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I 7 motivi della sconfitta con il Genoa

La sconfitta patita dalla Lazio lunedì sera ha avuto più o meno lo stesso impatto di un cenone natalizio/pranzo di ferragosto sul nostro fegato (e sulla nostra coscienza) il giorno dopo. Sono passate ormai 48 ore eppure non l’abbiamo ancora digerita, mentre almeno ai cenoni ci si diverte.

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Invece dopo Lazio-Genoa sembra diventato improvvisamente tutto triste e nero. Anche il cielo di Roma non l’ha presa bene a quanto pare. Ma davvero la situazione è così tragica? Dobbiamo proprio tirare in mezzo le polemiche, gli insulti ai giocatori, le analisi apocalittiche sul destino che attende la nostra amata Lazio da qui a maggio?  Potremmo semplicemente prendercela con la (mala) sorte e scaricare la rabbia contro l’entità astratta “Genoa bestia nera”. Oppure rivolgere i nostri pacifici pensieri a personaggi e fatti puramente casuali, del tipo: Ballardini; Pandev; gli infortuni; Borriello che segnava regolarmente contro di noi a ogni maledetto Lazio-Genoa; noi che dominiamo e loro che vincono; noi che giochiamo e loro che ci rompono (letteralmente); Cataldi che esulta come un ultras della gradinata nord qualsiasi; Laxalt che non segna mai e contro la Lazio ne fa due per andare sul sicuro, etc.

Insomma, tutte cose belle no? In fondo tutto era apparecchiato (a proposito di cenoni) per assistere alla più classica delle partite stregate. Ecco a voi i 7 motivi reali per i quali abbiamo perso. Sette come i peccati capitali. Sette come le lingue usate per imprecare al gol subito nel recupero, quando un po’ tutti speravamo invece di vincere.

1) STANCHEZZA

Partiamo col dato più lampante e che desta maggiori preoccupazioni. La Lazio di queste ultime uscite è apparsa una squadra in leggero calo fisico. In netta controtendenza rispetto a quanto fatto vedere finora (la Lazio è stata spesso e volentieri superiore atleticamente agli avversari prima ancora che tecnicamente), le partite contro Milan e Genoa hanno segnato un cambio di rotta in questo senso. Il tour de force partito dopo la sosta con una partita ogni tre giorni sta levando energie a giocatori che hanno spinto tanto sull’acceleratore. Visto che questo tour de force è appena all’inizio e che il meglio deve ancora venire, l’augurio migliore che ci possiamo fare è quello che il calo fisiologico sia solo temporaneo.

2) FATTORE MILINKOVIC

Milinkovic-Savic è un giocatore insostituibile in questa Lazio. Determinante sia sul piano fisico che su quello tecnico, il gigante serbo rappresenta uno sfogo sicuro del gioco biancoceleste in ogni momento e in ogni situazione. Quando c’è è un fattore assoluto. Quando non c’è lo è forse ancora di più. Capito sceicchi?

3) FATTORE PANDEV

Com’è simpatico Goran Pandev? Pandev gioca contro la Lazio con una rabbia che va oltre Lotito e il trattamento ricevuto ai tempi che furono. Pandev gioca contro la Lazio come un giocatore finito che all’improvviso rinasce. Più forte di quello che ricordavamo. Più forte di tutti proprio. Lunedì sera è stato onnipotente: cattiveria, tecnica, gol, corsa (corsa?!?), furbizia, rabbia, insulti e simulazioni. Eppure una volta eravamo amici…

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4) ATTACCO PREVEDIBILE-DIFESA RIVEDIBILE

Questo punto può essere letto anche come logica conseguenza del punto 1). Sotto il profilo prettamente tecnico quella offerta contro il Genoa è stata davvero una brutta prestazione. Manovra piatta, possesso di palla sterile, grandi distanze tra i reparti e scarsa solidità. La sensazione è che quando non gira Luis Alberto lì davanti si fa enorme fatica a creare limpide occasioni da gol, e lo stesso Immobile ne risente tanto.

L’altro lato della medaglia è invece – come al solito – quello meno brillante. In difesa la Lazio balla tremendamente e subisce troppo (tra le squadre al vertice è di gran lunga quella con più gol al passivo). Tra svarioni dei singoli e sbagliate letture di reparto quella difensiva è evidentemente la fase di gioco sulla quale lavorare di più per restare ai vertici fino alla fine della stagione.

5) LE COLPE DI INZAGHI

Questo è il punto più delicato. Simone Inzaghi ha delle responsabilità per la sconfitta subita? Certo, e lo ha ammesso lui prima di tutti. Simone Inzaghi può essere ragionevolmente messo al centro delle critiche per questo periodo poco brillante che sta attraversando la sua squadra? No.

Fermandoci solo alla partita con il Genoa possiamo probabilmente sostenere che poteva essere cambiato qualcosa a livello di modulo per disordinare un piano gara avversario che si è rivelato sin da subito efficace. O che potevano essere fatte scelte diverse a livello di sostituzioni, con Felipe Anderson e Nani che – sul risultato ancora fermo sul pari – hanno inevitabilmente finito per sbilanciare troppo (senza apportare nulla di concreto in termini offensivi) una Lazio già apparsa sfilacciata e vulnerabile alle ripartenze dei Grifoni. Forse un altro attaccante fisico e ingombrante come Caicedo avrebbe potuto dare qualcosa di diverso, quantomeno in termini di occupazione dell’area di rigore.

Tutto giusto col senno del poi, ma fermiamoci qui e guardiamoci indietro prima di sparare sentenze sul mister.

ENTUSIASMO DOVE 6)

Ok. Abbiamo giocato lunedì sera, inizio febbraio, col freddo sulla pelle e la morte nel cuore per l’inizio di una nuova, spettacolare settimana. Ma non vi pare che questi ragazzi, in generale, meritino più calore, più sostegno e più gente?

I giocatori della Lazio in certi frangenti della partita sono apparsi talmente spenti da far venire il dubbio che avessero giocato appena il giorno prima. A rugby.

7) LA(VAR) PERDONA, LA(XALT) NO

Questo non è propriamente un motivo che spiega la sconfitta col Genoa, ma è una frase figa che potrebbe essere esibita come motto su uno stendardo nella gradinata nord del Marassi da un Cataldi qualsiasi. Si scherza.

Un periodo di appannamento ci può stare. Le critiche ragionate anche. Ma non cominciamo coi soliti discorsi catastrofici. Ripartiamo insieme, lottiamo insieme a loro. Siamo laziali: se pensavate di essere già in Champions con le pantofole, avete sbagliato squadra.

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