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Lazio: volevo solo soldi soldi soldi, quindi la Champions League

Non ci giriamo troppo intorno, lo scorso anno la meritavamo noi. Probabilmente le cose sarebbero dovute andare diversamente, ma ormai il passato è alle spalle e stasera contro il Milan abbiamo di nuovo l’occasione per prendere finalmente per le orecchie questa benedetta coppa. Ma c’è ancora un dubbio che affligge il popolo bianco e azzurro: meglio vincere la Coppa Italia o qualificarsi in Champions League? Il sondaggio fatto sulla nostra pagina Top&Flop Lazio, parla chiaro: il 60% dei lettori preferisce la vittoria in Coppa Italia, il restante 40% la qualificazione in Champions.

Cooosa? Ma stiamo scherzando? Volete davvero impedire a tutto il mondo di ammirare le giocate di Patric e Marusic? O tenervi solo per voi i rinvii di Strakosha?. No no e no! E allora ecco alcuni motivi, più ipnotizzanti di una finta di Lulic, che vi faranno sicuramente cambiare idea.

Uscire dalla comfort zone

Un giorno un grandissimo giocatore, ma prima di tutto un grandissimo uomo, disse: “A volte bisogna uscire dalla propria comfort zone per poter raggiungere gli obiettivi desiderati”. Purtroppo bisogna dargli ragione. Nei cieli bianco e azzurri d’Europa (quella che conta), non brilla più una stella da troppo tempo ormai. Infatti, eccezion fatta per i preliminari del 2015-2016, l’ultima apparizione della Lazio ai gironi di Champions League risale a ben 11 anni fa, quando Pedro Neto andava ancora alle elementari. Era la stagione 2007/2008. Da quel momento in poi, seppur a stagioni alterne, solo qualificazioni in Europa League. Ed è proprio qui che la Lazio sembrerebbe aver trovato il suo posto sicuro, ma per fare quel salto si qualità di cui tutti parlano, è necessario iniziare a confrontarsi con palcoscenici ben più importanti.

Ecco, non avremmo mai voluto che questo momento arrivasse: grazie di tutto Europa League, ma adesso andiamo in Champions per vincere. (Oh, se poi le cose dovessero andar male, potremmo sempre ritornare).

Il giusto binomio tra guadagno e prestigio

Sì ok, i soldi non fanno la felicità, ma non è questo il caso. Sappiamo già cosa starete pensando: “non vorrete mica annoiarci con i numeri?”. La risposta è sì. Spiace. Ma per capirci qualcosa bisogna farci due conti.

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Con Il nuovo format della Champions League, quello 2018-2021, per diventare ricchi l’importante è partecipare. Già solo qualificarsi ai gironi, infatti, vale 15,25 milioni. Per ogni vittoria nella fase a gironi verranno corrisposti 2,7 milioni e in caso di pareggio 900 mila euro. Più si va avanti nelle qualificazioni, più si guadagna: dai 9,5 milioni per gli ottavi, ai 10,5 milioni per i quarti, passando per i 12 milioni per le semifinali fino ai 15 milioni per la finale.

A queste cifre bisogna poi aggiungere le entrate del market pool (ossia i soldi provenienti dai diritti televisivi), il ranking storico (528 milioni da dividere tra le partecipanti: maggiore sarà il prestigio storico accumulato nella competizione, maggiore sarà la fetta dei ricavi) e, infine, tutti gli incassi del botteghino e dei vari sponsor.

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Praticamente potremmo andare là, non fare niente per 6 partite, ma intascare lo stesso quasi 30 milioni. Cifra che in Europa League si sfiorerebbe a malapena solo in caso di vittoria finale, mentre vincere la Coppa Italia significherebbe portare a casa la misera somma di 7 milioni.

Ora, va bene che alzare in cielo un trofeo ha sempre il suo fascino, ma i soldi che dà la Champions League sono tanti. Soprattutto per una società che fa delle plusvalenze la voce più importante tra i ricavi. Soldi che potrebbero essere utilizzati per aumentare il tetto ingaggi (che attualmente ammonta a circa 3 milioni, neanche il magazziniere di un qualsiasi top club vive in questa miseria), così da permettere non solo di tenere i migliori giocatori già in rosa, ma di diventare più appetibili anche per quelli di un certo livello.

Infatti, giocare nell’Europa che conta, permette di avere un (sex) appeal di tutto rispetto.

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Puoi essere brutto quanto ti pare, ma con i soldi e la visibilità nessun giocatore saprebbe resisterti.
Siamo seri, credete davvero che Cristiano Ronaldo sarebbe andato alla Juventus se noi lo scorso anno ci fossimo qualificati per la Champions League?

Lotito e la variabile X

Ma quando parliamo di numeri bisogna sempre tener conto di una variabile X (che nel nostro caso è Lotito): quando la varianza è uguale a zero essa può essere considerata una costante reale. Infatti, la nostra costante reale è che zero rappresenta la somma che Lotito ogni anno mette a disposizione per il calciomercato.

Ci avete capito qualcosa? Beh, neanche noi.

Nonostante questo però, riusciamo sempre a fare la nostra discreta figura. Il merito di tutto ciò non può che essere, in gran parte, dell’altra variabile y. Ossia Igli Tare.

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Calciomercato Lazio. Il ds della Lazio, Igli Tare, ha parlato a Sky Sport: "Vogliamo raggiungere gli obiettivi fondamentali per la crescita della società, primo fra tutti la Champions League: sono anni che ci giriamo intorno e questa volta speriamo sia quella buona per arrivarci, magari senza ostacoli. La speranza è che Var e arbitri possano iniziare l'anno con maggiore serenità. Mercato? Posso dire fin da subito che sarà un mercato più in uscita che in entrata". Ti aspettavi un calciomercato diverso? Sempre forza Lazio! 🦅 #aromasololalazio #sslazio1900 #sslazio #curvanord12 #sempreforzalazio #laprimasquadradellacapitale #lazio #lazionews #iglitare #calciomercato #dsdellalazio #forzalaziocarica

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Diamo a Tare quel che è di Tare

Di “bidoni” ce ne ha rifilati tanti è vero, ma almeno non li ha pagati 42 milioni, così che (si legge “SHICKKE”) possiamo anche perdonarlo. Infatti ognuno ha il PATRIC/K che merita e, se Real Time inventasse un nuovo programma “Il Boss della spesa“, sicuramente Tare ne uscirebbe vincitore indiscusso.

Vi immaginate cosa riuscirebbe a comprare se invece di fare spesa con i coupon di Lotito potesse avere tutti questi soldi da spendere? Magari avremo meno Pereirinha e più Milinkovic.

Però anche la Pereirinhocrazia non era male.

Allora siete ancora convinti di aver votato per la Coppa Italia?

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Articolo a cura di Martina Pietronzini

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