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Inzaghi e il mare

Non sognava più tempeste, né donne, né grandi avvenimenti, né grossi pesci, né zuffe, né gare di forza e neanche di sua moglie. Ora sognava soltanto luoghi e i leoni sulla spiaggia“.

Forse sono questi i pensieri di Simone Inzaghi, allenatore della Lazio, come quelli di Santiago, il protagonista del celebre romanzo di Ernest Hemingway.

Da giocatore, Inzaghi avrà sicuramente sognato dei grandi avvenimenti, come quelli che sogna un grande professionista, come quelli di un uomo umile all’interno di una squadra di giocatori sensazionali che vinceva trofei internazionali con lo stessa facilità del Real Madrid. Un uomo che ha deciso di abbandonare le sfide personali per passare a quelle di gruppo. Quelle di un gruppo unito, solido e umile. Quelle sfide che caratterizzano dei leoni sulla  spiaggia o su un campo da calcio che forse, con questi risultati, assomiglia di più ad un campo da battaglia. 56 gol, primo attacco del campionato e fra i migliori a livello europeo. 40 punti nel girone d’andata, battuto il record, battuti tutti i record e i giudizi su questa squadra.

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Sturm und Inzaghi

Dopo la partita contro l’Udinese, il difensore nonché ex compagno dell’allenatore, Stefan Radu, ha rivelato il segreto di questa squadra: Ci alleniamo col sorriso.

Eccolo lì, il segreto del “vecchio” seppur giovane Simone Inzaghi, filosofo moderno nonché navigante di un mondo tuttora inesplorato. Un mondo visto dalla sua capanna vicino al mare.

Abbracci, scherzi, festeggiamenti sotto la curva e sempre a difesa della sua squadra e dei colori che lo rappresentano da quando non era ancora maggiorenne. Simone Inzaghi si dimostra l’anti modernità, perché il calcio è più di qualche numero e di qualche statistica, il calcio è ancora amore per lui. Forse al finire del secolo odierno, i giocatori verranno pagati con miliardi e non più con milioni, forse Neymar sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America e ad Inzaghi non fregherebbe niente comunque. La sua squadra deve essere la sua casa, altrimenti non esisterebbe alcun Inzaghi.

L’Inzaghi è un “viandante sul mare di nebbia”, un “romantico”, un vecchio che guarda il mare che ha tutto di anziano tranne gli occhi. Perché senza dubbio negli occhi dell’allenatore piacentino vi sono i colori della Lazio.

Nel cuore di Simone ci sono “i giardini di marzo” e i “fiori di pesco”, c’è lo “sturm”, fedele accompagnatore di ogni coraggioso marinaio e il “drang”, l’impeto che lo sorregge per ogni battaglia.

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“L’uomo non è fatto per la sconfitta”

Parlava così, Santiago, tra un aforisma e l’altro. Neanche Inzaghi è fatto per la sconfitta. Perché può perdere qualcosa ma non può perdersi né perdere la fiducia dei tifosi nei suoi confronti né la fiducia dei suoi uomini.

Simone Inzaghi, uomo, padre, allenatore ma soprattutto tifoso. Tifoso dei suoi stessi schemi e delle sue tattiche che non lo hanno mai tradito e anche quando subì torti mai si scompose. Perché l’umiltà è nelle sue parole e nei suoi fatti ma soprattutto nei suoi giocatori stellati: valutazioni multimilionarie per i suoi leoni che hanno rinnovato i loro contratti e la loro fiducia nel mister e nel progetto. I limiti non si possono porre quando la propria squadra si presenta come primo attacco di un campionato come quello di Serie A. Nonostante ciò, continua ad insistere sui margini di miglioramento in difesa e negli altri aspetti tattici, non fidandosi delle certezze. Ama il miglioramento così come ama le vittorie che lo hanno portato a diventare uno degli allenatori più ricercati di mezza Europa. Chi lo cerca per il post Allegri alla Juventus, chi lo vorrebbe come nuovo Conte al Chelsea e chi lo propone come nuovo allenatore della Nazionale.

Lui ai complimenti ha sempre risposto umilmente che il suo posto era nella Lazio così come per il vecchio, il suo posto rimarrà sempre il mare.

Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono“.

Chissà se è vero. Nel frattempo, Inzaghi si gode sottovoce il suo successo e quello della sua squadra.

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