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Male di miele, male di Lazio: Afterhours e derby

20 anni fa, o forse qualcuno in più, la voce di Manuel Agnelli dallo stereo in camera di mio fratello gridava: “Poi viene settembre e non ho avuto il tempo”. La mia Lazio è così, in agosto ha perso due gare (ma ok, è calcio d’agosto), a settembre ha sempre vinto, ma poi c’è il derby.

Abbracci e foto di rito, completo bianco, “Tu sei troppo bianca per restare mano nella mano con te stessa…
Ok, si parte, “La tempesta è in arrivo”.
Quando attacca la Roma pensi: “È quello che sai che ti uccide, o quello che non sai?”.
Spesso siamo troppo compiaciuti, soprattutto Milinkovic, che sembra quasi ci piaccia “Costruire per distruggere”.
Sprechiamo qualche buona occasione, che “Non sarebbe bello non farci più del male, non sarebbe strano se capitasse a noi?”.
Luis Alberto a tratti sembra quello del primo e non del secondo anno, però gioca sempre che “Adesso è facile, è tanto facile, adesso che non c’è più lui”.
E lui, Felipe Anderson, “Eroe del mio inferno privato, sei in giro di routine”, intanto segna un goal di tacco a Londra.
Sta finendo il primo tempo quando, di tacco pure lui, Pellegrini segna, “I milanesi ammazzano il sabato”, magari anche i romanisti.
Intervallo, le telecamere inquadrano più volte Totti e pensi: “Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”.
Ah no scusate, questa non c’entra, pensi: “Non voglio ritrovare il tuo nome”.
Ok, beviamo un caffè dai, che “L’amore è una patologia, saprò come estirparla via, torneremo a scorrere...”
A metà secondo tempo Ciro pareggia, corre sotto la curva, commosso come noi, che “Qui è dove sono nato, qui morirò”.
E telecamere e fotografi lo rincorrono, per poter dire: “Ho questa foto di pura gioia”.
Dai Lazio, contro questa Roma si deve vincere, Simone come vorrei… “Come vorrei… Perché tutto questo volere non diventa energia…
Neanche il tempo di provarci che Badelj fa fallo al limite, “La sottile linea bianca”.
Se io fossi il giudice” Var nemmeno darei fallo, però il fallo c’è…
Batte Kolarov, goal.
La barriera è messa malissimo, ma Strakosha è “Nostro, anche se ci fa male”.
Fazio si riscatta dall’errore di prima e segna il 3-1 poco dopo, la partita forse finisce qui, ti convinci di crederci ancora, che “Ognuno ha un modo di abbracciare il mondo, il modo che ho è soffrire fino in fondo”.
E ti guardi intorno, e sono solo le 17 di un sabato pomeriggio e “Passerotto non andare via…” ah, scusate di nuovo.
E ti guardi intorno, e sono solo le 17 di un sabato pomeriggio, e vorresti rivivere la partita, ma “Senza un finale che faccia male”.
Apri il frigo, bevi una birra, accendi il telefono pronto a leggere insulti vari, tanto la prossima volta sarai ancora qui, che “Forse fa un po’ male, ma tutto fa un po’ male”.

Articolo a cura di Giulio Lenotti

1 comment

  1. “Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
    Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
    Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
    Quello che non c’è”

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