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Che fine hanno fatto gli eroi del 26 maggio? (Parte 2/3)

I protagonisti

Certo, i comprimari sono importanti. Rendono il contorno di maggior spessore, arricchiscono i nostri racconti di particolari e quindi li valorizzano. Ma c’è da dire che, arrivando al sodo, tutte le grandi storie non varrebbero nulla senza i protagonisti. Niente star, niente film. Niente 26 maggio.

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In attesa della finale di mercoledì (che si avvicina imperterrita) cerchiamo allora di capire che fine abbiano fatto anche loro. I protagonisti dell’ultima Coppa Italia alzata dalla Lazio, la più importante della storia biancoceleste.

Titolari onorevoli

Partiamo dal basso, in tutti i sensi. Tre elementi su quattro della difesa del 26 maggio fanno parte di questa lista, in pieno stile Petkoviano: squadra solida, compatta e poco spettacolare. Ma efficace. Ecco perché assieme a Konko, Biava e Cana l’altro titolare onorevole è Eddy Onazi. A 20 anni, giocare da titolare una partita così importante è da uomini con il pelo sullo stomaco, e il nigeriano – forse ancora glabro in altre parti del corpo vista la giovane età – quello ce l’aveva eccome. La perfetta incarnazione del credo di mister Vlado, che non a caso gli ha consegnato le chiavi della diga in mezzo al campo. Dopo aver lasciato la Lazio nel 2016, Onazi da 3 anni delizia con le sue scivolate i tifosi del Trabzonspor. Almeno lui non se n’è andato per vincere.

E dire che con quel capello biondo nella Lazio di oggi ci saresti stato da Dio.

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Konko invece una volta salutata Roma ha tentato la fortuna proprio a Bergamo, ma anche lì il francese ha visto più lo staff sanitario che Gasperini. Niente rinnovo e scarpini appesi al chiodo a giugno 2017, ora di lui si sono perse le tracce. Si narra che infesti la Paideia e di tanto in tanto scelga un giocatore su cui accanirsi, quest’anno è stata la volta di Berisha.

L’Atalanta è stata landa felice anche per un altro eroe del 26 maggio, Giuseppe Biava, che come Konko ha chiuso la carriera in nerazzurro. Ogni tanto il buon Beppe fa la sua comparsa ai microfoni di Lazio Style Radio, ma il suo lavoro a tempo pieno ora è allenare la Berretti dell’Albinoleffe. Discorso diverso per Lorik Cana: l’albanese ha partecipato agli europei con la sua Albania, prima di lasciare il calcio per dei problemi al cuore. Inoltre, poco fa è uscito sornione un film autobiografico sulla sua vita, perché l’umiltà viene prima di tutto.

Che poi dopo il 26 maggio si è tolto anche lo sfizio di segnare così. Un’autobiografia era il minimo, dai.

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Senatori

Poi ci sono loro. Le fondamenta di quella Lazio, i senatori che il 26 maggio hanno raggiunto il loro apice in biancoceleste. Tra questi abbiamo voluto mettere anche un underdog, uno che non aveva il peso specifico degli altri ma che con quella coppa ha chiuso un ciclo di tutto rispetto. Poi in finale non era titolare, e non sapevamo in che categoria infilarlo.

Àlvaro Gonzàlez – È lui la nostra piccola “eccezione” alla regola, ma qui in mezzo sappiamo che può starci benissimo. Perché El Tata (chiamato così per la sua somiglianza con l’attrice della serie “La Tata”, alleghiamo foto*) ha segnato un gol non di poco conto, quello del vantaggio nel ritorno contro la Juventus: assist magico di Ledesma, inserimento di testa e 1-0. Bellissimo. Dopo aver superato un periodo da fuori rosa – come praticamente tutti quelli che passano per Lotito – Gonzalez ha collezionato 4 presenze al Torino, prima di tornare in Sud America. Messico e poi Uruguay, la Tata ehm…El Tata è tornato a casa.

*Dai poi diteci che non è uguale.

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Cristian Ledesma – L’abbiamo nominato, quindi eccolo. Quella del 2013 è stata forse l’ultima grande stagione di un grandissimo capitano. Il 26 maggio è stato lui ad aver iniziato con la fascia al braccio, poi affidata a Mauri una volta uscito dal campo. A seguito di diverse esperienze più o meno buone, oggi è svincolato e ha frequentato anche un corso da allenatore. Il futuro di Cristian è ancora in divenire, noi (e forse anche lui) sogniamo il suo ritorno alla Lazio.

Anderson Hernanes – La sua parlata a rallentatore ci resterà per sempre nel cuore, così come i gol nel derby e la capriola in faccia alla Curva Nord durante un Lazio-Inter di qualche tempo dopo. Ah no, aspetta. Comunque è impossibile non volergli bene, ha segnato una doppietta nei quarti contro il Catania ed era uno dei senatori presenti il 26 maggio. Oggi è tornato al San Paolo dove in passato si è affermato come il Profeta più famoso del calcio, prima dell’avvento di Nainggolan.

Antonio Candreva – A proposito di un altro giocatore casuale che se n’è andato all’Inter per vincere, Romoletto! Le sue annate a Roma sono state pazzesche, ammettiamolo, e gli va dato il merito di aver ribaltato il giudizio di un ambiente che dal primo giorno l’ha etichettato come romanista. L’ha fatto nel migliore dei modi, chiudendo il cerchio con quel cross al 71′ deviato da Lobont. Tuttora è all’Inter, anche se non si sa per quanto tempo ancora.

