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Stefan de Vrij: Orange is the new/old biancoceleste

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In Olanda sono bravissimi a costruire dighe. Lo fanno da secoli, per una semplice ragione: la sopravvivenza. Da sempre strappano al mare la terra su cui vivono grazie a queste possenti dighe. E questo si riflette anche nel loro carattere: sono resistenti a tutto. Proprio come le loro dighe. Ad esempio, Tom Dumoulin ha recentemente vinto il Giro d’Italia resistendo proprio a tutto: attacchi intestinali, avversari formidabili, e persino l’esser messo in difficoltà dalla propria squadra. Resistenza che ha dimostrato anche Stefan de Vrij, nel ritornare al suo posto. Quello di leader indiscusso e incontrastato della retroguardia della Lazio. Talmente indiscusso che questa indecisione sul rinnovo gettano un’ombra nera, nerissima sul futuro. Perchè rischiamo di perdere la diga che ci protegge da tre anni.

Una sorpresa mondiale

2014. Estate. In Brasile si stanno giocando i Mondiali di Calcio. E la prima partita del gruppo B, il 13 giugno, è la rivincita della finale di quattro anni prima. Spagna-Olanda. Stefan inizia male, quando alla Spagna regalano un rigore per un suo presunto contatto su Diego Costa. Ci pensa poi Robin Van Persie a rimediare, segnando un gol alla Aldo Baglio:

Da lì in poi l’Olanda dilaga. 1-5 il risultato finale, e il terzo gol lo segna proprio Stefan de Vrij, sugli sviluppi di un calcio di punizione. Mostrando quella che forse è la sua migliore capacità: la lettura del gioco. Infatti l’Olanda gioca bene, e Stefan convince sempre più. Si rivela il pilastro fondamentale della difesa. Una diga.

Gioca sempre bene, con una sicurezza che sembra innaturale per un ragazzo di 22 anni. Ragazzo che, tuttavia, è stato il più giovane calciatore ad essere capitano della sua squadra, il Feyenoord. Feyenoord che tuttavia deve respingere le mire delle altre squadre sul suo gioiello. Squadre come Chelsea, Bayern Monaco e Manchester United. E anche la Lazio. Che sembra essere in seconda fila, rispetto a queste altre squadre più blasonate. E invece non è così. Perchè, dopo essersi fatta soffiare Astori dalla Roma, la Lazio a sorpresa annuncia l’ingaggio del giovane difensore. Sorprendendo anche per la cifra spesa: circa 8,5 milioni. Dimostrando così che è stato un acquisto pensato da tempo. Perchè una cifra così, per un giocatore che tanto ha impressionato ai Mondiali (tanto da essere nominato il miglior difensore), è davvero molto bassa.

E Stefan sembra pronto per la Lazio. Pronto a diventarne la diga.

Una diga orange

Eppure l’inizio non sembra completamente dei migliori. C’è sì il gol al debutto in Coppa Italia contro il Bassano (il gol del momentaneo 3-0), ma la prima partita di campionato si è a San Siro contro il Milan. E la difesa alta che mister Pioli schiera viene fatta a pezzi dal contropiede dei rossoneri. Stefan viene bruciato in velocità sul primo gol, e causa il rigore del terzo gol. Un impatto con il calcio italiano devastante.

Anche perchè due giornate dopo perde per il suo compagno di difesa, quel Santiago Gentiletti che sembrava proprio il giocatore ideale per affiancarlo. E in aggiunta, colleziona anche la sua prima espulsione. Come debutto, poteva andare meglio. Ma se c’è una cosa che non abbiamo mai imparato a fare, è non giudicare un giocatore dalle prime partite. Perchè è come giudicare un libro dalla copertina.

Perchè oramai de Vrij ha preso le misure al calcio italiano. E si dimostra un fuoriclasse. Guida la difesa con autorità, con precisione, senza sbagliare praticamente niente. Non importa chi sia l’altro centrale che lo affianca: Cana, Ciani, Novaretti, e in aggiunta Mauricio. Nomi che fanno rabbrividire ancora i tifosi laziali. Ma Stefan è sempre al posto giusto, al momento giusto. Mette una pezza dappertutto.

