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Perfetti sconosciuti: Inzaghi fa lo psicologo

La Lazio è una squadra malata? Ci sono problemi, di testa, a cui far fronte? Forse sì, forse no. Inzaghi però, che è un allenatore meticoloso ha pensato bene di prevenire invece che curare ed ecco che ha cambiato panni: da allenatore a psicologo. Basta urla, basta rimbrotti, meglio mettersi a parlare con il gruppo e capire se davvero c’è qualcosa che turba la mente dei suoi giocatori. Come farlo? Beh, con una cena. La razza umana, da secoli e secoli, profitta di un pasto, magari con qualche bicchiere di vino, per discutere di argomenti che vanno dal serio al faceto. E allora, tutti a casa Inzaghi!

La cena c’è stata. Eccome se c’è stata. Cioè, per noi c’è stata. Ed è andata più o meno così…

Una delegazione della rosa, composta dai senatori ed altri giocatori importanti, entra in casa Inzaghi ed ognuno prende posto a tavola. Il mister… Il dottor Inzaghi, come lo chiameremo oggi, prende parola: “Sarà una cena particolare. Voglio che riacquistiamo fiducia in noi stessi e che ognuno di voi possa fidarsi dei suoi compagni. Quindi, metteremo i cellulari sul tavolo e per tutto l’arco della cena ogni messaggio o Whatsapp sarà letto davanti a tutti. Ogni chiamata, sarà ascoltata in viva voce. Niente più segreti. Niente più risentimenti”. Tra lo scetticismo generale, tutti ripongono il proprio smartphone sul tavolo e si inizia a mangiare e conversare del più, del meno, e della stagione.

Quando ad un tratto.. Driiin (si, usiamo l’onomatopea di un vecchio telefono. Anche perché, come si riproduce la suoneria di uno smartphone?). A squillare è il cellulare di Milinkovic. Numero sconosciuto. Inzaghi accetta la chiamata e: “Ciao Sergej, sono José Mourinho. Ti aspettiamo al Manchester United. Abbiamo già liberato la maglia numero 21 ed il posto al fianco di Pogba nel cuore del centrocampo. Aspettiamo di conoscere la tua volontà”. Sergej, allarmato e colto alla sprovvista riattacca lasciando Mourinho solo nelle sue parole ed inizia ad accampare scuse“Ma no, c’è stato solo una chiacchierata..Non vi mollerei proprio ora..Io voglio la Champions con la Lazio..” E così via. Finché un messaggio Whatsapp non attira l’attenzione di tutti.

Stavolta è il telfono di Luis Alberto. Mittente: Ruben Pons Aliaga. Fisioterapista spagnolo di Luis Alberto. Testo: “Ciao Luis. Ho il risultato degli ultimi esami ai quali ti abbiamo sottoposto. Ci sono dei miglioramenti. Siamo stati fortunati però: avessimo aspettato ancora, ci sarebbero state gravi ripercussioni. Ma i fisioterapisti della Lazio cosa fanno, dico io? Beh, buona serata. Poi ti mando tutto”. Tutti si guardano l’un l’altro, qualcuno accenna ad un sorriso, nessuno ha il coraggio di dire nulla però. Lo stesso Luis Alberto resta in silenzio senza aggiungere altro.

Dopo aver tentato di dimenticare il tutto, si torna alla cena. Gaia, lady Inzaghi, ha preparato un bel banchetto. Qualcuno ogni tanto manda un’occhiataccia a Milinkovic. Qualcuno si chiede se davvero sarebbe andato al Manchester. Lulic, Leiva e Radu, di certo tipi non tranquillissimi, lo imbruttiscono dandogli la sensazione che il giorno dopo agli allenamenti sarebbero stati dolori per lui. Allora Sergej butta giù un bicchiere di vino, tutto d’un fiato, per non pensarci. Quando un nuovo cellulare attira l’attenzione generale.

Il cellulare è di Ciro Immobile. Messaggio vocale da parte di Acerbi (colpevolmente in ritardo alla cena). Acerbi, ha risposto ad un precedente messaggio:

IMMOBILE – “Domenica contro la Fiorentina ho fatto proprio bene a dire al mister di Wallace. Ma hai visto come ha giocato? Dimmi tu se è accettabile in Serie A”. 

ACERBI – (Audio vocale) “Ciro mi mandi la posizione? Ho perso l’indirizzo della casa del mister, arrivo tra poco. Comunque su Wallace hai ragione. Ti ricordi ad Empoli? Mamma mia…”.

Wallace tira fuori un carattere mai visto prima e si scaglia ai danni di Immobile come per aggredirlo. Il resto della squadra li separa e Il dottor Inzaghi invita il gruppo a mantenere la calma e ad accettare anche la critica altrui. Il discorso è stato quello che segue: “Se c’è una cosa che ho imparato è saper disinnescare. Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, lo trovo saggio. Le uniche squadre che vedo durare sono quelle in cui uno del gruppo, non importa chi insomma, riesce a fare un passo indietro. Ed invece sta un passo avanti”. Il gruppo è sembrato provato. Gli sguardi di Radu, Lulic e Leiva nei confronti di Milinkovic sono sembrati addolcirsi. Wallace e Ciro Immobile si stavano chiarendo. La terapia di Inzaghi stava dando i suoi frutti.

La serata si avvia alla sua naturale conclusione. Anche Acerbi è arrivato e si è chiarito con Wallace. Poco prima del congedo arriva un messaggio a… Inzaghi. Il testo, recapitatogli dal fratello Filippo dice: “E comunque lo staff che ho io non è così male, dillo al tuo presidente. Piuttosto, siamo sicuri che la squadra che hai sia 10 volte superiore alle altre?”

La faccia di tutti:

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