E quindi Inzaghi deve cambiare modulo. La soluzione giusta è questa: dopo due sconfitte
di fila, prima al derby e poi a Francoforte, il problema è stato finalmente individuato.
È davvero così? Partiamo da un assunto: c’è bisogno di un segnale, di un cambiamento. E
Inzaghi deve trovarlo alla svelta, perché altrimenti la prossima telefonata con Lotito potrebbe
essere ancora più drammatica di quella andata in scena qualche tempo fa.
Boris a parte, la questione è delicata: la Lazio non sta vivendo il suo miglior momento,
questo è chiaro. Le sconfitte adesso sono più di un campanello d’allarme. Le sconfitte
sono le campane che suonano fortissimo e preoccupano Inzaghi: qualche voce lontana
lontana lontana, dalle campagne, parla addirittura di esonero-ero-ero-ero, un’eco
insostenibile. Ma Inzaghi deve davvero cambiare modulo per dare la svolta a questa
stagione, iniziata in maniera boh, cioè,
ok-le-piccole-ma-con-le-grandi-e-a-Francoforte-soffriamo? Ecco perché no:
● I love 3-5-2: questo modulo, a conti fatti, ha portato la Lazio a giocar bene e a
sfiorare la Champions League nella passata stagione. Questo è innegabile, la
squadra girava, le vittorie arrivavano. Non sarà un caso, i giocatori non possono aver
dimenticato tutto. E neanche chi ha visto giocare quella Lazio lì.
● Overperformare: ossia, giocare anche al di sopra delle proprie possibilità. Il 3-5-2 ha
esaltato le qualità di vari elementi come i vari Lulic (esterno a tutta fascia naturale),
Luis Alberto (ritrovato nel ruolo di seconda punta), Immobile (che con questo modulo
ha sempre segnato tanto, tantissimo). Veramente vogliamo smontare tutto?
● Senza ali: ok, passiamo al 4-3-3, fantastico, bellissimo. Ma chi gioca ala? I giocatori
più adatti sembrerebbero Lulic, Correa e Luis Alberto. Forse anche Berisha. Nessuno
di questi è un’ala pura. Per dire: lì ci starebbe meglio un Kishna. O un Lombardi. Qua
non è che le ali so’ sporche di sangue, non ci stanno proprio. Per questo volerò da
tre (cinque-due)…
● Quali terzini? Forse Radu a sinistra, ok Caceres a destra; Lulic ok, dai, passi;
Basta… Basta; Marusic e compiti difensivi sono come gli scozzesi e gli scozzesi di
Willy; Durmisi è anche finito k.o.; Patric lo amiamo e non sappiamo giudicarlo. I
terzini ci sarebbero pure, ma la sensazione (forte) è che rendano meglio con un
difensore dietro a dargli copertura.
● Questione centrali: sceglietene due, considerando che Caceres non può fare sia il
terzino che il centrale di difesa (è forte ma è uno solo). Forse Acerbi e Luiz Felipe
potrebbero formare una buona coppia, ma hanno caratteristiche troppo simili. Bastos
e Wallace (esplosivi e forti fisicamente ma poco attenti) sembrano più adatti a una
difesa a tre. Se Inzaghi non ha mai rinunciato alla difesa a tre (neanche quando
causa infortuni è stato costretto ad adattare Basta e Patric sul centro-destra) un
motivo ci sarà.
● Certezze: c’è anche la questione mentale. Il cambio di modulo potrebbe dare la
scossa, vero. Ma anche togliere certezze a un undici che adesso sembra non averne
molte. E che gioca con lo stesso schieramento da più di un anno.
Bonus: in risposta a chi dice “Gli avversari ormai hanno capito come giochiamo”
(osservazione giustissima): puoi anche cambiare schemi senza necessariamente cambiare
modulo; trovare nuove sistemazioni difensive e nuove trame offensive; variare il tuo modo di
offendere, di salire, di scendere; di fare tutto. Senza necessariamente cambiare modulo, che
al momento sembra essere l’unica certezza di una Lazio che deve ritrovare brillantezza,
entusiasmo, e la forma migliore di giocatori chiave come Luis Alberto e Milinkovic. Che non
saranno gli unici colpevoli di questa situazione, ci mancherebbe, ma dai quali ci si aspettava
decisamente di più in questo inizio di stagione.
In sintesi: Inzaghi non deve cambiare modulo. La soluzione giusta non è questa: dopo
due sconfitte, una al derby e una a Francoforte, c’è bisogno di abbassare la
testa e di continuare a lavorare. Senza puntare il dito contro nessuno, senza cercare un
colpevole a tutti i costi. Uniti più di prima.
