E’ psicosi: nessuno si abbraccia più per esultare a un goal della Lazio, i giocatori durante le sostituzioni non si battono più il cinque per evitare contatti, Lotito vorrebbe mettere sotto contratto Mascherano per proteggere la squadra, solo a Leiva non frega niente. Leiva continua a menare gli avversari e non teme il contatto.
Il Coronavirus sta spaventando la popolazione italiana più della Lazio che insegue il sogno Scudetto, ma solo noi laziali sappiamo cosa significa avere veramente paura di qualcosa; qualcosa che è sicuramente più grave di questa malattia…
1. Un’ammonizione
Paradossalmente peggiore di un’espulsione, ci tiene incollati al televisore a sbirciare con la coda dell’occhio la parte in basso per capire se Inzaghi ha già mandato a scaldare un sostituto oppure si è sentito male alla vista del cartellino giallo. Insomma: ci è capitato spesso di gridare “Ma non c’è bisogno di ammonirlo, eddai non gli ha fatto niente” ma mai di urlare “Coronavirus, non c’è bisogno che mi attacchi, eddai non ti ho fatto niente”
2. Il mercato di gennaio
Lo aspettiamo, lo temiamo, lo seguiamo, e poi ne rimaniamo delusi perché puntualmente non arriva niente, nemmeno i croccantini nuovi per Olympia. Ci è capitato spesso di dire “Per favore, fa che sia l’anno buono per comprare qualcuno” ma mai “Per favore, fa che sia l’anno buono per comprare l’Amuchina”
3. L’ultima giornata di campionato
Era nato tutto come un gioco, era nato tutto come un “pensa se” seguito da grasse risate. Ma ora più ci pensiamo più ci vengono i brividi, più la Lazio continua arrogantemente a vincere e più noi laziali, pessimisti dalla nascita, ci facciamo film mentali con la Roma che si scansa contro la Juventus, il Napoli che vende cara la pelle, il ritorno degli striscioni “Oh nooo” e noi che cadiamo in depressione. Poi, per fortuna, siamo così pessimisti da essere convinti che a fine campionato avremo 35 punti e lotteremo per la salvezza, altro che Scudetto. Ci capita di pensare “Vedrai che verremo fregati all’ultimo” ma mai “Vedrai che sarò l’ultimo contagiato”
4. Acerbi in panchina
Non siamo abituati a non vederlo giocare, di solito quando leggiamo la formazione ufficiale che scenderà in campo saltiamo quel ruolo tanto siamo certi della sua costante presenza. E invece contro il Genoa va in panchina lasciando il posto a Vavro, v’avrò detto mille volte che non mi fido di lui…e lasciando dentro di noi un vuoto immenso. Ci siamo preoccupati con un “Acerbi torna presto” ma mai con un “Acerbi mettiti la mascherina”
5. Luis Alberto che si tocca la coscia
Non deve nemmeno guardarla, altrimenti nascono in noi i peggiori terrori della nostra vita: riusciamo a intravedere uno stop di sei mesi, l’addio al calcio dello spagnolo, lo Scudetto che se ne va in silenzio come Berisha a gennaio e un goal di Immobile, che tanto quello ci sta sempre. Di solito quando vediamo Luis Alberto toccarsi la coscia pensiamo “Oh cazzo”, se invece vediamo qualcuno tossire ci limitiamo a un “Oh caspiterina”
6. La sospensione del campionato
“Ao, dai, pe’ ‘na volta che le cose annavano bene, dannato Coronavirus non potevi aspettà giugno?”
