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Sardar Azmoun: Prince of Persia

Nella visione del calcio euro-centrica, avallata e rafforzata da secoli di tradizione, il pallone è quell’oggetto sferico che ruota (rectius, rotola) intorno al Vecchio Continente. In base a questa teoria – che per i più fedeli e conservatori sostenitori ha i crismi della scientificità e non ammette eccezioni all’infuori di quelle che parlano latino americano – tutto ciò che il calcio offre fuori dai confini europei è da catalogare come “esotico”, che poi è il modo politicamente corretto di esprimere la propria mancanza di fiducia. Ma nell’era della globalizzazione totale, del mondo connesso in un click e dell’universale condivisione di informazioni, non assomiglia forse questa tesi a una semplicistica riduzione?

Sardar Azmoun ha, in potenza, tutto ciò che serve per rappresentare la variabile confutatrice. A partire da quel nome e da quell’aspetto così misteriosamente intriganti. Nato in Iran il 1 gennaio del 1995, attualmente si trova in Russia dove il suo cartellino è stato al centro di una querelle contrattuale tra Rostov (squadra in cui ha passato le ultime 2 stagioni) e Rubin Kazan (originaria proprietaria del cartellino). Se nel suo Paese è già abbastanza famoso e dall’alto dei suoi 19 gol in 26 partite in Nazionale si candida prepotentemente ad esserne un importante punto di riferimento per i prossimi 15 anni, in Europa il suo nome è ancora poco spendibile mediaticamente, anche se le recenti brillanti apparizioni in Champions League hanno dato un buon contributo in tal senso.

Qui manda al bar Boateng con una naturalezza che non può essere casuale

Azmoun è un attaccante prolifico, capace di agire sia da punta mobile che da centravanti classico. Fortissimo nel gioco aereo, riesce sempre a sfruttare al meglio i suoi 186 cm e il suo tempismo per effettuare imperiosi e precisi stacchi di testa. Il giovane talento iraniano è abile nello smarcamento tra le linee, qualità che gli permette di prepararsi al meglio per il supporto offensivo dell’azione o (più spesso) per una rifinitura immediata e concreta. Quando conduce palla, Sardar è molto elegante nei movimenti e sa imprimere delle accelerazioni in campo aperto degne del miglior Kaka. In area di rigore, poi, si esibisce in uno stile decisamente più asciutto: usa la sua innata scaltrezza e la sua fisicità per concludere a rete come un navigato centravanti.

Qui contro l’Ajax prima chiede di essere servito in profondità, poi segue l’azione che si sviluppa sulla fascia e attacca il centro dell’area di rigore per svettare di testa e mandarla all’incrocio

Gli aspetti tecnici su cui, invece, Azmoun deve lavorare sono soprattutto due. In fase di possesso, migliorare la fase di creazione del gioco: in tal senso, il giovane attaccante deve essere più preciso nel primo controllo (soprattutto se vuole affermarsi in contesti più competitivi del campionato russo) e fare scelte più efficienti col pallone tra i piedi.

Al minuto 1:48 un esempio di poca lucidità offensiva dal match di Champions contro il Bayern. Riceve libero sulla trequarti e ha tutto il tempo di attaccare l’area avversaria libero da pressioni. Quando si accorge che i suoi compagni sono solo sul suo lato sinistro cambia direzione alla conduzione perdendo secondi preziosi e, infine, preso dalla fretta perde malamente il possesso con un filtrante nel vuoto

Minuto 1’24”: ancora in Champions, questa volta contro l’Atletico. Poco prima del gol, Azmoun riceve di spalle un pallone non facile sul centro sinistra. Lo lascia scorrere servendosi del suo fisico per eludere l’intervento avversario, ma non riesce a controllare la sfera. Ecco un potenziale difetto in partite dai ritmi serrati

In fase di non possesso, seppur dimostri già ora una buona applicazione difensiva (con le sue abilità aeree è un’arma in più anche quando si tratta di spazzare l’area di difesa sui calci piazzati), Azmoun in Serie A dovrebbe apportare un maggiore contributo di intensità, schermando meglio le linee di passaggio o effettuando un pressing individuale più deciso (anche se in tal senso molto dipende dallo schieramento tattico in cui si dovrà muovere e dalle richieste specifiche del suo allenatore). In generale, l’iraniano sembra peccare un po’ di forza nei contrasti.

Il nostro parere

Per concludere, possiamo affermare che le buone prestazioni che sta offrendo da qualche anno nel campionato russo hanno confermato quanto di buono fatto vedere già da Sardar Azmoun in patria con la maglia verde della sua Nazionale. In più, a partire dalla scorsa stagione, la vetrina internazionale della Champions League ha messo meglio in mostra le sue enormi qualità.

Non a caso, il suo nome è stato accostato ultimamente con insistenza a grandi club europei (il Liverpool in particolare). La sua duttilità gli permetterebbe di agire in ogni tipo d’attacco, anche se per caratteristiche tecniche e fisiche sembra davvero tagliato per fare coppia con un altro attaccante che magari gli lasci spazio al centro del fronte offensivo.

Starà a lui, d’ora in avanti, crescere ulteriormente per demolire le vecchie convinzioni e dimostrare una volta per tutte che quel pallone rotolante intorno alle nostre teste può essere calciato anche dalla lontanissima Persia. E magari atterrare direttamente sul prato verde dello Stadio Olimpico.


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