“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Soprattutto al 23′. Soprattutto su punizione. Soprattutto se a calciarla è Danilo Cataldi. Danilo Cataldi è l’estate, con la macchina nuova, la radio che canta “Alta marea” di Venditti e tu che vorresti ascoltarla ma poi ti ricordi che è lo stesso autore dell’inno della Roma. C’è conflitto.
Alta marea (genoana)
Era il 15 aprile dello scorso anno e la trasferta di Genova come sempre avrebbe regalato una prestazione da Barcellona della squadra rossoblu. E una da calcetto in parrocchia per i biancocelesti. Il gol di Pandev era quotato meno dell’1×2 e infatti al 78′, il 2-1 viene firmato dallo stesso attaccante che contro le sue ex diviene un Steven Bradbury con più cattiveria. Tutto normale finché all’esultanza di gruppo si unisce Danilo Cataldi. Un colpo al cuore per il tifo biancoceleste, che mentre guardava le immagini della partita rifletteva sull’addio di Nesta, sul mancato scudetto del 1915, sulle barriere in Curva e tutti quei momenti che hanno creato una memoria di delusioni e amarezze.
Dalla pelle al cuore
Nella Lazio da quando aveva dieci anni, Cataldi diviene presto esempio della bellezza delle giovanili biancocelesti. Lui, romano e laziale. Dopo dieci anni con l’aquila sul petto, viene prestato con una lacrima sul viso, al Genoa e successivamente al Benevento con una parentesi stagionale al Crotone. In realtà lui non se ne è mai andato, perché la Lazio “sarà sempre la sua casa” come ha spesso affermato. D’altro canto, dopo l’esultanza al Marassi, i tifosi biancocelesti hanno risposto in maniera molto più colorita che “questa casa non è un albergo”. Così, dopo anni di fedeltà e amore, tutto sembrava finito, tutto sembrava perso. Perché il calcio a Roma è uno sport a parte, non è paragonabile, troppe le divergenze, troppe le sfaccettature. Il calcio a Roma non è neanche calcio, è uno stile di vita, è quella giacca che i tuoi amici continuano a dirti di non mettere ma tu, te la ritrovi addosso. Come una seconda pelle.
Danilo lo sa bene e forse proprio per questo ha deciso più e più volte di chiedere scusa sia sui social che alla stampa e adesso, in occasione del suo gol su punizione, ha chiesto scusa alla Nord. Come un figlio chiede scusa alla mamma per aver rotto il vaso col pallone. Come un figlio di questa città che ha deciso di partire per tornare più forte che mai.
Ci vorrebbe un Danilo
La Lazio targata Inzaghi è bella e avvincente, ogni tanto in calo ma sempre pronta a sorprendere. Gli innesti, sono stati più o meno funzionali e forse l’unico inappropriato e inconcludente è stato Di Gennaro. Sfortunato, infortunato e probabilmente troppo caricato di aspettative per ricoprire un ruolo importante nella stagione da cardiopalma della Lazio. A giugno verranno tirate le somme. E i giocatori in prestito torneranno alla base. Tra questi c’è anche Cataldi.
Nella stagione in corso, forse, l suo impiego sarebbe stato di grande aiuto e avrebbe portato carattere a un turnover non proprio adatto a tutte le partite. Il suo apporto alla squadra avrebbe probabilmente migliorato la condizione di alcuni “instancabili”. E probabilmente lo stesso Cataldi avrebbe potuto competere a livelli più elevati di quelli offerti dal Benevento. Alla trentesima giornata di Serie A, le sue presenze sono solo diciassette quando due stagioni fa, invece, ammontavano a ventisette con i colori biancocelesti. Inzaghi questa estate farà le sue valutazioni. Magari con Venditti in sottofondo.
“Odiarsi mai” dice sempre il cantante e forse, per una volta, si può tralasciare orgoglio e rancore, accendere la radio e dare retta all’alta marea.
