Questa sera c’è in programma Lazio-Inter, match storicamente carico di emozioni, di gol dell’ex e capriole tristi. A quanto pare prima della partita Antonio Candreva verrà sotto la curva biancoceleste a cercarne l’abbraccio, facendo sorgere un dubbio nei tifosi laziali. Fischi o applausi? Rabbia o amore? La discussione ovviamente ha toccato anche la nostra redazione. Queste sono le nostri personalissime opinioni, ovviamente le abbiamo inserite in uno stato palesemente alcolico, cercate di capirci.
Giovanni
Ripensando ad Antonio Candreva, non riesco ad essere sicuro su cosa provo. Su cosa proverò stasera. Se vorrei fischiarlo, o applaudirlo. Perché io ne ero profondamente innamorato. Sia come giocatore che come persona. E rappresentava uno degli idoli che più avevo nel cuore, e a cui più volevo assomigliare. Non solo per le grandi qualità tecniche e fisiche di cui dispone, ma per l’enorme carattere che ha dimostrato nei suoi esordi con la Lazio. Accolto da enormi polemiche infinite, e da fischi assordanti, Antonio ha risposto con la mossa più intelligente: testa bassa, lavorare duro e sgobbare senza lamentarsi. Fino ad arrivare a quello che è stato. Dimostrando, ad un ragazzo in crisi con se stesso, che con la buona volontà, la determinazione e il duro lavoro si può ottenere qualsiasi cosa. Si può conquistare qualsiasi persona. Si possono superare tutti gli ostacoli.
E allora volevo essere come lui. Volevo essere così determinato, così pronto a mettermi in gioco per migliorarmi. Ed è per questo che ero follemente innamorato di Romoletto. Ed è per questo che ci sono rimasto così male, la stagione scorsa, quando lo vedevo molto rinunciatario. Non sembrando più lui. Chiedendo la cessione. Andandosene all’Inter. Lasciandomi con il cuore talmente a pezzi, da non riuscire più a decidere cosa provare per lui. Se ringraziarlo per quello che mi ha trasmesso, o odiarlo per la sofferenza che mi ha causato.
Glauco
Non applaudirò Candreva perché non trovo un motivo particolare per farlo. È un giocatore cresciuto con e grazie alla Lazio, squadra che ha creduto in lui dopo tanti fallimenti altrove, fiducia ripagata a suon di prestazioni nei primi anni; poi qualcosa si è rotto e ha scelto di andare via dopo una stagione egoista, indolente, opaca, giocando per se stesso e non più per la squadra. È un atteggiamento poco professionale, ma non abbastanza per fischiarlo.
Applaudirei più un Gonzalez che è sempre stato al suo posto (fin troppo) e ha sempre sudato in campo. Non merita una menzione speciale Candreva, né in bene né in male. Grazie di tutto e stiamo a posto così.
Lorenzo
Io vorrei elencare otto motivi per applaudire Antonio Candreva
-Perché è la dimostrazione tangibile che chiunque può rialzarsi e guarire da un brutto male. Ovvero tifare per gli ALTRI.
-Perché in fondo, a bellezza, ancora può insegnare qualcosa a Gabarrón (Dura la via,giovane canterano per la barbetta più bella di Tor de Cenci)
-Perché in uno dei tanti traguardi mai portati a termine (come la recente storia laziale racconta) come il terzo posto, a suon di gol Romoletto ha risposto presente.
-Perché Lazio-Palermo: gol da 35 metri.
Sotto il sette.
La pioggia.
La corsa sotto la Nord e le braccia aperte.
-Perché Lazio-Roma: punizione RIGOROSAMENTE CENTRALE, ma FORTE.
La pioggia.
Goichocea.
E in ginocchio sotto la Nord.
-Perché come solo nei film americani, o nei poemi greci, l’aquila sul petto lo ha portato dalla panchina a titolare fisso. Ed è una favola per adulti per chi ancora crede che siamo almeno un po’ artefici del nostro destino.
-Perché “Io ringrazierò sempre la gente laziale” e domenica verrà a chiedere solo un abbraccio. Come vecchi amici, di un passato lontano.
-Perché lui QUEL GIORNO C’ERA.
Con uno dei suoi non-cross. Sporchi. Brutti. E in parte è anche merito suo.
Perché di quel giorno ricorderemo, lui con la ciambella e in mutande e l’abbraccio con Ledesma:
“J’AVEMO ROTTO ER CULO”.
Martina
Io la penso esattamente come Glauco: un giocatore che ha fatto il suo, per carità, ma che è diventato “qualcuno” grazie alla Lazio, forse meritavamo qualcosa in più del suo odioso comportamento nell’ultima stagione. Personalmente gli applausi non glieli farei, ma non lo fischierei neanche. Soltanto indifferenza, perché poi fondamentalmente è quello che ha fatto lui. Sei voluto andare all’Inter per vincere? Ok, stai bene così.
