’anno. Per la prima, storica volta. Questo comporterà un dispendio di energie fisiche ma soprattutto mentali assolutamente non indifferente.

Basta solo ricordare cos’è successo all’esordio. Un tracollo impensabile alla vigilia. 4-0 secco, inappellabile, sul campo di una Dinamo Zagabria che sulla carta non sembrava certo un avversario ostico. E invece. E invece l’emozione ha giocato uno scherzo terribile ai ragazzi di Gasperini.

Certo, ormai in campionato sembrano aver smaltito questa delusione. Anzi. Sembra aver dato loro nuova energia, per poter rullare senza pietà gli avversari. Chiedere a Roma e Sassuolo, ad esempio. In modo tale da ottenere la miglior partenza di sempre di Gasperini, lui che aveva abituato sempre a far partire piano le sue squadre. Invece no, si va subito già a duemila all’ora.

L’Atalanta è più forte della Lazio?

Difficile dirlo. L’ultimo scontro diretto fra noi e l’Atalanta si è concluso con una nostra vittoria. In una finale di coppa Italia difficile da dimenticare. 2-0 secco, perentorio. Però si sa, la finale è una gara secca, in cui può succedere di tutto. In un campionato con 38 partite invece, alla fine la differenza di valore emerge quasi sempre.

Confrontando i valori delle rose di Lazio e Atalanta, difficile trovare una squadra predominante sull’altra. Se, come già detto, gli orobici hanno un’abbondanza in attacco da invidiare, lo stesso non si può dire del centrocampo, dove i soli Freuler-de Roon- Pasalic devono ruotare in tutte e tre le competizioni. E allora è in questo momento che entrano in gioco gli allenatori. Chi è più bravo tra Simone Inzaghi e Gian Piero Gasperini?

Anche a questa domanda è molto, molto difficile rispondere. Entrambi hanno dato alle proprie squadre un’identità e un senso di gioco fortissimi: modulo di gioco consolidato, principi e schemi ben chiari a tutti i giocatori in campo, e calciatori che giocano insieme da anni con lo stesso allenatore sono caratteristiche sia di Lazio sia di Atalanta. Cosa può fare la differenza allora?

Può farla l’ambiente, ad esempio. Troppo litigioso e caotico a volte quello laziale, sempre pronto a dividersi in due fazioni (solo due quando va bene…) in perenne lotta tra loro. Pensateci un attimo: cosa sarebbe successo se fossimo stati al posto dell’Atalanta? Avessimo perso 4-0 la prima partita europea, in quanti avrebbero chiesto la testa di Simone Inzaghi? Un buon 90% dei tifosi laziali, quantomeno. Ecco, niente di tutto questo è successo a Bergamo. Nessuna pubblica esecuzione, nessuna protesta furibonda, nessuno stato d’accusa. Solo riconoscenza per quanto realizzato e ottenuto in questi anni.

Dipende molto anche dalla storia dei club, leggermente diverse. Soprattutto a livello di palmares. Anche perchè l’Atalanta è solo da un paio di anni che vuole, e cerca di aspirare al ruolo di grande del nostro campionato. Rimane sempre un club di provincia, ben conscio della propria storia, che sta provando a crescere senza fare mai il passo più lungo della gamba. E qui entra in gioco un altro fattore da considerare: il livello della società. Perchè il progetto di crescita dell’Atalanta è sotto gli occhi di tutti, e non si possono negare i risultati che stanno raggiungendo.

Senza però tralasciare mai da dove si è partiti: il settore giovanile dell’Atalanta è sempre uno dei più floridi d’Italia, capace di portare in serie A moltissimi giovani. E per questo il presidente Percassi continua ad investire (e molto) nelle giovanili nerazzurre. Che rimangono un modo per ricordare e rinsaldare il profondo legame tra la squadra e la città. L’Atalanta è Bergamo, e Bergamo è l’Atalanta. Legame rafforzato da una recente iniziativa mirata proprio a questo obiettivo: dal 2010, ad ogni bambino nato in un ospedale della città viene regalata una maglietta dell’Atalanta.  Se invece nasce in un ospedale di una città nella provincia, basta semplicemente iscriversi sul sito, fare richiesta e verrà consegnata gratuitamente a casa. Un modo originalissimo e finora visto raramente per migliorare il legame tra i tifosi e la squadra. Legame che sembra sempre più saldo, ora più che mai.

Quindi, chi la spunterà tra Atalanta e Lazio nella lotta per la qualificazione in Champions League? Molto, molto difficile dirlo. I nerazzurri sono partiti fortissimo, dimostrando di essere già in gran forma grazie ai 13 punti in queste prime sei giornate. Ma i biancocelesti non sono molto distanti: siamo lì, a soli tre punti, a 32 giornate dalla fine. Praticamente niente. Quello che è certo è che servirà la miglior Lazio il più possibile in tutto il campionato. E sperare che ci sia la miglior Atalanta il meno possibile.

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