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InnamoRadu: 4 buoni motivi per amare Stefan Radu (e volerlo capitano)

Stefan Radu appartiene a quella corposa categoria di “calciatori spesso e volentieri criticati”. Non solo, Stefan Radu gioca nella Lazio, ragion per cui è al contempo un rispettabile membro del club “calciatori della Lazio spesso e volentieri criticati di default”. Non si tratta di sacrosante osservazioni di carattere tecnico. Il più delle volte si tratta di concetti astratti buttati lì per riempire l’aria o commentare sui social, dogmi dalla vaghezza sconcertante (quasi pericolosa), che hanno colpito indiscriminatamente tante altre vittime nel tempo, anche più illustri del difensore rumeno. “Non è più quello di una volta“, “Deve giocà l’altro“, “Stamo ancora a giocà co’ questo sulla fascia“, “Ormai è bollito, ha fatto il suo tempo“.

Ecco, tra tutti i “calciatori della Lazio spesso e volentieri criticati di default”, uno di quelli che più dovrebbe suscitare simpatia (e, viceversa, indignazione nei confronti dei suoi detrattori) è proprio Stefan Radu. Per carità, lo possiamo mettere in panchina, lo possiamo insultare bonariamente se sbaglia un intervento, lo possiamo perfino ignorare nella scelta del capitano fregandocene bellamente dei criteri di assegnazione della fascia fin lì adottati. Ma non dovremmo mai denigrarlo a cuor leggero, perché questo davvero non se lo merita.

Radu è come un eroe minore di un poema epico: mai protagonista assoluto, ma pur sempre eroe; non il più valoroso o temibile o affascinante, ma senz’altro uno dei migliori e più affidabili in battaglia. Perché se è vero che la storia non ha bisogno solo di Achille, Ettore ed Enea, allora è Stefan Radu il nostro cazzutissimo Aiace. E questi sono 4 buoni motivi per innamorarsene e legargli quella maledetta fascia al braccio. 

1) Attaccamento alla maglia

Stefan Radu è il capo-ultras dello spogliatoio. Non è romano e non è nato laziale, è vero. Ma nei suoi occhi furbi si può scorgere la passione per questi colori, cresciuta e curata negli anni. Interpretando il suo modo di giocare, il suo modo di esultare quando le cose vanno bene e perfino quello di rosicare quando tira brutta aria, possiamo cogliere in lui un’intima e autentica dimensione da tifoso. Uno di noi, per farla breve. Qualcuno potrebbe obiettare che per fare il capitano e rappresentare la squadra all’esterno bisogna possedere anche un minimo di doti diplomatiche. Ma che ce ne facciamo di ipocrita diplomazia quando abbiamo la giusta dose di sana ignoranza?

Qui mentre è intento a declamare i celebri versi del poeta simbolo rumeno Eminescu

2) Un buon giocatore, da sempre

Questo è un punto fondamentale per rovesciare la distorta visuale con cui molti guardano a Stefan Radu. La narrativa su un giocatore appena sufficiente, modesto o addirittura scarso merita come minimo una rivisitazione alla luce dei fatti. Essa, infatti, sconta probabilmente pregiudizi di partenza dovuti alla sacrificabilità tecnica del difensore ex Dinamo Bucarest ed a un’innata ricerca di qualcosa di meglio mai chiaramente identificabile. Stiamo parlando di quell’indeterminato senso di insoddisfazione che ci fa vedere le nostre cose sempre un po’ più meno delle altre.

