Search

Eddy Onazi: il cavaliere oscuro

C’era una volta Platone e il mito della caverna: uomini imprigionati al buio che avevano l’unica possibilità di credere come reali le ombre proiettate dall’esterno. Solo una volta liberati dalle catene potevano uscire, essere abbagliati dal sole e andare oltre, superare il loro piccolo spazio e lasciarsi avvolgere da una realtà superiore.

C’era una volta Eddy Onazi, ragazzo del ’92 portato alla Lazio Primavera senza clamore, nel silenzio comune di calciatori che vengono continuamente studiati, a cui si affidano molte speranze, che possono osservare dalla grotta le ombre proiettate dal calcio che conta dei “più grandi” che ce l’hanno fatta e si godono l’estasi della Serie A. Di tanti giovani che passano per le squadre Primavera alla fine sono pochi quelli che riescono a compiere il passo, a farsi uomini, a liberarsi dalle catene di un calcio basato sulla sicurezza dell’acquisto piuttosto che sulla crescita incerta di giovani promesse. Ma poi c’è Onazi, ragazzo nigeriano che in pochi anni si è conquistato la luce, è approdato in Serie A e non è tornato più indietro.

[amazon_link asins=’B073SW39TL’ template=’ProductCarousel’ store=’tofl-21′ marketplace=’IT’ link_id=’b2829a29-8ccc-11e7-b4cd-57d4ab8ed7de’]

Ora, senza scomodare altri filosofi come Aristotele e Socrates (che poi era bravino quel brasiliano, mettilo con Leiva in mezzo al campo e poi mi dici…) ci piace ricordare questo ragazzo che è stato protagonista, nel suo piccolo e senza troppi fragori, della storia moderna della Lazio. Per chi non se lo ricordasse Onazi ha giocato infatti due delle partite che i tifosi biancocelesti ricordano con maggior piacere negli ultimi anni: il 26 maggio, e non serve specificare altro come “19.27, Lulicccc, 71, goooo”, e la partita più carica di emozioni che sicuramente a molti tifosi è costata un telecomando rotto o l’esilio dal proprio condominio per schiamazzi notturni, Napoli-Lazio del 31 maggio 2015 valevole per un posto in Champions League.

Ma andiamo con calma. Partiamo da quando il calciatore arriva a Formello nel lontano marzo del 2011 ottenendo 6 presenze nella Lazio Primavera condite da 4 goal. A questi primi mesi in biancoceleste segue un altro anno con “i piccoli” in cui riesce ad ottenere una sola presenza in Serie A contro l’Atalanta, grazie all’allenatore che probabilmente lo apprezzerà più di tutti e soprattutto lo lancerà verso la luce della ribalta: mister Edoardo Reja. Da lì in poi il ragazzo acquisisce fiducia, è utile alla squadra per la sua capacità di stare in mezzo al campo, in fase di rottura e ripartenza con il vizio di inserirsi palla al piede per bucare la difesa avversaria in velocità o di tirare dalla distanza (probabilmente quando è stanco e non ce la fa a correre).

Negli anni successivi riesce a diventare anche titolare: raggiungerà così le 100 presenze con l’aquila sul petto, fino ad arrivare all’apice della sua carriera. È infatti titolare il 26 maggio 2013 e si occupa del centrocampo insieme a Ledesma giocando una partita di grande quantità che lo consegnerà alla memoria dei suoi tifosi, e che lui stesso ricorderà spesso con grande piacere su Instagram (scusaci Patric ma seguivamo anche lui). Alza in questo modo al cielo il suo secondo trofeo ufficiale nell’anno più prolifico della sua carriera in cui vince anche, tre mesi prima, la Coppa D’Africa con la sua Nigeria, di cui era ormai diventato la colonna portante.

Con l’esperienza acquisita in Europa League diventa un giocatore importante, e raggiunge finalmente la Champions insieme ai suoi compagni nella partita più cardiopatica (vabbè che per noi lo sono sempre tutte…) della storia, con un Napoli guidato da Higuain croce e delizia, e la Lazio da tanto cuore, lo stesso che porta Onazi a siglare il goal del vantaggio e della chiusura della partita all’ 85esimo dopo un rocambolesco contropiede concretizzato con un tocco di piatto.

È la rete più importante della sua carriera, arrivata dopo anni di lavoro silenzioso, impegno, dedizione. Il ragazzo arrivato da lontano, cresciuto nella grotta buia del calcio che ti fa le ossa ha raggiunto finalmente la luce, con la sua esperienza ha imparato a gestire partite importanti, di quelle che si giocano sull’orlo dei nervi e in cui Cana si sarebbe fatto cacciare dopo 10 minuti, ha imparato ad essere decisivo e a prendere per mano la sua squadra offrendo il suo aiuto incondizionato.

A volte per farsi amare basta fare la cosa giusta, farla nel momento giusto, ed è un po’ quello che è riuscito a fare Onazi, che senza mai lamentele di troppo ha saputo stare al suo posto, aspettare diligentemente il suo turno e colpire nel momento adatto, proprio quando era l’uomo meno atteso.

Rimane alla Lazio per 6 anni, fino a quando non entra in conflitto con la società e dopo una stagione in cui trova poco spazio, decide così di accettare il trasferimento al Trabzonspor il 2 agosto 2016 salutando i suoi tifosi con un post su Instagram, che se non l’abbiate capito è ormai l’unico mezzo ufficiale di comunicazione, altro che i comunicati di Lotito.

Leggenda vuole che in un incontro amichevole tra Catalogna e Nigeria il centrocampista Xavi (se non lo conoscete è quello che si ispira a Parolo) gli chiese addirittura dove giocasse, sorpreso dei tanti palloni rubatigli dal nigeriano in mezzo al campo.

Quello che è certo, invece, è che la Lazio sente la mancanza di un giocatore con la sua duttilità in mezzo al centrocampo, un uomo che è cresciuto con la squadra, che ha sempre rispettato i suoi tifosi ed è stato camaleontico nell’adattarsi ai cambi di schema di una Lazio che ha visto un susseguirsi di allenatori. Un Onazi che viene, come Inzaghi, dalla Primavera, che poi se ne è andato proprio quando anche lo stesso Simone era finalmente arrivato in Serie A. Due persone cresciute insieme, uscite dal buio della grotta e arrivate alla luce del campionato italiano, che hanno poi intrapreso strade diverse con la consapevolezza di aver affrontato il cammino in modo simile.

Onazi è stato l’uomo giusto al momento giusto, una scintilla di luce abbagliante in un periodo importante per la Lazio condito da grandi vittorie.

Onazi ha brillato insieme alla sua squadra, in una fase in cui il buio era padrone.

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Laziocrazia.eu © Copyright 2018. All rights reserved.
Close