Riccardo
Io ricorderò sempre Antonio per il goal al derby, da calcio piazzato sotto l’acquazzone, e per il goal a Napoli; ma non penso che si meriti niente da dei tifosi che gli hanno dato tutto. Il vero capitano della Lazio è chi dimostra la propria importanza e il proprio valore in campo, non sui giornali. Se avesse voluto davvero quella fascia non si sarebbe dovuto comportare come un bambino nel momento in cui non gli è stata data. Doveva prendere esempio da Parolo, cento volte più capitano di un Candreva qualsiasi.
Aldo
Secondo me andare sotto la curva avrebbe senso se non avesse avvisato prima, in questo modo dà come l’impressione di uno che vuole mettere le mani avanti: detto questo, credo che la Nord sul momento farà la scelta migliore, anche perché Candreva sul campo non ha mai fatto niente per meritare i fischi.
Accetto la sua decisione di cambiare aria, però non puoi parlare in conferenza stampa di salto di qualità per poi andare in questa Inter; Personalmente non lo fischierei perché gli ex da fischiare sono altri, però non sarei il primo a far partire l’applauso.
Nicola
Io credo che dovremmo smetterla di fischiare tutti i nostri ex solo perché a un certo punto decidono di cambiare squadra, ci sono giocatori che meritano fischi, altri applausi, altri indifferenza. Candreva è stato indubbiamente uno dei migliori giocatori della nostra storia recente, ha conquistato gli applausi dopo un inizio difficile e non mi sembra che abbia mai sputato nel piatto dove ha mangiato, non vedo perché debba essere contestato.
Luca
Applaudirei Candreva perché ha rappresentato un pezzo importante della storia recente. Perché è arrivato tra i fischi e gli insulti, guadagnandosi il rispetto di tutti sul campo, diventando idolo. Due foto in particolare sono la scivolata sotto la pioggia scrosciante, che ha dato il la per la vittoria della stracittadina. E l’eurogol messo a segno contro il Milan. Non lo applaudirei perché nell’ultimo periodo non si è comportato da leader, giocando per se stesso e mettendo i suoi problemi personali davanti la squadra. Triste epilogo di una storia che era giunta agli sgoccioli.
Ma per me, resterà sempre Romoletto.
Luca Grande Capo
Praticamente Luca ha già detto tutto. Io so chi era Antonio Candreva per me. Quello che era per tutti noi. Come ha saputo trasformare tutto quello che pensavo. So quanto ho gridato quando ha segnato al derby. So quanto mi ha fatto arrabbiare, gioire, esultare. So che per me Antonio Candreva non sarà mai un giocatore come un altro. Rappresenta tutto quello che sono stato, che sarò. Rappresenta il passaggio ai 30 anni. Rappresenta tutto questo. Ed è per sempre Romoletto.
Mattia
Candreva è quella ragazza che hai lasciato qualche mese fa e vorresti chiamare quando sei triste , scorri il numero in rubrica ma rifletti che non puoi e non la richiamerai mai. A volte sembra sia ancora qui, lo cerchiamo ancora in campo, sperando salvi una partita con le sue giocate… una partita che non sta giocando. Candreva è stato le punizioni millimetriche, i tiri da fuori, le bordate sotto al sette. Candreva è un pezzo di cuore per tutti ma forse per il grande bene che gli abbiamo voluto abbiamo cercato di affibbiargli una parte che lui non voleva recitare e dobbiamo farcene una ragione. Candreva lo applaudirò perché sono per il perdono ma poteva diventare una nostra bandiera e non lo ha voluto fare dunque rispetterò anche chi lo fischierà.
Federico
Personalmente mi risulta difficile pensare ad Antonio Candreva in maniera oggettiva. La sua parabola alla Lazio è stata davvero particolare: da non voluto, romanista, fischiato, a Romoletto, idolo delle folle, futura bandiera della Lazio. Il calcio è passionale, il tifoso è passionale, ma i calciatori devono essere prima di tutto professionali. Candreva in tutto ciò si è posto come un paradosso: così passionale da volere talmente tanto la fascia di capitano che, quando questa viene affidata a Biglia, reagisce in maniera quasi infantile; così poco professionale che, stizzito, gioca un’ultima stagione incredibilmente mediocre per i suoi standard, riuscendo a buttare all’aria nel giro di un anno il suo rapporto con il tifo biancoceleste, fino all’epilogo di questa estate. Difficile capire bene come reagire oggi davanti ad un personaggio simile, ma se stasera me lo trovassi sotto la curva sono sicuro che su due piedi lo applaudirei. Perché la Lazio e Candreva si sono date tanto a vicenda, hanno creduto l’uno nell’altra quando nessun altro lo faceva, sono cresciuti a braccetto in questi anni e, come in tutte le relazioni, hanno avuto alti e bassi. Ma questo non significa che non ci sia stato amore.
