Avete presente quella sensazione di sentirsi sfruttati da un amico, che magari ci chiama solo quando ha bisogno o gli serve un favore? Ecco, sono ormai anni che proviamo la stessa cosa nei confronti dei nostri cari, carissimi, affettuosi, amici interisti. Quello con i nerazzurri è un gemellaggio ormai consolidato, un volemose bene che si riconferma in ogni partita che ci vede da avversari, con cori di supporto e di amicizia, un po’ come l’errore di Felipe Anderson a porta vuota nell’ultima partita di San Siro: era per il gemellaggio.
Questo rapporto di amicizia (che comunque non ha niente a che vedere con quello di Milinkovic e Pipi) ultimamente però ci ha fatto notare che l’Inter ha preso il brutto vizio di farci fare il lavoro sporco per poi approfittarsene e trarne qualche guadagno. Basta pensare agli ultimi rinforzi nerazzurri che spesso e volentieri vengono dalla Lazio, che li ha scoperti, allevati, cresciuti, resi dei campioni, invorticati in foto oscene insieme a Patric e infine ceduti come un pacco regalo all’Inter. L’ultimo? Stefan de Vrij.
L’olandese, infatti, dopo 4 anni alla Lazio ha deciso di non rinnovare il suo contratto e cercarsi una nuova destinazione, ma questo già lo sapete. E ha scelto l’Inter, ma questo già lo sapevate da 4 anni, da quando si è capito che sarebbe diventato un campione. Perché ormai dovremmo averlo imparato: “amici amici e poi ti rubano la bici”, e la nostra bicicletta si chiamava Christian Vieri nel lontano 1999, poi si è chiamata Hernan Crespo un anno dopo, per arrivare ai più recenti Hernanes e Candreva. I giocatori che hanno deciso di lasciare l’Olimpico per approdare a San Siro sono di un numero che è compreso tra le assenze di Djordjevic in questo campionato e gli errori di Wallace in difesa, tra i goal di Ciro Immobile e i cambi di modulo di Simone Inzaghi (ah, no).
Una delle nostre prime biciclette si chiamava Aron Winter, era quella con cui avevamo praticamente imparato a pedalare, e da quegli anni ’90 avremmo dovuto capire tutto, per esempio che ci avrebbero rubato anche la Stankovic, elegante e costosa. Per non parlare della Mihajlovic, della velocissima Favalli, o della Pandev, protagonista del triplete nerazzurro. E ancora la più modesta Faraoni, o la brasiliana Cesar, che poi si è rivelata essere laziale vera, ma insomma, perché non portarla via? Anche la stessa Almeyda aveva lasciato la Lazio per trasferirsi al Parma, e solo due anni dopo finire…all’Inter. E per concludere, quelle che forse ci hanno fatto più male, ci hanno lasciati più paralizzati di Bresciano dopo un goal: Tommaso Rocchi e Zarate. Uno il capitano della Lazio, l’altro l’idolo di bambini e adulti che con la palla al piede faceva quello che voleva, anche loro scippati dal ciclone interista.
Potremmo continuare per ore e ore a parlare delle nostre fantastiche biciclette e dei pianti che ne sono conseguiti alle loro vendite, di come dopo essere usate e aver fatto grandi cose con noi abbiano, spesso, trovato meno fortuna nella squadra di Milano, ma piuttosto teniamo a precisare una cosa – APRITE LE ORECCHIE AMICI INTERISTI – “Immobile è cotto, è rinato con la Lazio ma nelle altre squadre farebbe difficoltà a fare bene, lasciatelo stare, non fa per voi”.
