Search

Match Point Lazio: i pali che avrebbero cambiato la storia biancoceleste

“È incredibile come cambia la vita se la palla va oltre la rete o torna indietro, no?

Sì, è incredibile. Perché è veritiero il detto “con i se e con i ma la storia non si fa”, ma è pur vero che spesso, nella vita come nel calcio, sono piccoli dettagli che non dipendono direttamente da noi a essere decisivi e a condizionare l’andamento delle partite che giochiamo quotidianamente. Oppure settimanalmente, la domenica per essere più precisi. O l’anticipo del venerdì, o il lunch match del sabato, o il postposticipo del lunedì sera, vabbè insomma, nelle partite di calcio. Quindi chi è convinto che episodi difficilmente controllabili come il colpire un palo o una traversa non dipendano in parte dal caso può anche chiudere immediatamente l’articolo e, alla prossima partita di calcetto non lamentarsi se colpisce 5 pali e perde la partita di un gol, gli altri possono continuare a leggere.

Dove eravamo rimasti? Ah sì:

“Il giocatore recupera il pallone nella propria metà campo, parte in velocità e supera un avversario, poi ancora un altro, tunnel, veronica, sombrero a un altro, selfie con Patric, poi si lancia il pallone in avanti, anticipa l’ennesimo avversario e si accentra, altro tunnel, tiro a giro…PALO.”

Ecco, come si può solo pensare che un episodio simile non possa influenzare la storia di questo sport?

Il palo di Ciro Immobile contro il Sassuolo ha rievocato tutti questi pensieri, ci ha fatto credere che se avesse segnato a Reggio Emilia una farfalla avrebbe battuto le ali in Perù e un terremoto si sarebbe scatenato dall’altra parte del mondo, più o meno. E da qui come non giungere alla conclusione che se il pallone qualche volta si fosse spostato di solamente pochi centimetri la storia della Lazio sarebbe cambiata, tra trofei vinti in più e, probabilmente, anche persi? Ecco quindi una serie di momenti che hanno sancito la storia biancoceleste, in cui il Match Point ha detto no, questa volta tocca agli altri.

Djordjevic contro la Juventus

Siamo nel 2015, siamo in finale di Coppa Italia, contro la solita Juventus. Ma questa volta ce la giochiamo alla pari, e partiamo benissimo con un gol di Radu di testa dopo pochissimi minuti. Non tarda il pareggio di Chiellini, e va bene, ma piano piano prendiamo la consapevolezza di potercela giocare alla pari e riuscire, magari, anche a portarci a casa la coppa. Peccato che il destino ci si metta di mezzo, più prepotente di un contrasto di Leiva e più ingiusto di uno Wallace titolare, e ai tempi supplementari ci ricorda della sua importanza. Djordjevic controlla il pallone, si coordina, sinistro potentissimo (ma da dove lo ha tirato fuori?) con tutta la cattiveria del mondo che farebbe impallidire anche Lorik Cana…palo, palla che sorvola la linea di porta, altro palo e poi fuori.

La partita la vince poi la Juventus con gol di Matri, Filip invece cadrà nell’oblio.

Milinkovic contro l’Inter

Tasto dolente per tutti i tifosi biancoceleste, ferita ancora aperta di una stagione che è sembrata quasi scritta sul finale portando la Lazio a perdere una clamorosa qualificazione in Champions League in modo rocambolesco. Contro l’Inter.

Tralasciando tutto quello che è successo (de Vrij che piange e commette rigore, Lulic che si fa espellere, Patric che si fa i selfie, perché comunque se li fa sempre, e Proto che non era ancora dei nostri, ma come facevamo a vivere?) l’attenzione e il rimpianto non possono che andare a un singolo e apparentemente insignificante episodio: al 25′ minuto Milinkovic-Savic calcia una punizione perfetta che si spegne sul palo con Handanovic battuto. Perfetta. Handanovic battuto. Milinkovic-Savic. Selfie di Patric. Sull’1 a 0 per la Lazio. Ma come si fa? L’Inter avrebbe accusato il doppio vantaggio biancoceleste e non possiamo sapere come sarebbe finita, anzi, per come è andata avrebbero comunque vinto, però…

Per chi volesse piangere un po’:

Nedved contro la Roma

Non pensate che il destino si sia svegliato da poco, in realtà metteva il suo zampino anche qualche anno fa, ad esempio quando Nedved indossava l’aquila ed era un laziale più biondo di Luis Alberto, Patric e Basta messi insieme. Questa volta la palla va a colpire la traversa in un derby del 2000, quello dell’autogol di Negro nella stagione in cui la Roma vincerà lo scudetto. In quel derby, a pochi minuti dallo scadere Nedved colpiva una traversa con un tiro da fuori violentissimo, un tiro che avrebbe riportato il punteggio in parità e avrebbe fermato la corsa degli avversari verso lo scudetto. Che poi è risaputo, vincere un derby spesso influenza una stagione.

