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1987, quando la nostra storia cambiò

Voci dall’inferno

Che razza di caldo infernale fa oggi? L’afa mi sta incollando a questo sedile. Non vedo l’ora di arrivare al mare e tuffarmi in acqua con i vestiti addosso.

E così, anche questa estate sta per finire. Meglio. Alla radio sempre le solite canzoni, e quante chiacchiere. Aspetta un attimo, papà alza il volume, parlano di Lazio adesso. Altri guai? Basta guai…non se ne può p  <<…mentre alla Lazio è stata inflitta una penalizzazione di 9 punti da scontare nel prossimo campionato di Serie B.>> 

E ora che succede? Non sappiamo se essere felici o ancora incazzati. Voglio dire, qualche settimana fa eravamo in C1, ma 9 punti sono davvero tanti.

La macchina si muove per inerzia, adesso. Si respira pesante aria di tragedia e quest’afa maledetta non aiuta di certo a mitigare la rabbia. Papà non dice niente e, quasi rassegnato, cambia stazione. Punta dritto all’orizzonte sfuocato, alza ancora un poco il volume e spinge il piede sull’acceleratore.

In trincea

Ha parlato il mister oggi prima dell’allenamento. Ci ha fatto proprio un bel discorso, ha ragione: chi non se la sente deve andarsene! Perché mai come quest’anno abbiamo bisogno di formare un blocco unito, una vera banda di uomini con le palle. Solo così possiamo rimontare e compiere l’impresa.

Dura sarà dura, ma insieme ce la possiamo fare. Per questo il mister ci ha guardato dritti negli occhi e ha scavato nelle nostre anime per vedere quanta convinzione avrebbe trovato.

 Sì, proprio come un sergente che passa in rassegna le sue truppe.

Muoversi lenti nella palude

Bevo il mio caffè e sfoglio il giornale, in piedi davanti al solito tavolino all’angolo. Il barista mi guarda e mi chiede come la vedo. È laziale come me, il sabato mattina mi fa sempre la stessa domanda: <<Tu come la vedi?>>

Solo che questa volta è diverso, non trovo le parole giuste per rispondere, perciò mi limito a un’onesta e insignificante alzata di spalle. Vorrei poter parlare solo di cose belle e un po’ frivole, tipo la bellezza infinita della maglia di quest’anno con quell’aquila in bella vista e quei colori così intensi. Vorrei poter rivendicare con orgoglio la passione di un popolo che riempie lo stadio ogni domenica, nonostante tutto. E vorrei parlare normalmente del più e del meno, di quanto sta facendo bene quel giovane difensore e di quanto meritavamo di vincere domenica scorsa in trasferta. 

E invece <<tu come la vedi?>>. Qui sembra di stare su un’altalena. A un certo punto siamo stati su fin quasi a sfiorare il cielo, poi ancora giù a dimenarci in un terreno fangoso che non ci appartiene. Il -9 è già un ricordo, che chissà come conserveremo in futuro. Fardello insostenibile alla lunga o solo un passaggio più aspro lungo il cammino verso la nostra gloria?

Finisco il mio caffè e sfoglio il giornale. Leggo notizie lontane che parlano di una guerra un po’ meno fredda. Il mondo sta cambiando mentre la mia Lazio lotta per non morire.

Come la vedo? Se tutto va bene resteremo vivi.

E all’improvviso la porta davanti

Oh, ma questo portiere le prende tutte? Dal Bianco, riesco a leggere da dietro il tabellone. Mai sentito prima, ma sembra davvero un gigante oggi.

Che spettacolo però, siamo tantissimi. Tutti dalla stessa parte in un tripudio di bandiere biancazzurre, oggi c’è solo un risultato. Ma il tempo passa lo stesso e, indifferente, ci sta mandando direttamente in C.

Devo essere ancora più veloce nel raccogliere i palloni che mi passano vicino e buttarli subito in campo per far ripartire l’azione. Vorrei giocare anche io, chissà se un giorno ci sarò anche io lì in mezzo davanti a tutta questa gente.

Otto minuti alla fine. E stiamo attaccando, ancora.

Otto minuti alla fine. E la partita non si sblocca, non ne vuole sapere la palla di gonfiare quella maledetta rete.

Otto minuti alla fine. E il cronometro sembra scorrere più veloce adesso.

Stringo forte un pallone sotto un braccio, con i piedi rigidamente piantati sul tartan della pista. Ora il frastuono della curva si è trasformato in un’eco lontana che mi sfiora le spalle.

Acerbis crossa in mezzo al caos un pallone senza troppa convinzione. Niente, la difesa del Vicenza respinge anche questo. Ma recuperiamo subito il possesso al limite dell’area e l’assedio può continuare. Adesso mi sto muovendo lateralmente senza volerlo seguendo il flusso dell’azione. Mi allargo come sta facendo Podavini sul lato opposto dell’area di rigore. Quando parte un tiro cross innocente mi accorgo di avere la bocca semi-aperta e il fiato corto. Cuore a mille. Intorno tutto fermo.

Poi un giro di valzer sul pallone, arpionato con la stessa foga agonistica che un ragazzino di periferia sa mettere nel calcio di strada. E all’improvviso la porta davanti, il portiere è sempre il gigante di prima ma questa volta la porta è più grande.

Una zampata. Di punta. Quasi all’ultimo momento, in apnea poco prima di scoppiare.

Mi ritrovo a correre dietro l’uomo che ci ha salvato, sotto la curva. Abbraccio tutti e inseguo quella maglia così bella, mentre intorno tutto è tornato in vita.

Nicola Cicchelli

 

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