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5 situazioni quotidiane in cui invocare Luis Alberto

Sì, lo sappiamo. Non serve ricordarcelo tranquilli. Nominare il nome di Dio invano è peccato. Punto. Lo dice un comandamento scritto su delle tavole consegnate a Juan Francisco Romero Alconchel (un tipo strano che affermava di essere un discendente diretto del Santissimo, wow, ok) sul Monte de la Cruz di San Josè del Valle. Storia nota, andiamo avanti.

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Lo so! Che lo sapete. Lo so! Ho capito, ho afferrato il concetto”.

Bene. Però converrete con Laziocrazia che ci sono dei casi quotidiani in cui invocare il Signore può essere utile. Inzaghi lo ha sfidato, ad esempio, facendolo accomodare in panchina per quasi un’ora in Lazio – Celtic. Eretico senza Dio. Ma ehi, Luis Alberto non è un tipo rancoroso.

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Per noi che invece siamo suoi devoti seguaci, El Diez biancoceleste non avrà remore nel venirci incontro per darci una mano anche dinnanzi alle piccole difficoltà alle quali ci mette di fronte la vita. Come queste cinque.

Passarti la carta igienica

Quante volte. Quante. Tu ti metti lì seduto, comodo. Scorri con il dito la home di qualsiasi social abbiano inventato – perché, d’altronde, a che servono se non ad andare di corpo in pace? (oggi ci sentiamo politicamente corretti, sarà l’aura divina che ci circonda, ndr) – ridi per un meme stupido di Top&Flop e sul più bello volgi lo sguardo alla tua sinistra: Noooooooooooo! È finita la carta!

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La situazione si aggrava all’estero, specialmente in caso di: viaggi studio che comportano l’essere ospitati in appartamenti trasandati; soggiorni in hotel lussuosissimi 5 stelle che hanno anche le maniglie placcate d’oro ma il bidet in ceramica no, cazzo, quello mai (cosa dicevamo del politicamente corretto?); capatine d’emergenza al bagno della stazione che, nella foga del momento, ti fanno dimenticare di controllare il porta carta igienica. E hai pure scordato i fazzoletti, così, perché ti senti particolarmente sfigato quel giorno. Sì comunque, quest’ultimo scenario è plausibilissimo anche in Italia.

Ma non c’è problema. Con cinque acclamazioni da stadio (quelle dopo un gol: “Ha segnato l’aquila con la maglia numero 10, Luissss….Albertooooo”. Ecco, quelle) e dieci rewatch consecutivi di un qualsiasi video – di almeno 3 minuti e 50 secondi – di “Luis Alberto skills e goals” il gioco è fatto. Lo spagnolo si materializzerà a 11 metri dalla porta del bagno e con un destro a giro in no-look riporrà la carta la suo posto. Non sentirti in imbarazzo, per le divinità il concetto di nudità è relativo.

Saltare la fila alle poste

Hai un impegno inderogabile ma prima devi obbligatoriamente passare alle Poste per pagare un bollettino inutile? Quello della nonna, che non ha dimestichezza con il computer né interesse a cambiare stile di vita. Tanto che le frega, ci vai tu. Perfetto, ovviamente una volta arrivato farai fatica anche solo ad aprire il portone d’ingresso perché la fila, composta da altre centinaia di schiavi come te, sarà quasi sul punto di collassare.

Mettiamo la foto di una kebabberia in Medio Oriente per rendere l’idea. E perché non ne avevamo altre.

In quel caso la mancanza di spazio e di ossigeno ti impedirà di visionare YouTube e al contempo ti costringerà ad agire in fretta, l’aria sta esaurendo. L’unica cosa che potrai fare dunque è pensare intensamente ai migliori passaggi filtranti di Luis Alberto (come questo al minuto 0:25) con la maglia della Lazio. Il Mago ti verrà in soccorso donandoti un paio di minuti di visioni idilliache, pertugi di cui è impossibile accorgersi a occhio nudo. Sguscerai così via fino al bancone dell’impiegato postale senza che nessuno si sia reso conto di nulla. Magico, no?

Rimorchiare

Ok, adesso El Mago sta dando il meglio di sé arretrato nel ruolo di mezzala. È vero. Ma ammettiamolo, dai, quanto era bello in coppia con Immobile due anni fa? Luis Alberto era la spalla perfetta, la metà combaciante di quello che la mette sempre in buca. Ci siamo capiti.

Abilissimo nel fornire assist, nel momento del bisogno ti basterà guardare gli highlights di Juventus-Lazio 1-2 del 14 ottobre 2017 per farlo apparire di fianco a te al bar. Lui, disinvolto e senza esitazioni – è una divinità, che ti aspettavi? – ti farà scavalcare la barriera della timidezza con una sola frase: “Lo conosci *tuonome* ?”. E il gioco è fatto.

Distrarre i tuoi genitori

Sono le quattro di notte. Che poi sarebbero le quattro di mattina, ma pensarci acutizzerebbe il tuo senso di colpa. Abiti al sesto piano di una palazzina senza ascensore, costruita probabilmente solo per torturarti proprio quando torni a casa ubriaco, marcio. Ti trascini per le scale e ti sembra di volare, quando in realtà stai facendo un casino assordante dondolando tra il muro e il corrimano mentre sbatti i tuoi scarponi sugli scalini come un carpentiere. La frittata è al completo non appena arrivi al portone: le chiavi sbattono come maracas e il buco della serratura ondeggia soave mentre ti impedisce di aprire quella stramaledetta porta, che alla fine si spalanca. E ti mostra nell’oscurità quella che – non sai nemmeno tu in che modo – riesci a distinguere come la sagoma di tuo padre.

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In questo caso non c’è bisogno di chiamarlo. Sarà Luis Alberto, avvisato dal Bar-Segnale, a impossessarti di te per passare indenne il muro di cinta che ti si è parato di fronte.

Interdetti, tuo padre e tua madre (che si era appollaiata minacciosa alle sue spalle) ti lasceranno passare con il dubbio che fosse tutto un sogno. Grazie Luis.

N.B. Questa funzione è valida anche tornati con un brutto voto da scuola.

Fare la lavatrice

Va be. La casa dei genitori, la scuola, tutto ok. Ma poi quando si cresce? Andare a vivere da soli è il grande passo, un salto nel mondo delle responsabilità. Dal lavoro, alla cucina, le faccende di casa. Oddio, le faccende di casa. Ma come si fa la lavatrice? Quell’aggeggio incomprensibile e programmato dal demonio in persona ti farà impazzire. Centrifuga sì, centrifuga no. Trenta, quaranta, novanta gradi, bianchi scuri, colorati è impossibile! Ok?!?

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Quindi Luis Alberto correrà in soccorso impostandoti il programma giusto. Perché? Non c’è un perché, non serve nemmeno invocarlo per sfruttare una sua dote particolare. Basta essere devoti e soprattutto non lasciarlo in panchina nella partita più importante dell’Europa League. Vero mister?

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⏹ #LazioCeltic 1-2 Full time at Stadio Olimpico!

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Questo è anche il motivo per cui Inzaghi ha tutti i panni rosa o ristretti, ed è costretto a indossare la stessa giacca e cravatta da inizio stagione. Spiace.

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