Cissé contro la Roma

Tra un derby e l’altro si arriva a quel rumore che ogni tanto sentite ancora quando entrate all’Olimpico. Per chi non lo sapesse è il palo colpito da Cissé contro la Roma che ancora trema. Una palla alta, coordinazione da campione, destro micidiale a incrociare (ricorda quello di Immobile di domenica) e palo che se fosse potuto cadere fidatevi che lo avrebbe fatto, se ne sarebbe andato senza tornare mai più. Quella partita la Lazio l’ha vinta, ma siamo sempre più convinti che un gol del genere, oltre a rimanere nella storia delle reti più belle segnate contro la Roma avrebbe segnato l’ascesa di Cissé nella capitale. Quel palo ha cambiato il destino di un calciatore. Anche lui, finito nell’oblio insieme a Djordjevic.

Kozak contro l’Inter (e poi contro l’Udinese)

Si scrive “Roma e Inter” si legge “Palomachesfigadaitiparenonèpossibiledaino”. Perché ancora contro i nerazzurri, le speranze della Lazio di andare in Champions si infrangono sul palo anche nel 2011, una traversa precisamente, colpita da Kozak a pochi minuti dalla fine. Dopo aver subito la rimonta dell’Inter (Sneijder ed Eto’o rispondono a Zarate, con i nerazzurri in 10 uomini) infatti la Lazio si riversa in attacco alla ricerca disperata del gol del 2 a 2. Il ceco approfitta di un pallone vagante in area di rigore avversaria e lo scaglia con tutta la forza possibile sulla traversa, per regalarci quella buona dose di rosicata che non guasta mai.

Il colmo? Kozak prenderà un altro palo poche partite dopo, in uno scontro ancora più decisivo per la Champions contro l’Udinese. Ma vabbè, erano i tempi in cui giocava Garrido titolare, un po’ ce la siamo pure cercata.

Mihajlovic e Stam

(Ci andava di metterli)

Non sono pali che ci hanno fatto strappare i capelli, per carità, però meritano una menzione speciale. Il primo è una frecciatina a Luis Alberto, che sicuramente stava leggendo questo articolo e lo ha chiuso alla frase “Nedved è più biondo”. Chi si ricorda le punizioni di Mihajlovic?

E gli angoli?

Una volta ci ha segnato, per chi non lo sapesse. E un’altra, invece, ha preso il palo. Bo, ci sembrava inerente all’articolo.

Per quanto riguarda Stam c’è poco da aggiungere: contro il Milan ha calciato una punizione smontando il palo che se ne è andato a braccetto con quello colpito da Cissé, ora entrambi lavorano come martelli pneumatici in una fabbrica edile. La leggenda narra che non si fermino mai, ancora tremano.

La vostra condizione al momento è questa?

 

Non preoccupatevi, a onor del vero ammettiamo di non essere sempre stati sfortunati e vittime del destino e dei pali. Tante volte ci hanno salvati, soprattutto in una certa partita di una certa importanza. Di quelle che di selfie, a Patric, gliene avrebbero fatti fare parecchi.

Totti il 26 maggio 2013

Nella partita più importante, il destino, in qualche modo ci ha aiutati. Ha soffiato su un pallone calciato da Totti e respinto da Marchetti non si sa come, al 73′ minuto. Nei classici due minuti post gol della Lazio in cui lo riprende subito e rovina quanto di buono fatto fino ad allora. La reazione della Roma, proprio Totti che vuole riagguantare la Lazio, Federico che si sbilancia all’indietro, la tocca con la punta delle dita e poi soffia sul pallone, soffiamo tutti…

La palla bacia la traversa, un bacio appassionato, quasi con la lingua, e poi torna tra le mani del portiere biancoceleste. Non vogliamo nemmeno pensare come sarebbe andata a finire se quel pallone fosse entrato.

-In ogni cosa è importante avere fortuna.

-Beh, io non credo nella fortuna, credo nel duro lavoro.

-Ah, il lavoro è indispensabile ma hanno tutti paura di ammettere quanta parte abbia la fortuna. In fondo gli scienziati stanno confermando sempre di più che la vita esiste solo per puro caso. Nessuno scopo. Nessun disegno.

-Beh, non m’interessa, ne adoro ogni minuto.

-E io ti invidio per questo.

-Com’era che diceva sempre il vicario? “La disperazione è la via per la soluzione più facile”. Molto strano nel suo genere…

-Io dico che è la fede la via per la soluzione più facile.

2 comments

  1. Ed il rigore di Chiodi all’ultimo minuto in Lazio-Vicenza del 1981 che sarebbe valso la promozione ed il ritorno in seria a?

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Laziocrazia.eu © Copyright 2018. All rights reserved.
Close