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Apologia di Luis Alberto

Ebbene, Socrate sapeva giocare a palla. – Come? – Sì, ci ha giocato in tribunale“.

A scrivere queste parole è Epitteto, filosofo greco del I secolo dal nome buffo che descrivendo la famosa Apologia di Socrate dice appunto che il padre della maieutica, nel difendersi dalle accuse che gli venivano rivolte in tribunale, si destreggiò come se stesse giocando a palla. Catapultandoci in avanti di una cosa come 2400 anni rispetto al processo a Socrate, oggi c’è un altro filosofo che deve destreggiarsi dalle accuse di chi ha intorno. La filosofia in questione è il calcio, l’abilità con la palla è letterale e non metaforica, il filosofo è Luis Alberto.

 

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È una musica già sentita, una storia già letta. La Lazio perde uno scontro importante e qualcosa nello spogliatoio si rompe. Nello specifico, la Lazio perde il derby e il gruppo se la prende con un solo giocatore: Luis Alberto, quel mago che nelle prime partite di questa stagione sembra aver perso i poteri. Esplodono le voci: si parla di mal di pancia di fine estate per le occasioni non colte portate dalla Spagna, di un Luis Alberto insofferente che viene messo in mezzo dai compagni e da Inzaghi per le sue prestazioni scialbe. Lo si può quasi immaginare lo spagnolo, in piedi con addosso il tipico chitone greco a fronteggiare un’assemblea di sguardi torvi, sguardi che hanno visto un altro derby finito in malora in cui l’accusato è stato, di nuovo, impalpabile.

 

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Insomma, sembra che da qualche parte arrivi l’intenzione di comportarsi come sempre fanno ciclicamente dall’altra parte del Tevere: trovare un capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe per il brutto periodo che si sta passando. L’ossessiva ricerca di un colpevole, tra l’altro magari creato ad arte, che non fa altro che insinuare dubbi sulla dedizione alla causa là dove magari c’è solo un problema fisico, anche grave come la pubalgia. La volontà di svelare grandi retroscena di uno spogliatoio che rotto non è sembrato mai, né tantomeno propenso a scagliarsi in gruppo contro un singolo giocatore. Solo bisognoso di soddisfazioni, che per evidenti lacune tattiche, tecniche e soprattutto di atteggiamento sfuggono sempre quando sono ormai a portata di mano.

Un atteggiamento che non si può adottare né avallare verso un giocatore come Luis Alberto che è stato messo al centro di un progetto tecnico e che, soprattutto, ha sempre dimostrato il suo attaccamento alla causa della Lazio. Un giocatore che, tra l’altro, sta evidentemente lottando contro gli acciacchi fisici per continuare ad essere il perno di questa squadra. Quando si perde malamente un derby, è quello il momento in cui non ci si deve sfaldare, si deve fare fronte comune, tendere la mano per aiutare il proprio vicino a rialzarsi. Ecco perché bisogna scagionare Luis Alberto da accuse assurde, ecco perché non si può permettere che il nostro filosofo del calcio beva la mortale cicuta. Per tutti questi motivi, ma soprattutto perché siamo tutti Laziali. E una battaglia sarà stata persa, ma la guerra è ancora lunghissima.

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