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Di nuovo Lazio-Novara, ma non dovevamo vederci più?

Sabato alle 15:00 assisteremo al trentottesimo incontro tra Lazio e Novara. Non suona male? 38 partite corrispondono ad un campionato di Serie A, e francamente non ricordiamo di aver affrontato i piemontesi così tante volte. Sapete perchè? Perchè siamo giovani e freschi, noi di Laziocrazia (scrittori e lettori, s’intende).

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Complice un Novara quasi mai ai massimi livelli, la sfida negli ottavi di Coppa Italia sarà infatti solamente la terza negli ultimi 42 anni. Le uniche due partite non risalenti all‘Età del bronzo sono quelle del campionato 2011/2012.

E non è che ci abbiano lasciato proprio un gran ricordo.

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In realtà l’ultimo vero e proprio Lazio-Novara, giocato all’Olimpico, crediamo sia finito facilmente nel dimenticatoio di ogni tifoso biancoceleste. 3-0 secco con gol di Biava ad aprire le marcature, e la doppietta di Rocchi a chiuderle. Fin qui tutto bene, penserete. Ed è così.

La gara di ritorno (giocata con il Novara praticamente già retrocesso) invece ci rimarrà negli occhi ancora per diverso tempo, riaffiorando dai meandri della nostra memoria ad ogni qualificazione Champions sfumata per un soffio. Novara 2 Lazio 1. Autogol di Diakitè a siglare il vantaggio piemontese a cui risponde immediatamente Candreva per l’1-1. Peccato che Mascara avesse nei piedi l’ultimo grande gol della sua carriera, punizione all’incrocio e Marchetti battuto a dieci minuti dal termine.

Per chi volesse soffrire ancora, tutto per voi.

Ora guardate attentamente verso le schermo.

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Vi abbiamo già scaldato con qualche nome nostalgico, quindi veniamo al sodo e chiediamoci: che cosa è cambiato dall’ultimo incontro tra Lazio e Novara?

  • Reja allenatore: partiamo dalla cosa più importante, Edy Reja era l’allenatore della Lazio. Tutti amiamo Simone Inzaghi, è vero. Ma Edy aveva quel qualcosa in più. Sarà stata l’aria di Gorizia, l’esperienza dell’uomo che sai essere più saggio di te, o quell’irrefrenabile voglia di dimenticarsi cosa significhi attaccare. Ma ci manca difendere lo 0-0 in casa contro il Lecce.

Oh, quanto ci manca.

 

  • Non c’era il VAR: in quel Novara-Lazio un certo Libor Kozak aveva portato in vantaggio i biancocelesti, salvo poi vedersi annullare il gol (per circa 1km di fuorigioco). Giusto annullare la rete, ma la bellezza del calcio senza VAR stava anche nel protestare ai microfoni di Sky senza rimorsi. Esattamente come ha fatto a fine gara Reja.
  • Tutti i titolari e i panchinari: non serve dirlo, gli unici elementi della rosa presenti ai tempi di Novara-Lazio che ancora oggi vestono la nostra maglia, sono Radu e Lulic. Che non erano del match perchè infortunati. Tra i presenti al “Silvio Piola” possiamo però vantare campioni del calibro di Garrido, Alfaro e Rozzi. Mica male.
  • Lulic 71: esattamente 1 anno, 1 mese e 1 giorno dopo quella partita, sarebbe nato il mito di Lulic 71.

Questo si che è un bel cambiamento.

  • Rozzi era il vecchio Rossi: o Rossi è il nuovo Rozzi, fate voi. Quel che è certo è che Antonio Rozzi non solo era il talento emergente di quella Lazio, ma dopo essere entrato contro il Novara avrebbe potuto cambiare la sua storia, e chissà, forse anche la nostra. Tra lui e il gol del pareggio, solo un miracolo di Fontana. Probabilmente se quella palla fosse entrata, oggi vedremmo Rozzi duettare con Luis Alberto e Immobile. E saremmo andati in Champions League.
  • Puma non è più lo sponsor tecnico: l’anno di quel Novara-Lazio è anche l’ultimo, di 14, con Puma sul petto. Oggi Macron ci ha messo l‘aquila. E lasciateci dire che dopo certi obbrobri, è meglio così.

A onor del vero, la prima maglia del 2012 era tanta roba.

  • Scaloni-Diakitè-Dias-Garrido: Sapete che c’è, in fin dei conti Wallace non è poi così male.

Una cosa però non è cambiata, la qualità dell‘esterno destro. Konko era il titolare, ovviamente indisponibile, e “Mr. Asado” Scaloni la riserva.

L’aquila perde le piume, ma non il vizio.

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In ultimo, ma non per importanza, Novara-Lazio si sarebbe giocata dopo due tragedie, prima del suo rinvio. La morte di Piermario Morosini e di Mirko Fersini, a 2 giorni di distanza. A loro va il nostro ricordo.

Articolo a cura di Francesco Mattogno

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