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È un problema grosso se Peruzzi va via

Le voci riguardanti il possibile addio di Angelo Peruzzi, trapelate nelle ultime ore, devono aver fatto spaventare solo chi del “cinghialone” sa (o ricorda) poco o nulla. Dietro le sbarre di un Formello in stile Alcatraz, c’è un gruppo che lavora per ritrovare compattezza e motivazioni, dopo la sbandata delle ultime settimane. E Peruzzi è li con loro. È fisiologico sia così. Solo pochi mesi fa, lo stesso spogliatoio che oggi appare sgretolarsi partita dopo partita, non era che un unico blocco di marmo a soli nove minuti dalla qualificazione Champions. Meritatissima per quanto impensabile a inizio stagione.

Ma facciamo un passo indietro.

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Estate 2016: il caso Bielsa smuove un po’ tutto l’ambiente Lazio. Prima le conferme del suo arrivo a Roma con conseguenti richieste da Loco. Poi il ripensamento e la storia che finisce in tribunale. Non che sia una novità in fondo (Avvocato Gentile aiutaci tu). Nel marasma generale, persino l’arrivo di uno dal passo aggraziato di un elefante in una cristalleria non viene notato dal tifoso laziale. In effetti un po’ tutti quanti, concentrati nel santificare El Loco e maledire Lotito, non ci siamo accorti che Peruzzi era tra noi.

Tempo di metabolizzare la faccenda ed ecco sorgere le prime domande: “ma esattamente Angelo, che sei venuto a fa?”. Grigioni è al posto suo. Inzaghi su quello di Bielsa. Il dubbio di aver trovato il vice Marchetti tra gli svincolati, è forte e pure fondato. Insomma, il clima non è dei migliori all’inizio della nuova vita laziale, questa volta da dirigente, dell’ex portierone.

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Eppure, forse inaspettatamente, inizia il miglior ciclo dell’era Lotito. Una nuova squadra prende forma. Immobile e Milinkovic. Wallace e Bastos. Non bastano i soli giocatori, qualcuno dovrà pur far coesistere cotanta poesia calcistica al cospetto di chi, scegliendo il calcio, ha sbagliato mestiere. Troppo facile credere che sia stato del solo Inzaghi il merito. Finalmente esiste un anello di giunzione tra Società e spogliatoio, qualcuno che faccia da collante e formi un gruppo degno di quel nome. Quel qualcuno è Angelo Peruzzi. Il nuovo Club Manager.

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Ecco spiegata la formazione di quel blocco di marmo, comunemente chiamato “Rosa S.S. Lazio 2017/2018”. Una squadra compatta, sempre al 100% e devastante per lunghi tratti. Il gioco sfavillante dei ragazzi di Inzaghi non avrebbe potuto raggiungere certi livelli senza le sapienti manone di Peruzzi a vigilare. E incutere terrore. Non che di problemi non ce ne siano stati. Un uomo grosso così, però, è in grado di risolverli. Ne sa qualcosa Senad Lulic, di certo non l’ultimo arrivato.

Dopo una scenata del genere due uomini grossi erano ad attenderlo all’ingresso dello spogliatoio. Tare e Peruzzi. Inutile dire che non servirono parole.

L’importanza di Angelo Peruzzi, nella storia della Lazio, è proporzionale alla sua stazza fisica. Non solo in questi ultimi anni forse non avremmo visto una squadra così in grado di emozionarci. Ma forse non avremmo proprio visto nessuna Lazio. L’unico a non scappare da Roma dopo il ridimensionamento societario del 2004, è proprio lui. Sulle sue spalle larghe la prima Lazio di Lotito costruisce e coglie una salvezza, che con Sereni e Casazza, sarebbe stata un tantino complicata.

È difficile credere che una persona dello spessore di Peruzzi adesso chiuda baracca e burattini, abbandonando la Lazio nel momento in cui c’è più bisogno della sua figura. Difficile crederlo dopo quella salvezza, quando a 35 anni avrebbe potuto salutare tutti e guardare la nave affondare, piuttosto che condividere la stanza con Mea Vitali e Oscar Lopez. Che non assomigliavano poi molto a quei Stankovic e Stam che fino all’anno prima giravano per Formello. Peruzzi lascia la Lazio, e il calcio, riportando i colori biancocelesti in Champions League. Peruzzi arriva nell’estate di Bielsa, quando tutto è distrutto, e rimette insieme i cocci di un ambiente logoro. Peruzzi non se ne andrà adesso. Non così. Non prima di aver preso nuovamente gli applausi dell’Olimpico.

Altrimenti lascerebbe un vuoto talmente enorme da dover richiedere l’assunzione di due Club Manager. E sarebbe un grosso problema.

Articolo a cura di Francesco Mattogno

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