26 Maggio 2013.
Oltre ad essere molto probabilmente la password d’accesso del vostro conto bancario e dei vostri social (occhio…) è una data che rimarrà per sempre scolpita nel cuore di ogni laziale che si rispetti, il giorno in cui nella storica prima finale stracittadina i biancocelesti trionfarono sui cugini.
Quel giorno il nostro Senad entrò di diritto nella storia della Lazio, trasformandosi da giocatore scoordinato di media fascia a supersayan di livello 500, comparendo magicamente sui nostri corpi tatuati ad affiancare i mostri sacri della prima squadra della capitale.

Non solo per questo però, a distanza di quasi 5 anni, il bosniaco è capitano e colonna dello scacchiere di Inzaghi. Andiamo a vedere perché.
1 – La scelta del numero.
Dopo essere entrato nella storia con quel gol, in tanti gli chiesero di prendere la maglia numero 71, cosa che lo avrebbe sicuramente reso ancor di più un mito dalla nostra sponda.
Lui però stupido non è, e due calcoli se li è fatti.
Avrebbe rischiato di venire ricordato soltanto per “quello che decise il derby in finale” (anche se non è poco), diventando un facile bersaglio per avversari e detrattori.
No, a Senad questo non è mai servito. Il suo 19 basta e avanza, perché sparare sulla croce rossa?
2 – Il lavoro sul campo.
Alzi la mano chi se lo ricorda, il buon Senad, all’esordio contro il Milan a San Siro. Sembrava tutto fuorché un giocatore di pallone.
Alto ma gracile, non individuabile in un ruolo ben preciso, si stentava a capire persino se fosse destro o sinistro. Scoordinato e modesto tecnicamente, Lulic riusci’ a guadagnarsi un paio di palloni giocabili, salvo poi perdersi da solo, finendo più di una volta per portarseli fuori dal rettangolo di gioco.
Ma chi abbiamo preso?, ci chiedevamo.
In questi 7 anni Senad ha fatto un grande lavoro su se stesso, capendo i propri limiti e sfruttando le sue abilità. Ha fatto della duttilità e dell’atletismo i suoi cavalli di battaglia, ha migliorato la tecnica individuale, a volte è andato a segno con gol di pregevole fattura, di destro (sì, quanto pare è il suo piede preferito) ma anche di sinistro.

Una cosa non è cambiata da quel 9 Settembre 2011: le sue movenze. Lulic mantiene la sua caratteristica andatura caracollante trasformata da limite a punto di forza, riuscendo a superare gli avversari che spesso non indovinano da quale lato il bosniaco andrà e non si sa perché ma riesce a saltare spesso il suo marcatore.
3 – La duttilità nei ruoli.
Lulic è uno di quei giocatori che puoi mettere più o meno ovunque. La differenza con un giocatore normale è che lui riesce a calarsi completamente nel ruolo, variando il tipo di passaggi e la frequenza di corsa. Facciamo un esempio: i gemelli Filippini.
Potevi metterli ovunque, al centro, sulla fascia, terzini, finanche ali… e loro ti avrebbero dato in ogni caso due cose: corsa e cattiveria.
Per Lulic il discorso è leggermente diverso: intelligente tatticamente, riesce a capire i momenti, gestire le situazioni con esperienza.
Se gioca mezz’ala, tiene perfettamente il campo, senza provare lanci millimetrici, limitando gli inserimenti e gli scatti in profondità per risparmiare energie in ripiegamento ma bucando con cadenze più basse e grande precisione la difesa avversaria attraverso inserimenti centrali alle spalle della linea del fuorigioco.
Viceversa, da esterno dei 5 garantisce una corsa continua per tutti i 90 minuti, facendo valere la sua abilità nei cross (migliorati negli anni) sfruttando la sua caratteristica di rientrare sul destro, senza disdegnare il jolly di andare sul sinistro (migliorato anche quello) per mettere una palla tesa altezza dischetto dell’area.
Da terzino in una linea a 4 Lulic pecca a volte nelle diagonali, nonostante ciò è stato utilizzato spesso anche in questa posizione, vista l’abilità di ripartire velocemente in progressione creando un 2 contro 1 sulla fascia (consigliato per una trazione superoffensiva).
E’ capitato di vederlo addirittura nel tridente offensivo, sempre a sinistra. In quella posizione garantisce folate costanti grazie ai limitati compiti di copertura ma lui è chiaramente più adatto a partire da dietro, piuttosto che spalle alla porta con marcature rigide.
4 – Lo stile Lazio.
Dicembre 2015. Succede che Lulic, allenandosi in palestra ha uno spiacevole infortunio. Mentre allena le gambe, gli scivolano i pesi su una mano. Viene portato di corsa in ospedale e inizialmente non viene scartata l’ipotesi dell’amputazione di un dito.
Dall’altra parte del Tevere sono entusiasti e la Domenica seguente espongono uno striscione: Lulic 71 ( con il numero 1 stilizzato, disegnato come un dito tagliato) “non c’è ricrescita”.

Lo sfottò sembra decisamente eccessivo e fuori luogo (ricordando tra l’altro la vicinanza dei tifosi laziali al povero Strootman, alle prese con diversi infortuni seri) e chiunque avrebbe sbottato pubblicamente e si sarebbe fatto sentire. Ma Lulic no.
Lui fa parlare il campo, un guerriero che incarna perfettamente lo stile Lazio, non ha caso si fregia della fascia da capitano.
Così continua a schivare come avversari le continue domande dei giornalisti riguardo alla figura barbina dei giallorossi, fino al goal al suo rientro in campo di Gennaio 2016 contro il Bologna, dopo il quale, per l’ennesima volta incalzato, risponde :
“Il dito ora è ok, c’è ricrescita ma non c’è rivincita per loro. Faccio il mio sul campo ma so che c’è ancora rammarico per il mio gol in Coppa Italia“.
Semplicemente stile.
5 – La “Capitananza”.
Senad è la prova che chiunque può diventare un figlio di Roma, indipendentemente dal paese d’origine, dalle qualità tecniche o dalla squadra di provenienza.
Negli anni si è costruito un ruolo importante, lavorando su se stesso, senza adagiarsi per aver deciso la partita delle partite, senza sentirsi arrivato.
Rinnovandosi, mutando.
Tutto questo lo ha portato a mettere insieme 225 presenze condite da 27 gol e a conquistarsi, quest’anno, la fascia da capitano.
Si perché il bosniaco potrebbe sembrare un tipo taciturno e silenzioso, invece nello spogliatoio della Lazio è un vero e proprio leader carismatico, rispettato da tutti ed esempio per i più giovani ai quali Senad non disdegna dare consigli.
Lui che vorrebbe stare sempre in campo (vedi il battibecco di Ottobre con Inzaghi), sta fungendo anche da ala protettiva per il giovane Lukaku: caratteristiche diverse ma stesso ruolo.
In conclusione, in cinque parole: auguri al capitano della Lazio. 1000 di queste sgroppate.
