Dura solo 15 minuti la partita di Milinkovic. Suso fa la finta ed eccallà, Sergej scivola e in un secondo si sfalda tutto: ginocchio, caviglia, 100 milioni di valore del cartellino. Mentre a Lotito giungevano i primi soccorsi, noi tutti avevamo già capito l’andazzo della serata. Confermato da un super Reina e dal solito – ultimo – Immobile. Ciruzzo ascoltaci, secondo noi avresti bisogno di un paio d’occhiali.
Non ti vergognare, l’hanno già fatto grandi campioni prima di te.
E invece. E invece chi tifa Lazio dovrebbe saperlo, siamo un po’ stronzi. Allora l’infortunio di Milinkovic non può che incarnare il senso più profondo dell’essere laziali, ovvero quello di diventare grandi nelle difficoltà. Il gigante serbo è crollato a terra, inerme, come la Lazio versione Ballardini vista contro il Chievo sabato. Per poi rinascere e correre insieme alla squadra al gol di Correa. Una corsa zoppa, probabilmente la sentenza che sancirà la fine della sua stagione (seriamente, quanto male gli avrà fatto a quella povera caviglia?) ma in fondo chi se ne frega. Ha sofferto insieme ai compagni e non ha mollato la sua Lazio per un secondo, perché per 75 minuti Milinkovic è stato la Lazio.
Quella corsa è stata la cosa più bella della serata, per distacco. Non c’è gol di Correa o doppio passo ubriacante di Romulo che possa reggere il confronto, non esiste Caicedo possa apparire più grosso di un Milinkovic azzoppato. La Lazio è questo, prendere o lasciare.
Noi prendiamo e, ogni tanto, godiamo come questa sera.
La grande bellezza #MilanLazio #Milinkovic pic.twitter.com/vDELBepN5L
— Andrea Tommassini (@tommandrea) April 24, 2019
Anche se sappiamo che già dalla prossima un novello Chievo ci farà venire il sangue amaro.
