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Che fine hanno fatto gli eroi del 26 maggio? (Parte 3/3)

Gli avversari

Giocare a calcio è come fare l’amore: le cose si devono per forza fare in due. O perlomeno due è il numero minimo per fare la seconda, ma non divaghiamo. È giusto quindi esaltare anche chi ha permesso alla Lazio di Petkovic di superare ogni ostacolo sulla strada per il 26 maggio. Abbiamo iniziato parlando dei dimenticati, poi ci siamo soffermati sui protagonisti. Oggi invece celebriamo gli avversari di quella scalata che ha portato alla vittoria del derby più importante di sempre.

Ce ne sono alcuni davvero insospettabili.

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Lazio-Siena (19/12/12)

Andiamo con ordine. Partita per partita analizziamo gli uomini chiave di quel trionfo, e la prima sul calendario è il miracolo contro il Siena: Ciani la riprende al 95′, Carrizo para due rigori e Kozak segna il gol decisivo con gli scarponi della guerra. Un classico da Lazio. I biancocelesti passano ai quarti di finale grazie ai loro insospettabili eroi, ma non solo.

Simone Vergassola – Una vita al Siena, undici stagioni da bandiera indissolubile del club toscano. Anche dopo il fallimento, e il cambio di nome in Robur Siena, Vergassola è rimasto a difesa dei colori bianconeri e da due stagioni è il vice-allenatore della squadra, che attualmente milita in Serie C. E non ci dispiace affatto. Comunque, il buon Simone si è mangiato un gol nei supplementari e poi ha sbagliato il primo dei due rigori parati da Carrizo. L’epopea del 26 maggio parte certamente dai suoi piedi storti. Ed è curioso come termini con la palla spinta in rete da un altro paio di piedi poco educati.

Marcelo Larrondo – L’altro errore dal dischetto porta la firma del cileno. Anche per lui tanti anni al Siena, l’ultimo proprio nel 2013. Evidentemente era nel suo destino fare quel piacere alla Lazio prima di sparire come meteora del calcio italiano. Da questa stagione è tornato in patria dopo diverse esperienze dimenticabili in Argentina. In ogni caso, grazie.

Piero Giacomelli – Ebbene sì, l’arbitro di quella partita era una certo Giacomelli. Un nome diventato noto – non proprio per i motivi più nobili – qualche anno dopo in un generico Lazio-Torino che fatichiamo a ricordare, ma quell’anno il fischietto di Trieste era alla prima stagione da arbitro di Serie A. Contro il Siena il suo merito è aver dato il tempo di recupero necessario per il pareggio di Ciani: sui 5 minuti assegnati, il gol del francese arriva dopo 4 primi e 23 secondi. Davanti a lui ha ancora almeno altri 4 anni da arbitro, proviamo a farcelo piacere dai.

Peccato che all’epoca nessuno fosse a conoscenza del suo ristorante, altrimenti sai le recensioni positive.

Lazio-Catania (8/1/13)

Vista da un occhio poco attento e smemorato, questa partita è stata la più facile e meno significativa di tutto il percorso. E chiariamoci, è così. Però anche questa sfida nasconde dietro la sua innocente superficie un lato oscuro, ed è rappresentato dal palo di Mariano Izco. Al 6° minuto il centrocampista argentino colpisce un legno clamoroso che evita di complicare la vita alla Lazio. Passano 20 minuti e la sblocca Radu, pericolo scampato. Ma noi ci conosciamo benissimo, su quel palo ha girato la fortuna e ci siamo risparmiati un Lazio-Siena 2.0. Oggi l’argentino ha 36 anni e “gioca” nel Cosenza, dopo 3 presenze lascerà i calabresi e chissà, forse si ritirerà. Dal nostro punto di vista, quello che di buono poteva fare l’ha già fatto.

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Juventus-Lazio (22/1/13) & Lazio-Juventus (29/1/13)

Una doppia sfida da brividi, decisa sia all’andata che al ritorno nei minuti finali. Emozionante il pareggio di Mauri all’andata, poi il gol di Floccari, bellissimo. Ma senza l’aiuto di questi 3 avversari lazialissimi noi il 26 maggio ce lo saremmo visti dal trespolo sperando nel gol di Mitra Matri.

Martin Caceres – La cosa più utile per la Lazio l’ha fatta quando ancora vestiva la maglia della Juventus. Partita d’andata, i bianconeri sono in vantaggio per 1-0 (con gol di Peluso, vabbè): al minuto 86′ calcio d’angolo per la Lazio, il pallone sembra innocuo ma Caceres si abbassa – come se stesse giocando a palla avvelenata – e Mauri insacca alle spalle di Storari. A giugno Martin tornerà alla Lazio, dopo aver ricordato questo non possiamo non accoglierlo a braccia aperte.