Basta solo questo esempio. Nella partita più da Lazio nella stagione meravigliosa 2014/2015:

Un salvataggio incredibile, che evita un gol già fatto. Con intelligenza, senso tattico e gran lettura dell’azione. Caratteristiche di de Vrij, oltre ad una discreta tecnica con i piedi, che gli consente delle finte di corpo a cui abboccano praticamente tutti.

E che mostrano la grande sicurezza nei propri mezzi di questo ragazzone, che diventa il leader difensivo della Lazio. Pronto a raccogliere l’eredità pesantissima di campioni come Stam e Nesta.

La breccia all’improvviso

La stagione successiva sembra quella definitiva per la consacrazione a livello continentale. Sembra. Perchè diventa subito una stagione nerissima.

Infatti all’improvviso la diga tradisce. Nella partita più importante dell’anno, il preliminare di ritorno di Champions League, una incomprensione tra de Vrij e Berisha spalanca la strada al gol del Bayer Leverkusen. Che in questo modo pareggia il gol di Keita nella sfida di andata. E toglie tutte le certezze alla Lazio, soprattutto difensive. Lazio che tracolla definitivamente, con un 3-0 sonoro che sancisce un verdetto inappellabile: niente Champions League. E pochi giorno dopo, successiva disfatta in casa del Chievo. Un 4-0 umiliante. Una Lazio senza più stabilità difensiva.

Perchè succede l’imprevisto più dannoso della stagione: Stefan de Vrij si infortuna al ginocchio giocando con la Nazionale olandese. L’infortunio interessa anche il menisco, si cerca di evitare l’operazione per favorire un recupero più veloce. Ma sappiamo benissimo tutti che la sfortuna, quando ha l’occasione di colpire la Lazio, diventa implacabile. E dopo un paio di mesi, in cui si spera nel recupero, l’operazione diventa inevitabile: 6 mesi di stop. Stagione finita a novembre, dopo aver giocato quattro partite.

E la Lazio senza di lui dietro sbanda paurosamente. Con conseguenze negative che si ripercuotono su tutta la stagione. Non ha più certezze, manca completamente la sicurezza in difesa. Gentiletti dopo la rottura del crociato si perde nelle sue insicurezze, Hoedt non è ancora pronto senza una guida al suo fianco, Mauricio e il neoacquisto Bisevac si dimostrano non all’altezza. Lui cerca di rientrare il prima possibile, per evitare questo crollo della sua squadra:

E questo andamento negativo costa anche la panchina a Pioli, al suo posto subentra Simone Inzaghi.

Che diventa l’allenatore anche per la stagione successiva, quella appena trascorsa. E che per sua fortuna può contare di nuovo sulla sua diga. E la sfrutta per realizzare una grande stagione, partendo proprio da una rinnovata sicurezza. de Vrij c’è nella retroguardia, ci pensa lui.

Farne a meno?

Ma non è un ritorno completo. Il ginocchio continua a dargli qualche noia, è costretto a saltare alcune partite. Soprattutto, sembra non riuscire mai a completare le partite, il ginocchio non gli garantisce più i 90 minuti.

Però adesso non è da solo, Stefan. I suoi compagni di reparto sono affidabili. Gli innesti di Bastos e Wallace, e la crescita di Hoedt garantiscono una sicurezza in più. de Vrij è sì il leader della difesa, ma stavolta sembra non essere indispensabile. Se lui manca, gli altri compagni riescono quasi sempre a sopperire alla sua assenza. Quasi sempre. Perchè uno come lui non è per niente facile da sostituire. Una diga non si trova da tutte le parti.

Ed è per questo che queste notizie sul mancato rinnovo ci preoccupano particolarmente. Perchè oramai abbiamo imparato a contare ciecamente, senza alcun dubbio sulla presenza di Stefan. Che non può esserci paura, finchè c’è de Vrij a guidare la difesa. E senza di lui ci sentiamo smarriti. Senza chi ci possa aiutare sempre. Senza il Mr. Wolf che ci risolve i problemi. Senza una guida.

Perchè non è un giocatore come tutti gli altri, Stefan de Vrij. Perchè con quella sua aria da bravo ragazzo, e quel suo fare sempre la cosa giusta, si è reso indispensabile. E non possiamo prendere a cuor leggero un suo addio. Che sia adesso, tra un anno a parametro zero o in un futuro comunque prossimo. Ed è una situazione che ci fa venire voglia di esclamarePerchè ci abbandoni, Stefan?‘. Questo non può essere un amore così fragile. Una diga non può esserlo.

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