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Vitesse-Lazio: l’ultimo ponte, ormai superato

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Arnhem, letteralmente “casa delle aquile”, è la città che la scorsa notte ha ospitato la Lazio per la sfida contro il Vitesse. Arnhem però non possiede solo il Gelredome, lo stadio del Vitesse e del maggior numero di concerti nella regione olandese (Bon Jovi, Britney Spears, Madonna, Sting, AC/DC) ma anche uno dei più feroci campi di battaglia della seconda guerra mondiale. Difatti, proprio sul ponte mostrato in foto, le truppe alleate vennero sconfitte nell’operazione “Market Garden” contro i corpi d’élite delle SS naziste.

Sarà che la squadra capitolina, guidata dal condottiero Simone Inzaghi, probabilmente credeva che dopo 73 anni dall’operazione militare, l’idea di resistenza non fosse più presente nella cittadina olandese. Eppure la squadra di Henk Fraser non si è solo dimostrata capace di difendersi dall’avanzata biancoceleste ma anche di avere una controffensiva più che notevole. 

Dopo trentatré minuti è proprio la formazione olandese a siglare la prima delle tante reti: Matavz, eroe dei tifosi locali, sfrutta un bel cross dal fondo per portare in vantaggio la sua squadra. Il primo tempo, un pò a sorpresa, si chiude cosi. Inzaghi capisce di aver sottovalutato gli avversari, decisamente migliori delle aspettative. La linea difensiva della sua squadra vacilla non poco e nel secondo tempo avrebbe continuato a destare problemi.

Venti minuti più tardi, precisamente al 51′, Marco Parolo, capitano della banda laziale, pareggia con un tiro da fuori area che ha dell’incredibile visti i rimpalli che si sono susseguiti fra loro. È 1-1 al Gelredome. I tifosi sono in visibilio, la Lazio sembra aver ripreso il piglio giusto quando al 57′ con un azione simile a quella che ha portato il Vitesse in vantaggio, Linseen, segna il gol del 2-1. Tutto da rifare per la Lazio che decide di adoperare tre cambi ravvicinati fra loro: entrano Immobile, Milinkovic e Lulic. Tre giocatori di forte esperienza che avrebbero dovuto riportare speranza, vigore e volontà fra le file biancocelesti.

Cosi è, visto che l’ingresso dei tre porta al pareggio al 67′ con il gol di Ciro Immobile, leader indiscusso davanti alle aree avversarie, che sfruttando il meraviglioso assist di tacco del suo neo compagno Caicedo, riporta in equilibrio la gara.

Gara sbloccata nuovamente dalla Lazio al 75′ con un gol di Murgia che come in Supercoppa, contro la Juventus, portò il risultato sul 3-2. La prima partita europea della Lazio targata Inzaghi si conclude così, con un finale rocambolesco. L’ultimo ponte è stato superato. Lo shock del secondo anno che ha sempre accompagnato la squadra biancoceleste sembra ormai un ricordo lontano: questa Lazio ci crede, ci spera, ci lotta. Recupera e stravolge come un fiume in piena. Non sembra neanche di parlare della stessa squadra che due anni fa fermava il suo cammino in Europa perdendo in casa contro lo Sparta Praga con un clamoroso 0-3. Probabilmente è perché la squadra è cambiata, la tifoseria è di nuovo allo stadio a sostenerla e in trasferta a far sentire la sua voce, il calcio mercato estivo sembra anche promuovere la dirigenza che fino a qualche sessione fa regalava promesse più che talenti. Oggi, un nuovo giorno è sorto. La Lazio conquista Arnhem e mostra alle altre squadre del girone, nonché al Genoa per la partita di domenica prossima, che dove osano le aquile non c’è spazio per nessuno.

Articolo a cura di Riccardo Piazza

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