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Sebastian Giovinco – Troppo nano per andare a saltare in area, Giovinco si è appostato a pochi metri da Mauri, intento a battere il calcio d’angolo che poi porterà al 2-1 di Floccari. Senza la presenza della formica atomica quel corner di Mauri sarebbe stato più floscio di un traversone di Marusic, e invece deviazione del numero 12 e palla precisa sulla testa di Sergio. Non contento Giovinco si è poi mangiato il gol qualificazione pochi secondi più tardi, facendosi ipnotizzare da Marchetti. Dopo 4 anni a dominare in MLS, Sebastian è andato a prendersi un altro po’ di soldi in Arabia Saudita. A 32 anni ha ancora tutto il tempo per coronare il suo sogno e giocare per la sua squadra del cuore, la Lazio.

Come fa a non essere laziale uno che sbaglia un gol così, dai.

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Claudio Marchisio – Se Giovinco è laziale, Marchisio è in realtà Giorgio Chinaglia sotto mentite spoglie. Impossibile mancare quel tap-in (guardare sopra), non c’è altro da aggiungere. Ah sì, a seguito dell’addio alla Juventus oggi il Principino si sta godendo i milionari comfort dell’infermeria dello Zenit.

Lazio-Roma (26/5/13)

La respinta di Lobont, il passo indietro di Andreazzoli, il nulla se non le lacrime di Totti e De Rossi. Sono queste le immagini iconiche degli avversari di quel 26 maggio. Sgonfiati, tramortiti e infine abbattuti sotto i colpi di tutti i nostri eroi. E c’è anche una sorpresa.

Bogdan Lobont – Non si può che partire da lui. Anche perché il resto viene dopo ed è conseguenza di quella smanacciata. Non vi posteremo immagini o video del gol, qualsiasi laziale conosce ogni millesimo di secondo di quell’istante che mostrarvelo risulterebbe superfluo. L’unica cosa che faremo è ribadire quanto ogni tassello di quella giornata si sia incastrato perfettamente in una sorta di congiunzione astrale. Tutti i pianeti devono essere stati allineati su Piazza della libertà, non c’è altra spiegazione. Perché dopo il 26 maggio Lobont ha passato altre 5 stagioni alla Roma. Cinque anni, senza mai giocare. L’ultima partita del romeno in giallorosso è datata 26 maggio 2013, e questo oltre ad un pizzico di pietà ci strappa anche una sonora risata. Da poco ha intrapreso la carriera d’allenatore ed è il tecnico del Cluj in Romania. Auguri Bogdan, ne hai bisogno.

Aurelio Andreazzoli – Dell’attuale allenatore dell’Empoli invece un’immagine da postare ce l’abbiamo. È un passo indietro. Quello fatto quando Lulic e tutta la squadra correvano scapicollanti verso la sua direzione. Un aplomb da gentleman che ci è rimasta nel cuore, perché un’immagine come quella è la rappresentazione carnale di come fosse impossibile fermare quella Lazio. Niente avrebbe potuto cambiare le cose il 26 maggio, allora tanto vale spostarsi e lasciare passare i più forti.

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Francesco Totti & Daniele De Rossi – Nulli, semplicemente. Gonfi di grandi proclami. Capipopolo di un ambiente traviato a cui spesso lo scontrarsi con la dura realtà ha fatto molto male. Le banderuole di cui la Lazio, per indole e storia, non ha mai avuto bisogno. Il 26 maggio di Totti – attualmente uomo immagine pseudo dirigente della magica – sta tutto in quella traversa al 72′. Quello di De Rossi nelle lacrime di chi preferiva affrontare una squadra più forte in finale. Proprio oggi il capitan passato prossimo ha annunciato il suo imminente addio alla Roma. E l’ultima partita in giallorosso quando sarà? Il prossimo 26 maggio, appunto.

Complimenti per il tempismo.

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Bonus: Alessio Romagnoli – Il 26 maggio 2013 nella panchina della Roma sedeva un talento del nostro calcio. Appena 18 anni, difensore centrale dal futuro avvenire e infiltrato biancoceleste tra le fila giallorosse. Una sua immagine di quel giorno non ce l’abbiamo, ma pensiamo che la sua espressione fosse più o meno questa:

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Che poi con quella maglia proprio male male non ci sta. Ma questa è un’altra storia.

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