Nessuno vi vuole convincere sul fatto che Radu è il miglior terzino sinistro del campionato e, no, nessuno di noi vuole fondare il movimento politico-culturale Stefan Radu Fight Club (qualcuno ci pensi seriamente però e prendiamoci Roma). Quello che vogliamo evidenziare è l’assoluta dignità calcistica di questo giocatore. Il suo rendimento in campo è stato buono e continuo negli anni e gli allenatori succedutisi dal gennaio del 2008 a oggi lo hanno quasi sempre fatto giocare titolare. Non perché Radu è più simpatico degli altri (e probabilmente lo è), ma perché fondamentalmente Radu è un difensore affidabile, concreto, abbastanza veloce e abbastanza fisico da non soccombere facilmente nei duelli individuali. Per esempio, nei 2416 minuti distribuiti nelle 31 partite dell’ultima stagione il rumeno ha realizzato una media di 1.3 contrasti e 1.5 intercetti, commettendo pochi falli (1 a partita, media che gli è costata 11 cartellini gialli) e subendo solo 0.3 dribbling, per un rating complessivo stimato in 6.85 (dati Whoscored).

In più, merce preziosa nel calcio moderno, Radu è duttile da un punto di vista tattico, avendo già ricoperto almeno tre ruoli nel pacchetto arretrato (centrale di sinistra in una difesa a 4 o a 3, terzino, esterno largo nella difesa a 5). A tal proposito, è sempre opportuno ricordare che fu acquistato dalla Dinamo Bucarest in qualità di giovane e promettente difensore centrale. Il fatto di aver ricoperto perlopiù il ruolo di laterale basso in tutti questi anni non è affatto una nota di demerito.

3) Che sia lodata la cattiveria di Radu

Diciamoci la verità, la cattiveria nel calcio ci vuole. Serve per vincere i contrasti, serve per vincere le partite e, alla lunga, risulta fondamentale per vincere i campionati. La Lazio è una squadra alla ricerca di una bella facciadaschiaffi da troppo tempo ormai, mentre abbonda di belle faccedastudentiErasmus. E di questo, spesso, noi tifosi ci lamentiamo. La Lazio ha urgente bisogno di cattiveria agonistica per mettere timore agli avversari quando mettono piede sul terreno di gioco dell’Olimpico e fargli sentire la giusta dose di ostilità. E anche, perché no, per accerchiare l’arbitro quando si subisce un torto.

Chi meglio di Stefan Radu assolve dignitosamente questo compito nella rosa attuale? Chi meglio di lui sventola da anni il vessillo brutto, sporco e cattivo della nave dei pirati?

Perché ogni volta che Radu rincorre l’attaccante di turno per imbruttirlo un piccolo Fernando Couto nel mondo fa sì con la testa (senza sorridere). Perché ogni volta che Radu va testa contro testa con il rivale per marcare il territorio un piccolo Cholo Simeone in una panchina del mondo si emoziona. Perché ogni volta che Radu fa un fallo un po’ bastardo, magari a inizio partita, magari lontano da occhi indiscreti, magari con annesso trash talking stile NBA, un piccolo Sinisa Mihajlovic nel buio di un quartiere malfamato si avvicina minacciosamente alla palla, la strappa dalle mani del numero 10 mentre borbotta malamente e quella punizione, ci puoi contare, la calcia lui.

4) Uomo spogliatoio

Ma oltre a tutto questo Radu pare essere anche un ottimo compagno di squadra. Da alcuni suoi atteggiamenti e da alcune sue dichiarazioni trapelate nel tempo si può dedurre una certa sua attitudine a fare gruppo, ridendo, facendo scherzi, redarguendo quando necessario.

Un leader mentale dello spogliatoio, che magari arriva con le motivazioni e con la forza di carattere dove non può con la tecnica (comunque di medio-alto livello per un difensore). Radu non ha la fama di uno che si lamenta quando viene lasciato in panchina, non è geloso degli altri e non si ricordano suoi commenti fuori luogo o battaglie contrattuali con la società.

In tutti questi anni Radu c’è stato: bersagliato, applaudito, deriso, incoraggiato, tifato. Sempre lì – non esattamente nel mezzo – ma sempre lì (con 274 presenze totali si è guadagnato sul campo il grado di veterano e ha la top 10 della classifica all time nel mirino). Perché non può essere proprio lui colui che interromperà la maledizione della fascia al braccio?

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