Miroslav Klose – Dire che ci dispiace non vedere la sua firma nel tabellino dei marcatori del 26 maggio, è un eufemismo. Ci fa proprio incazzare. Perché Miro è un goleador di livello mondiale e un mattatore di derby per eccellenza. Peccato, forse non sarebbe stato da Lazio vincere con un suo gol. Klose rimane comunque il campione più grande ad aver vestito la nostra maglia nell’era Lotito, ed è un pregio il fatto che anche lui sia uno dei senatori del 26 maggio. Dopo il ritiro, Miro ha collaborato per due anni con la nazionale tedesca al fianco del C.T. Joachim Löw, prima di diventare – esattamente un anno fa – l’allenatore del Bayern Monaco Under 17

Ma quanto era bello con l’aquila sul petto?

Stefan Radu – Il romeno e la Lazio sono una cosa sola, inutile aggiungere altro (anzi sì, ha segnato il gol del vantaggio contro il Catania nei quarti, un evento più unico che raro per lui. Evidentemente era destino). Poi quel calcetto a Lulic dopo il gol al 71′ glielo avremmo voluto dare tutti, come a dire: “Anvedi chi ha segnato aò”.

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Supereroi

Se globalmente la squadra del 26 maggio è una compagine di eroi, tra di loro spiccano senza ombra di dubbio dei supereroi: “Avengers: Endgame – 26 maggio edition”. La vittoria è passata dai loro piedi, e dalle loro mani, vediamo che fine hanno fatto.

Federico Marchetti – Quando intendiamo che la vittoria è passata anche dalle loro mani, intendiamo che è letteralmente passata per le mani di quest’uomo. Non avete bisogno di farvelo ricordare, ma a noi piace far prendere piccoli principi di infarto ai nostri lettori, quindi.

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Minuto 72′ sul cronometro, mamma mia.

Si narra che oggi Federico Marchetti scriva ogni tanto per Laziocrazia, ma vi assicuriamo che è una diceria urbana. In realtà il buon Fede ultimamente ha acquistato l’utilissima capacità di farsi scavalcare nelle gerarchie da chiunque: alla Lazio da Strakosha e Vargic, al Genoa da Radu (no, non il nostro, sarebbe troppo dai) e Jandrei. Attualmente è quindi il terzo portiere rossoblu. In ogni caso, resterà uno dei nostri supereroi di quella finale storica.

Sergio Floccari – Il 26 maggio è rimasto a guardare dalla panchina, è vero, ma il suo gol nel recupero contro la Juventus in semifinale va incorniciato nelle pagine d’oro della storia biancoceleste. Anche a livello personale, esiste un Sergio Floccari alla Lazio prima e dopo quella rete. Uno spartiacque spaziotemporale che ha cambiato il corso degli eventi, conducendoli per forza di cose a quella respinta di Lobont al 71‘. Lui il suo lo aveva già fatto, al derby non gli restava altro che godersi lo spettacolo. Oggi è ancora in piena forma ed è stato uno degli artefici della salvezza della SPAL, tant’è che a 37 anni suonati (38 da compiere a novembre) Sergio sta meditando sulla possibilità di giocare un altro anno in Serie A.

Vladimir Petkovic – Spalle larghe e petko in fuori. Aveva plasmato quella Lazio a sua immagine e somiglianza, non può che far parte dei nostri supereroi. Anche perché il modo in cui quella squadra è passata dal terzo posto del girone d’andata, a un rendimento da zona retrocessione nel girone di ritorno, ha dell’inspiegabile e può essere ascritto solo a dei superpoteri. Vlado già sapeva, ancor prima di giocare contro il Siena a dicembre, che tutte le energie avrebbero dovuto essere canalizzate verso il derby del 26 maggio e ha agito di conseguenza. Dopo aver lasciato la Lazio è diventato il C.T. della Svizzera, di cui è allenatore ancora oggi nonostante le maledizioni di Lotito.

Stefano Mauri – Ha cambiato la partita, donando qualità alla squadra proprio quando ne aveva più bisogno. Il gol di Lulic porta anche la sua firma: Mauri si muove tra le linee, riceve palla da Candreva e gli rende un pallone filtrante con i tempi e gli spazi giusti, anzi, perfetti. Poi l’azione va avanti e la conosciamo tutti, ma quel passaggio un essere umano comune farebbe fatica solo a pensarlo, figuriamoci a realizzarlo in quel modo. Ha alzato la coppa da capitano, se lo è meritato. Qui vi abbiamo spiegato come impiega il tempo oggi Stefano, per ora vi spoileriamo che sta già facendo paura a Igli Tare.

Senad Lulic – È la pronuncia corretta di 26 maggio: “Senad Lulic”. Non c’è calendario che tenga, quella data verrà ricordata per sempre scandendo il suo nome. Per i laziali e, soprattutto, per i romanisti.

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Il vero Avenger di quella giornata è stato il supereroe più normale di tutti, una sorta di Lanterna Verde ma della Marvel e meno sfigato. La sua zampata, storta, strana, surreale e bellissima, è l’immagine che tutti abbiamo in mente da anni. È ciò che racchiude in sé tutte le storie raccontate in questi due articoli (attenzione: manca ancora un’ultima parte succulenta che uscirà prima della finale), ed è inutile spiegarla a parole. Semplicemente 26 maggio. Semplicemente Senad Lulic.

E siccome ogni laziale conosce a memoria ogni singolo frame di quell’immagine, noi vi postiamo questa. Da tutta un’altra prospettiva.

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#26maggio2013 🏆⚪️🔵

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Che poeti che siamo eh? In realtà volevamo solo farmi notare quanto fosse storto e scoordinato il nostro capitano. Storto, scoordinato, e bellissimo.

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