16 Luglio 2017. Lucas Leiva arriva a Fiumicino, e diventa un giocatore della Lazio. Lazio che trova così immediatamente il sostituto di un altro Lucas, Biglia, che ne era il capitano e il faro.
9 gennaio 2018. Lucas Leiva compie 31 anni ed è oramai diventato il faro di questa Lazio. Insieme a Ciro Immobile, a Luis Alberto, a Sergej Milinkovic-Savic. Ma forse un po’ più di loro. Perchè Lucas Leiva ha saputo dare quel qualcosa in più a questa squadra, fin da subito. Grazie alla sua esperienza da calciatore, e alle sue qualità. E al suo essere e avere tutto e di più, nonostante sia un solo giocatore.
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Lucas Leiva e la brutalità ragionata
Si è capito fin da subito, che Lucas Leiva era ciò che serviva alla Lazio, e viceversa. Fin dalla prima partita ufficiale giocata. Supercoppa italiana, 13 Agosto 2017. Juventus-Lazio. 41 di gioco. La Lazio è in vantaggio da una decina scarsa di minuti, e ha un calcio d’angolo a propria disposizione. Respinto, palla che arriva al velocissimo Juan Guillermo Cuadrado, che ha spazio per andare in contropiede. E può far male, malissimo. Ma non ha fatto i conti con un piccolo particolare.
Perchè l’ultimo baluardo della Lazio in quella azione è un certo Lucas Leiva. Che non ci pensa su due volte. Cuadrado è veloce, velocissimo. Ma non può correre bene senza una gamba.

Poteva andare in contropiede. Poteva pareggiare subito. Ma c’è solo una cosa che possiamo dirgli: ‘Not today‘. Non finchè Lucas Leiva ha tempo e modo di falciarti, con un fallo tattico che rasenta la perfezione. Persino Lorik Cana si era spaventato.
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Lucas Leiva e la gestione del possesso
Quando la manovra di una squadra parte dal basso, anche i giocatori più arretrati devono avere piedi buoni. Devono sapere cosa fare con il pallone.

Pressing alto? Nessun problema. Si controlla comunque il pallone. E nel dubbio, si esce in eleganza con un tunnel classico, tranquillo, ai venti metri dalla propria porta. Chiedetelo a Sensi, se convenga sempre pressare alto. Così non si facilita la manovra avversaria, dicevano. Così gli avversari vanno in difficoltà, dicevano.
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Lucas Leiva e le letture delle azioni
Che poi, non basta solo saper far male e saperci fare con il pallone. Bisogna anche sapere dove stare. Saper leggere un’azione. Capire come potrebbe svilupparsi. E intervenire il prima possibile, per rimediare e fermare gli avversari.

È così che va, Matuidi. Nel momento stesso in cui pensi di poter andartene indisturbato, Lucas Leiva ti ha già anticipato. Trasformando così in due secondi una transizione difensiva in una nuova opportunità offensiva. È la vita, baby.
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Lucas Leiva e il lancio in profondità
Rivedere quanto detto un po’ di tempo fa. Lucas Leiva arriva per sostituire Lucas Biglia, vero, ma la concezione dei ruoli è leggermente diversa. Regista puro il secondo, molto più interditore il primo. Che però dimostra di saperci fare, nel dettare i ritmi di gioco. Nel lanciare i compagni. Nel vedere i corridoi per gli inserimenti. E allora via, si gioca in profondità.

Non conta chi viene lanciato, conta correre. Non importa se sei Felipe Anderson o Ciro Immobile, l’importante è che se ti lancio da solo davanti al portiere, tu segni. Questo è quello che succede ogni mattina, all’Olimpico. ‘Say Biglia one more time, I double dare you.‘

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Lucas Leiva e il voler vincere sempre
C’è una cosa che nel calcio non si può acquistare: la mentalità. O ce l’hai, o non ce l’hai. La puoi acquisire con il tempo, forse, ma non è sempre così. Di sicuro non è per tutti. Perchè non tutti hanno la volontà ferrea di voler vincere. Sempre. Del ‘non esistono amichevoli’. Del ‘Non esistono partite che si possono perdere. Bisogna vincerle tutte’.

Non si passano al top 10 anni in Inghilterra così, senza aver questa mentalità. E Lucas lo dimostra pienamente con il suo primo gol in biancoceleste. Un gol che, oltre a dimostrare le sue qualità tecniche (vedasi anche i punti precedenti), mostra anche il suo voler vincere tutte le partite. Tutte, anche una completamente ininfluente. Tutte, anche l’ultima del girone di Europa Leaugue, in cui eravamo già qualificati come primi da ventisette mesi prima, o giù di lì. Anche giocando contro degli onesti mestieranti belgi. Anche giocando con alcuni bambini, alcuni lungodegenti, qualcuno che passava per caso e il cugino dell’amico della portinaia della nonna. E nonostante questo, esultanza immensa al gol del pareggio. Perchè non ci sta mai a perdere. Nessuna partita.
Tutto questo, e molto altro, è Lucas Leiva. E di sicuro non siamo certo sfortunati ad averlo in squadra.
