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Il secondo album di Correa sarà quello giusto?

Il secondo album è quello più difficile nella carriera di un artista. Anche se quello di Joaquìn Correa non sarà propriamente un secondo album, è innegabile che le aspettative sul suo conto in casa Lazio siano oggi ad alti livelli. La stagione che sta per avere inizio sarà di fatto quella in cui vedremo all’opera la terza versione del Tucu, dopo il promettente debutto italiano con la Sampdoria e la scorsa annata in maglia biancoceleste. Un’annata a due facce, anzi potremo dire a due lati insistendo con la metafora musicale. Perché se è vero che il Correa visto a primavera è stato un giocatore bello e decisivo, è anche vero che quello della prima parte di stagione ha alternato prestazioni buone ad altre un po’ fumose.

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A partire dal ritiro di Auronzo quindi Correa sarà chiamato alla prova del nove, a quella che – alla soglia dei 25 anni – ne indirizzerà il percorso laziale e probabilmente anche la legacy della sua carriera.

Person of interest

È sotto gli occhi di tutti il talento puro di Carlos Joaquìn Correa, argentino della provincia del Tucumàn, cresciuto nel settore giovanile dell’Estudiantes e prelevato l’estate scorsa da Tare e Lotito – senza troppi squilli di tromba – in quel di Siviglia.

188 cm di classe, velocità ed estro sudamericano, in un corpo asciutto e slanciato che sa accendersi in accelerazioni di stampo europeo.

Il numero 11 possiede tutte le qualità che un aspirante campione deve avere. Ha un dribbling avvolgente di zaratiana memoria, diverso da quello secco e fisico di un altro specialista come Felipe Anderson ma non per questo meno efficace (le statistiche in questo senso dicono tanto: con 3,6 dribbling tentati e 2,1 riusciti, la sua media è stata tra le più alte dell’intero campionato).

C’è poi la tecnica pura, forse il suo vero marchio di fabbrica. Un mix di finte, tocchi e controlli orientati ben dispiegato sia nello stretto (in dialoghi rapidi con i compagni) che in campo aperto, dove – grazie al fisico che si ritrova – riesce a essere letale in fase di transizione. Insomma, una manna dal cielo per un allenatore come Inzaghi che è tra i migliori del panorama italiano a sfruttare questo tipo di situazioni e che vuole trarre il massimo vantaggio dall’elevato tasso tecnico dei suoi terminali offensivi. La stagione 2018/19 della Lazio è stata caratterizzata da una circolazione di palla più ragionata rispetto al passato recente proprio perché accanto a talenti cerebrali come Luis Alberto e Milinkovic spesso e volentieri è stato associato lo stesso Correa, meno diretto e verticale per esempio rispetto al suo predecessore F. Anderson.

Dove può arrivare

Detto delle sue qualità più tangibili, c’è poi da affrontare il discorso legato a quelle che sono le variabili più soggettive che completano il profilo di un giocatore. In questo senso allora El Tucu può e deve migliorare sotto l’aspetto della concretezza nell’ultimo quarto di campo e della continuità di rendimento durante la stagione. Pur rappresentando il suo highscore personale, il bottino di 9 gol e 10 assist stagionali non rappresenta ancora uno specchio fedele dell’enorme potenziale di Correa. Il gol di astuzia contro il Milan in semifinale, l’assolo meraviglioso contro l’Atalanta in finale (forse il gol più bello mai segnato in una finale vinta dalla Lazio?) e lo splendido movimento in area di rigore contro il Bologna all’ultima in casa, ci hanno lasciato negli occhi la testimonianza più vivida e concreta di quello che El Tucu sa fare in area di rigore, al netto di una prima parte di stagione caratterizzata invece da lunghi vuoti realizzativi.

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In questo senso, c’è però da considerare il fatto che i primi mesi laziali di Correa sono stati altalenanti anche per quanto concerne il suo impiego. Inzaghi infatti lo ha spesso utilizzato come riserva di lusso da far entrare a partita in corso per svoltarne l’andamento, condizionando di fatto il suo impatto in termini di prolificità. Un discorso che non sembra essere riproponibile oggi, con la nuova stagione alle porte.

La collocazione tattica dell’argentino all’interno dello scacchiere di Inzaghi sarà uno dei temi di maggior interesse sin dai primi giorni ad Auronzo. Seconda punta vicino a Immobile, la soluzione ad oggi più probabile (vista anche l’incerta posizione di Caicedo). O anche trequartista dietro due punte, una possibilità affascinante ma forse non negli orizzonti di pensiero dell’allenatore. O infine esterno d’attacco, come a Siviglia, se Inzaghi opterà per un tridente offensivo tecnico e veloce. Qualsiasi sarà il modulo del prossimo anno, la versatilità di Correa è un’arma di sicuro impatto sulle sorti della Lazio che verrà e che potrebbe rivelarsi alla lunga un fattore decisivo anche nel suo processo di crescita.

Un buon calciatore con estemporanei lampi di genio o un talento affermato che si afferma come prima stella della squadra? La carriera del Tucu sembra essere arrivata a quel punto di svolta decisivo al quale gli spettatori esterni (più o meno interessati) guardano con estremo interesse. Magari saremo proprio noi tifosi laziali a essere testimoni diretti della realizzazione del suo destino.

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