ATTENZIONE: avvertiamo i gentili lettori che il seguente articolo contiene l’uso di diversi improperi e volgarità dialettali. Inter-Lazio ci ha lasciato ancora sconvolti per quell’errore di Caicedo e da Milinkovic che ma che stai a fa Sergè li mort..!!*#*@!!@#*#!!@. Grazie e ci scusiamo per l’eventuale disagio.
In realtà il titolo di questo articolo sarebbe dovuto essere “Ma quanto siamo stronzi”. Purtroppo i poteri forti ci obbligano ad essere family friendly almeno per salvare le apparenze, non possiamo farci nulla. Un po’ come la Lazio che senza il brivido proprio non può farci stare. È una condizione di vita a cui siamo abituati, fa parte della nostra routine in fondo.
Ti svegli, mangi, leggi Laziocrazia, vai a lavoro, leggi Laziocrazia, torni a casa, mangi, guardi la Lazio, rischi circa quindici volte l’infarto, leggi Laziocrazia, ridi e vai a dormire.
E leggi Laziocrazia.
Certo che bisogna veramente esserlo. Stronzi, intendiamo. Bisogna esserlo per tifare una squadra in grado di farti venire i capelli bianchi a sedici anni. Bisogna esserlo per sbagliare a ripetizione il gol decisivo che potrebbe portarti finalmente in trionfo (Caicedo bello, ma che dobbiamo fare con te?). Soprattutto bisogna esserlo per avere quell’innata capacità di mandare in malora ogni possibilità di vittoria tranquilla a dieci secondi dalla fine.
Ognuno di noi sapeva che sarebbe successo qualcosa in Inter-Lazio. Il gol di Immobile arriva a dodici minuti dalla fine dei supplementari. Passano undici minuti e cinquanta secondi effettivi di niente, e allora il laziale diventa sospettoso.
Ma che davvero vinciamo così? Chi? La Lazio? Ma no dai, ci dev’essere un errore.
E infatti eccallà. Rigore per l’Inter al duecentoquarantaseiesimo.
La sequenza composta da: fallo di Milinkovic, VAR, rigore per l’Inter è quanto di più banale possa accadere alla Lazio all’ultimo secondo di un match già vinto. Ecco quindi alcune partite fonti di diversi attacchi cardiaci con annesse bestemmie varie:
(E abbiamo riportato solo le più vicine nel tempo)
Lazio-Juventus
La storia recente delle sfide con i bianconeri è ricca di emozioni condite da dei finali a sorpresa. Anche troppo.
- Quella di Floccari: Semifinale di ritorno di Coppa Italia, Lazio avanti 1-0 e la Juve agguanta il pareggio al novantunesimo. Fin qui niente di strano. Poi Floccari segna il gol della qualificazione due minuti più tardi. E questo invece è molto strano. Ultima azione della Juve con Giovinco che si fa parare un gol già fatto da Marchetti, e Marchisio che sbaglia il tap-in a porta vuota.
Abbiamo ancora le palpitazioni.
- Quella di Patric: la vittoria dello Stadium è rimasta per tutti la partita di Strakosha. La verità è che Patric, da vero professionista, causa il rigore a tempo scaduto per calare ancora di più nella consueta parte del giocatore della Lazio. Un bastardo che ci deve far soffrire, per poi farci assaporare più a fondo il gusto della vittoria.
Lo fanno a fin di bene, questi mascalzoni.
- Quella di Murgia: Supercoppa Italiana, Lazio avanti 2-0 che si fa rimontare 2-2 negli ultimi cinque minuti (con rigore al novantunesimo). Sì poi il gol di Murgia bellissimo e che gioia. Ma quanto bisogna essere infami per tormentarci in questo modo?
I derby
Già il derby è di per sé una battaglia per noi tifosi. Inizia intere settimane prima fatte di notti insonni, tachicardie e strani sogni premonitori. Poi se ti ci metti pure tu, Lazio nostra.
- Konko all’87’: per tutti il derby di Klose al 93′. E invece no. Dopo un secondo tempo dominato in 11 contro 10 Konko decide di farci venire un brivido lungo la schiena di cui sentiamo gli effetti ancora oggi.
Brrrrr.
- Pjanic e poi Osvaldo: altro derby dominato. Candreva, Klose e Mauri ribaltano il gol di Lamela. Roma in 10 per l’espulsione di De Rossi. Tutto ok penserete. Poi Marchetti si fa segnare da cinquanta metri il gol del 3-2 al’86’, e all’ultimo secondo Osvaldo sfiora il pari per pochi centimetri.
Solo noi.
- Quello finito a Napoli: ci giochiamo un posto in Champions League contro i giallorossi al termine di una cavalcata spettacolare. Dopo un lungo assedio riusciamo a pareggiare al gol di Iturbe con Djordjevic. Il pareggio può andarci bene ma decidiamo di suicidarci prendendo gol da Yanga-Mbiwa a cinque minuti dalla fine. Ci tocca quindi andare a fare l’impresa a Napoli, che riesce, ma dopo essere stati rimontati di due gol con Higuain che calcia alto il rigore del possibile 3-2.
Onazi la mette in cassaforte e Klose fa il 2-4, ma che fatica.
Menzione speciale per il 26 maggio: un minuto dopo il gol di Lulic, Marchetti ha dovuto fare questo intervento per evitare l’1-1 di Totti. In quel momento ci è passata tutta la vita davanti.
Qualche altra partita
Giusto per ricordarvi e ricordarci che non serve affrontare dei big match per temere per l’incolumità del nostro apparato circolatorio. Eccovi degli esempi direttamente da questa stagione.
- Saponara al novantanovesimo: novantanovesimo. Novantanovesimo. Dopo una rimonta epica col rigore di Immobile al 96′, la Lazio non ci sta e prende il pari quasi alla fine di quello che sarebbe un tempo supplementare.
Al novantanovesimo.
Acerbi vicino al tentato omicidio: quando ti chiami Lazio, stai vincendo per 1-0 ad Empoli una partita sofferta e mancano trenta secondi al termine, cosa potrà mai accadere? Ovviamente che Wallace regali a Caputo il più dolce degli assist, e a noi il più veloce dei vaffa.
Strakosha salva il gol ma non può nulla per evitare ad Acerbi di dire al brasiliano tutto ciò che anche a noi da casa passava per la testa. “Ma cos’hai nel cervello, le scimmie urlatrici?”
Potremmo andare avanti all’infinito, ma pensiamo di aver reso l’idea. È questo a cui siamo destinati per esserci inguaribilmente ammalati di Lazio. C’è da soffrire, ma quanto è bello esse laziali.
Articolo a cura di Francesco Mattogno









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