Continua l’avventura della Lazio a Football Manager, se vi foste persi la prima parte la trovate qui.
Nelle prime giornate si sono stabilite le gerarchie del campionato: Milan e Roma in testa, Juventus a inseguire e noi a giocarci la Champions League con Inter, Napoli e l’outsider Atalanta. Con il Milan abbiamo anche avuto l’occasione di lanciarci ed entrare nella corsa per il tricolore, ma per non “avvantaggiare i cugini” ci siamo fatti mettere sotto.
Più reale di quello che sembra
Se Football Manager è da ben diciannove edizioni il simulatore calcistico più amato dai videogiocatori di tutto il mondo, non è certo frutto del caso: il gioco può vantare alle sue spalle il database calcistico più grande e completo che sia mai stato creato, e proprio grazie a questo database si rivolgono tante squadre di blasone importante, per studiare i futuri talenti. E quando il gioco viene a dirci che Patric non è proprio adatto per lo standard della Serie A, non possiamo far altro che alzare le mani da mouse e tastiera. Come dei masochisti però, noi continuiamo a schierarlo, portando a casa qualche risultato: tre punti nel girone di Europa League contro il Rennes, una sconfitta per 0-1 con il Cagliari (lo sappiamo, nella realtà Simone ha fatto meglio) e uno stupendo 3-4 in rimonta contro la Spal.
Le cose si mettono male
Dopo una bella partenza a razzo però, ecco che la Ferrari rimane senza benzina: Milinkovic-Savic ci chiede di discutere con lui del suo futuro, visto che vuole andare a giocare in un club più blasonato. Presi alla sprovvista gli promettiamo grandi operazioni nel mercato di gennaio, con la consapevolezza di non avere nemmeno un euro a disposizione. Il suo malumore ricade anche sullo spogliatoio, che inizia a perdere: 1-3 con la Juventus dopo essere passati in vantaggio con Immobile, 1-2 con il Leverkusen e un 2-2 con il Napoli che ci rimonta dopo il vantaggio iniziale di Senad Lulic.
Uno spogliatoio a pezzi
La stessa squadra che si era ritrovata a giocare spensierata e con il morale alle stelle per l’arrivo di un nuovo allenatore preparato e compete…ehm, solamente preparato, ora è chiamata a reagire per dare una svolta alla stagione: decidiamo quindi di avere un confronto con i ragazzi, nella speranza di risolvere i numerosi malcontenti grazie ai giocatori più influenti, come Murgia e Luis Alberto (sì, il gioco lo pensa davvero). A peggiorare la situazione ci si mette però l’Udinese, che ci rifila un secco 0-3 schiaffandoci in nona posizione. Unica nota positiva di questo periodo? Wallace che firma un accordo con la Dinamo Kiev per gennaio, alla modica cifra di 6 milioni di euro.

90 minuti alla radiolina
Una svolta fondamentale alla stagione potrebbe darla l’ultimo match del girone di Europa League. Avendo pescato due big, ci ritroviamo con la seguente situazione: Betis già qualificato con 12 punti, Leverkusen secondo con 9, Lazio a 7 e Rennes a 1. Lazio-Betis sarà quindi fondamentale, con la speranza che i francesi compiano il miracolo della stagione, che sembra arrivare: al 3°minuto Manzini ci informa che i francesi sono passati in vantaggio con Niang, ma proprio mentre Cataldi di testa ci porta momentaneamente secondi (turnover in vista del campionato nonostante l’importanza della partita), ecco che Paulinho fa 1-1 per i tedeschi. Badelj nel secondo tempo firma il 2-0, ma è tutto inutile, siamo fuori. Unica consolazione? Nel girone D Lipsia e Sporting Lisbona hanno fatto fuori il Sevilla.
Come le fenici
“Complimenti ai ragazzi”. Proprio come Inzaghi, abbiamo anche noi delle frasi preimpostate da usare nelle interviste e nelle conferenze stampa, e ora che stiamo tornando alla vittoria, possiamo finalmente dirlo ai quattrro venti: “complimenti ai ragazzi”, che battono per 0-2 il Bologna e 3-0 il Parma in casa, arrivando in un buon stato mentale a una delle partite più importanti della stagione: Lazio-Roma.

Per fermarli, optiamo per un modulo difensivo, il 4-1-3-1-1, formato da: Strakosha tra i pali, Radu a sinistra, Caceres centrale al posto dell’infortunato Luiz Felipe, Acerbi e Patric a destra. In mediana Lucas Leiva, con Lulic, Milinkovic-Savic e Berisha davanti a lui, visto che abbiamo in infermeria anche Parolo (sigh). Ovviamente dietro a Immobile mettiamo Luis Alberto, con la storica convocazione in panchina dei due portoghesi. La scrivania si trasforma in una piccola Curva Nord quando al 4° minuto proprio Berisha crossa una palla dalla destra verso Milinkovic-Savic, che con grande tranquillità stacca di testa e insacca. 1-0 per noi. Al 22° però, tutti ammutoliti, perfino il gatto che sul letto…o meglio in tribuna tevere, si sta gustando la partita: cross di Kolarov per Under che calcia al volo, Strakosha para in due tempi ma i romanisti dicono che la palla abbia sorpassato la linea, quindi si va al VAR.

La partita si incattivisce e nell’arco di pochi minuti vengono ammoniti Leiva, Radu, Manolas e Under, ma grazie a un fantastico Patric che annulla Perotti, il primo tempo lo portiamo a casa. Nel secondo tempo più Roma che Lazio, con Nzonzi che a tu per tu con Strakosha spara miracolosamente alle stelle e Dzeko che sembra stia giocando per noi. La squadra di Di Francesco attacca senza sosta fino al 70°, e sostituisce De Rossi e il bosniaco, per far entrare Pastore e mr. 40 milioni Schick. Noi invece togliamo Patric prima che faccia qualche danno e Leiva ammonito per far entrare Marusic e Badelj. Poi al 77°, con una mentalità ormai votata esclusivamente a difendere, togliamo un esausto Lulic per far posto per la prima storica volta in campo a Bruno Jordao. Perchè il rischio è il nostro mestiere. Le statistiche dicono 19 tiri Roma e 6 Lazio, ma il gatto può esultare: il derby, nonostante i 4° minuti di recupero che Gianluca Rocchi deve aver visto sicuramente in un’ altra partita, lo portiamo a casa noi.

Ah, con Di Francesco che prende d’aceto la sconfitta è tutto molto più bello.

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