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Angelo Peruzzi: ancora che stamo PELLARIA

Quando sei piccolo e inizi ad affacciarti nel mondo dei grandi, ti porti dietro tante paure e incertezze, quella sensazione di non potercela fare da solo e di non sentirti al sicuro.

Quel periodo della vita in cui non hai neanche un pelo sul tuo corpo, mamma ti corre appresso con la cucchiarella, e tu corri a tua volta per casa, riesci a chiudere la porta della tua camera sempre all’ultimo secondo, lasciando tuo fratello in pasto ai leoni.

Ti senti grande perché cominci ad andare da solo a scuola ma un po’ te la fai sotto comunque, quindi nonno dal balcone ti controlla sbirciando, ma tu non lo saprai mai.

Tra le tante paure e insicurezze di quel periodo, in cui prendere un “buono” a scuola poteva portare alle folle imprecazioni di tuo padre, ricordo che c’era una sola cosa che mi trasmetteva fiducia e sicurezza, che non mi faceva sentire mai solo, che mi proteggeva sempre le spalle : Angelo Peruzzi.

Ancora che stamo PELLARIA.

Se la conoscete, bene, se non la conoscete, correte ad aggiungerli alla vostra playlist che Coez e Calcutta hanno bisogno di una mano.

Angelo non aveva esattamente il fisico di Van der Sar, né lo stile da belloccio di Pagliuca, ma questo non importava, anzi.

Perché a me i supereroi non avevano mai fatto impazzire, e se proprio avessi dovuto sceglierne uno, beh, quello sarebbe stato Angelo.

Peruzzi aveva una forza esplosiva fuori dal normale che gli consentiva di tuffarsi con una rapidità pazzesca verso il pallone, proprio nel momento in cui i tifosi avversari già stanno gridando al goal.

Attenzione, contiene Gatti e Milanese.

Con Angelo in porta, hai sempre la sensazione che la tua difesa sia blindata, inespugnabile… che se gli avversari segnano è perché so stati bravi loro, non c’è niente da fa’.

Peruzzi, posizione, riflessi, personalità: la “parata perfetta”

Sono i 3 capisaldi con il quale il Cinghialone di Blera ha costruito la sua carriera.

Sì, perché nulla nasce dal caso e nonostante le sue innate doti, Angelo esprime in un trionfo coreografico tutto quello che un portiere dovrebbe imparare per diventare grande.

Il posizionamento nei tiri ravvicinati è tempestivo, agile, un moto perpetuo. Quando la palla entra in aria, Peruzzi la fissa concentrandosi su tutte le traiettorie possibili che potrebbe seguire in caso di tiro.

La studia, come un leone (o un cinghiale in questo caso) scruta la preda, aspettando il momento giusto, quel millesimo di secondo giusto per tuffarsi.

Tutti quei piccoli impercettibili passettini che fa, non sono che la costruzione di un progetto specifico, chiamato “parata perfetta”. Allo stesso modo, grazie alla sua miracolosa presa e alla prestanza nelle braccia ( si dice sia cresciuto nei fiumi, pescando a mani nude) riesce a neutralizzare spesso bordate fulminee da lontano che scalfirebbero i guanti di molti altri portieri pronti ad una parata plastica da postare nelle stories su Instagram.

Ad Angelo questo non importa, lui sa essere bello e spettacolare ma solo quando serve, e allora tira su le due manone e blocca quella mina, lasciandoti scioccato per qualche minuto.

I riflessi sono una dote innata che Peruzzi ha capito come sfruttare, grazie alla sua immensa tecnica.

Quando la palla sta per arrivare, nella sua testa ha già calcolato tutto: le possibili deviazioni dei difensori, l’impatto col terreno umido o asciutto, il vento che soffia a Nord, il piccione che potrebbe passare di lì e l’angolo di rotazione del pianeta Terra.

La cosa che si poteva notare anche da fuori era il fatto che tutto il reparto difensivo si sentiva tranquillo e lo seguiva a spada tratta: un’altra sua importante qualità, fondamentale per un portiere, era quella di farsi sentire anche con le parole, caricare e incitare la squadra.

Quando la Lazio era in proiezione offensiva, non era raro trovarlo addirittura nel cerchio di centrocampo a dispensare consigli di posizionamento e nessuno si permetteva di dire niente, tranne mio fratello che a 4 anni appena compiuti cominciò ad urlare dalla tribuna tevere : “PERUZZI TORNA ‘N PORTA!”.

Ad Angelo non gliene poteva frega’ de meno di niente, l’antidivo per eccellenza che dopo un errore appena fatto (pochi a dir la verità) accennava una smorfia sorridente sul suo viso, quasi a dire: “Ao’, mo vabbè che vabbè ma mica posso prenderle tutte”.

Così antidivo, così laziale, tanto che dopo poco tempo, tutti avevano già dimenticato i suoi trascorsi giallorossi.

192 Presenze, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana nelle sue 7 stagioni con l’aquila al petto.

In tutto questo, si è sicuramente meritato la vittoria del Mondiale del 2006, un anno prima del suo ritiro, pur senza scendere in campo nemmeno un minuto.

Molti compagni di squadra ne hanno esaltato le sue doti da leader all’interno dello spogliatoio e addirittura Buffon, che è stato probabilmente l’unico italiano a rimanere qualitativamente superiore a Peruzzi nei suoi anni di attività, menzionò il fatto che quasi gli dispiaceva che uno come Angelo stesse in panchina per far giocare lui.

Peruzzi: il nuovo ruolo di Club Manager

Da alcuni mesi Angelo è tornato ad abbracciare i tifosi biancocelesti nelle vesti di Club Manager, ovvero una sorta di collante tra società e giocatori, cercando di andare a chiarire tutte quelle situazioni spinose che possono crearsi all’interno dello spogliatoio.

Ha già avuto modo di “farsi sentire” come in occasione dell’ultimo derby di campionato in cui Totti in un’intervista diceva: “La Lazio? E’ una squadra che sul campo cerchi sempre di distruggere”.

Non tardo la risposta di Peruzzi che in pieno stile Lazio replicò:

A volte ci sono degli slogan anche per caricare lo stadio. E’ una partita molto sentita, ma non stiamo qui a parlare di distruggere, pensiamo a fare la partita e a vincerla».

Quello che possiamo dire al riguardo, è che uno come lui sembra assolutamente il profilo giusto per essere in carica in questo ruolo.

Una persona che incarna un calcio di altri tempi, mai stato al centro dei Gossip e che ha sempre semplicemente fatto il suo, con ironia, tenacia, intelligenza, alzando l’asticella del limite, portando la sua mente oltre al suo fisico.

Con l’augurio che possa “raddrizzare” i capricci dei giovani Golden Guys biancocelesti, anche se in giacca e cravatta ci fai quasi sorridere, lasciandoci immaginare che il suo fisico da cinghialone possa spaccare il completo Armani per volare ad acchiappare un qualsiasi pallone diretto sotto al sette. #pellaria

 

 

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