Nella vita di tutti i giorni il prefisso “anti” davanti a una parola, o ad un aggettivo, è usato comunemente. Antiruggine, antizanzare. Antiromanista. Lo diciamo spesso, noi laziali. Nell’altra sponda del Tevere è ovvio e giusto che sia il contrario. “Anti-Lazio” è uno striscione che da anni campeggia nella zona Sud dello Stadio Olimpico. Dove pullulano gli “Antilaziali”. Ce li vedreste mai in Curva Nord a cantare “Noi siamo i biancoblu?”. Ecco. Era abbastanza sorprendente allora per il tifoso laziale medio, navigando tra pagine e gruppi di fede biancoceleste, imbattersi in questi personaggi. Ce li si immaginava altrove. Un po’ come un uomo entrato per sbaglio nel bagno delle donne, o viceversa. Non è quello il suo posto. E dopo un primo momento tra stupore e imbarazzo gli si mostra (più o meno cortesemente) l’uscita.
Negli ultimi tempi le cose sembrano essere cambiate. Oggi è normale leggere, tra post e commenti di ogni gruppo o pagina inerente al mondo Lazio, le parole di tifosi Antilaziali. Di certo non farete fatica a crederci. Ma è mai possibile che tutti i romanisti del mondo stiano invadendo le nostre case via social? Nah. Ci pare troppo persino per i nostri esuberanti “amici”. La verità, nemmeno troppo sconvolgente a dirla tutta, è che c’è stata una trasformazione. È come se, attratti da uno sbrilluccicante Edward Cullen, certi (molti, decisamente troppi) tifosi laziali si siano fatti mordere tramutandosi in Antilaziali.
Oggi gli Antilaziali sono in mezzo a noi. Ci assomigliano. Mangiano come noi, camminano come noi, parlano come noi e si vestono come noi. Magari hanno ancora una sciarpa della Lazio nell’armadio con accanto la gigantografia di Sergio Cragnotti, ma non sono come noi. Appaiono come laziali ma non lo sono più. Chi è meno esperto dovrà sforzarsi per riconoscerli. Per questo vi abbiamo preparato una lista di 5 punti raffiguranti le loro caratteristiche principali:
1) Raramente si trovano al di fuori dei social
Di base gli Antilaziali vivono sui social network. È veramente difficile incontrarne uno nella vita reale, figuriamoci allo stadio. La loro somiglianza fisica con il tifoso laziale rende però complicato il riconoscimento dal solo aspetto esteriore. Probabilmente qualche temerario avrà provato l’ebbrezza di una Tribuna Tevere in promozione a 10 €, ma parliamo di poche eccezioni. Preferiscono di gran lunga divano e smartphone, dal quale far sapere a tutti quanto Marusic sia scarso.
2) Non escono se la Lazio vince
Questo è il primo vero elemento distintivo tra laziale e Antilaziale. Generalmente il laziale è felice della vittoria, sofferta o meno che sia. Non esita quindi a mostrarsi entusiasta di un evento che ad oggi facciamo fatica a ricordare. Trentadue giorni di astinenza da un successo hanno causato una proliferazione generale di Antilaziali, che invece non si palesano quando le cose vanno bene, svuotando in poche ore tutte le piattaforme web. Il pareggio il più delle volte li rende interdetti sul da farsi, ma dopo un intero mese senza i 3 punti sembrano aver sdoganato anche questo risultato.
3) Si improvvisano allenatori, dirigenti e presidenti
Ad un primo sguardo potremmo pensare che in fondo non ci sia niente di male. Quasi tutti ci improvvisiamo tattici o manager d’esperienza in effetti. Ma il tifoso laziale solitamente propone in positivo, nella speranza che Simone Inzaghi capisca (almeno prima dei 68 anni di età) di passare alla linea a 4. O che Lotito compri questo benedetto esterno destro. Per esempio. L’Antilaziale invece tende a distruggere. Puntare il dito è il suo sport preferito, non importa contro chi. Per lui sono tutti scarsi, titolari, riserve, magazzinieri. Lo staff tecnico andrebbe rifondato e con loro tutta la dirigenza. Ogni allenatore presente al momento è uno “yes man” inadeguato più di quello precedente, e così via fino a Sven Goran Eriksson. Questo ci ricollega al prossimo punto.
4) Sono nostalgici
Tendenzialmente l’Antilaziale non fa che ricordare i fasti passati. Non per forza anni migliori, persino Mutarelli e Mudingayi sono rimpianti al cospetto degli svogliati Milinkovic e Luis Alberto. E a loro volta gli stessi due mediani ai tempi di Delio Rossi non potevano che allacciare le scarpe a Liverani e Giannichedda. Il più delle volte però propendono nel rammentare la Lazio del 2000. Attenzione, sono facilmente riconoscibili perchè se interpellati sugli anni in B rispondono che “si stava meglio quando si stava peggio”.
5) Pretendono
Nonostante: non vadano allo stadio, si nascondano ad ogni vittoria della Lazio, siano essi stessi calciatori, allenatori e dirigenti migliori di quelli attuali, gli Antilaziali pretendono. Pretendono di vincere ogni partita e il posto in Champions. Pretendono il salto di qualità e giocatori da Real Madrid, prima di tornare ad essere laziali. Il loro Anti-tifo può essere guarito solo da una grande Lazio, una Lazio capace di far sognare. (NB: utilizzano spesso la parola “sognare”, generalmente vicina a “Lotito”).
È complicato capire il perchè di questa trasformazione. Forse quegli anni magici per quanto irreali a cavallo tra i due secoli, hanno cambiato qualcosa. Forse la Lazialità ha smesso, per quelli che oggi definiamo Antilaziali, di essere una fede cieca e pazza in una Polisportiva per storia e valori di gran lunga più grande di risultati e trofei. L’Antilazialità è probabilmente l’essere laziali solo quando si lotta per i primi posti. Forse molti non si riconoscono più in una società che non li fa sognare. Chissà cosa ne penserebbero i 62.000 dell’Olimpico ad 8 minuti dalla Serie C. Magari è colpa dei social network. Delle pay tv. Noi questo non possiamo saperlo.
Sappiamo però di poter contare solo sui laziali.
Una specie in via d’estinzione.
Articolo a cura di Francesco Mattogno





