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Che fine hanno fatto gli eroi del 26 maggio? (Parte 1/3)

I dimenticati

Ah, c’erano anche loro? Come in ogni grande impresa che si rispetti, d’altronde. Ogni grande traguardo, non può che portare anche la loro firma. Sono i “dimenticati”, l’anticamera degli eroi. Nel calcio di oggi poi. Tra fuori rosa, dissidenti e primavera dal dubbio valore sportivo, le squadre si allungano e si riempiono di calciatori dimenticabili. Quindi i ricordi si offuscano, la memoria fa brutti scherzi ed è scontato per ogni laziale saltare dalla sedia alla notizia che anche Marius Stankevicius fosse presente il 26 maggio.

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Anche se, ripensandoci, è sempre stato un po’ da Lazio. Condire i propri percorsi o partite storiche con del sano nonsense. Nomi che riletti a distanza di anni lasciano perplessi, più che sbigottiti: “Ma che davvero abbiamo vinto il derby più importante della storia con questi in rosa?”. Li abbiamo colpevolmente scordati, ora rinfreschiamoci la memoria.

Presenti ma non troppo

Anche i dimenticati possono essere divisi in categorie. La prima è composta da quei calciatori che almeno una volta – in panchina o in campo – hanno partecipato alla cavalcata verso la Coppa Italia più in faccia della storia. Sono tanti e alcuni sono impensabili, eppure.

Marius Stankevicius – Un giocatore che ho adorato senza una reale motivazione logica. Ecco, l’ho detto così mi sono tolto un peso che portavo sullo stomaco dal 2011. Terzino destro agli albori della carriera, riscoperto difensore centrale a Roma quando Reja si è accorto di superarlo nello scatto solo passeggiando a bordo campo. La sua migliore qualità era l’altezza (e non è mai un buon segno), cosa che Petkovic ha deciso di non sfruttare facendolo sedere per due volte in panchina: nel 2-1 interno alla Juve, e il 26 maggio. Forse era anche un portafortuna. Comunque oggi è allenatore del Crema in Serie D.

Qui con Antonio Filippini, tecnico del Trento. Non ce la faccio, troppi ricordi.

Albano Bizzarri – In quella Lazio che pullulava di portieri come un albergo 5 stelle dei Parioli, l’argentino ha avuto persino l’onore di partire titolare nel 3-0 dei quarti di finale contro il Catania. La partita più inutile di quella coppa, è vero, però la firma di Albano sul 26 maggio c’è e dobbiamo starci. Non si è ancora ritirato alla veneranda età di 41 anni, e negli ultimi tempi è stato impegnato nel cercare di far retrocedere Udinese e Foggia, prima di essere parcheggiato in panchina da Nesta a Perugia. E meno male.

Luis Pedro Cavanda – Da febbraio in poi viene messo fuori rosa per ragioni ignote, ma prima Cavanda partecipa a tutte le partite di quella Coppa Italia fatta eccezione per il ritorno contro la Juventus. Per lui esperienze al Trabzonspor e Galatasaray, seguite dal rientro in Belgio allo Standard Liegi. In ogni caso, era sempre meglio di Konko.

Bruno Pereirinha – Patric prima dell’arrivo di Patric. Che altro dobbiamo aggiungere? Arrivato a gennaio per sostituire Cavanda, si è goduto da bordo campo il gol di Lulic. Attualmente milita in Serie B portoghese.

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CHE PARTITA! GRANDE BRUNO!

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Andrè Dias – Da essere una colonna a diventare dimenticabile può passare un attimo, per Dias una stagione. Nonostante ciò, c’è stata gloria anche per lui. Titolare nel ritorno all’Olimpico contro i bianconeri, completamente nonsense come piace a noi. Dopo aver lasciato la Lazio nel 2014, si è ritirato e ora vive di ricordi. (O si è dato a qualche attività clandestina, non si hanno sue notizie in merito).

Modibo Diakitè – Di lui oltre alle sgroppate palla al piede e la dislessia di metà dei laziali nel pronunciare correttamente il suo nome, si ricorda anche una presenza in Lazio-Siena e l’immancabile voglia di andarsene da Roma per vincere. Infatti oggi gioca alla Ternana in Serie C.

Mobido comunque ci resterà nel cuore.

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Honorato Ederson – Una parola lo definisce alla perfezione: “tanta”. Come la sfortuna a rompersi al secondo giorno di ritiro, e la panchina vista una volta tornato arruolabile. Convocato il 26 maggio, Ederson quella sera ha vinto la seconda partita più importante della sua vita. Al primo posto va quella contro il cancro. Oggi sta bene ma si è preso una pausa dal calcio.

Menzione onorevole: Louis Saha – Arriva a febbraio quando la Lazio è già in finale, non viene nemmeno convocato il 26 maggio (ma povero). In suo onore vi postiamo il gesto tecnico di più alta qualità mostrato qua a Roma.

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La Lazio del futuro

Ebbene sì, la Lazio di Vladimir Petkovic non era ricca solo di portieri ma anche dei giovani più talentuosi sfornati da Formello. Alla fine è un po’ la stessa cosa, perché ben due estremi difensori su tre dell’attuale rosa biancoceleste facevano parte di quel gruppo.

Spoiler: Silvio Proto non era tra questi.

Si narra che all’epoca già avesse 113 anni, come la Lazio.

Nonmiricordoparatedi Strakosha e Guido Guerrieri hanno avuto un ruolo in quella squadra. Quello di vederla giocare da un posto di lusso certo, però ce l’hanno avuto. In realtà solo l’albanese era presente in panchina a Roma-Lazio, ma Guerrieri era stato convocato ben 4 volte in campionato quindi noi ce lo facciamo andare bene lo stesso. Così come Cataldi, assente in finale, convocato ufficialmente per la prima volta in una sfida contro la Juventus di quella Serie A.

Discorso diverso per Luca Crecco, che quella coppa l’ha pure toccata con mano. E per Antonio Rozzi, che invece ha addirittura giocato 37 minuti (compresi di supplementari) contro il Siena. Ora il primo è a Pescara mentre il secondo al sedicesimo prestito ha deciso di reincarnarsi in Rossi per fare tribuna al Venezia.

Coerente.

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Crediamoci!

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Dimenticati per errore

A dir la verità, di questi solo uno è stato cancellato ingiustamente dal ricordo di quel 26 maggio storico. Ci arriveremo. Gli altri 3 invece potremmo chiamarli gli “eroi per caso” e appartengono tutti a Lazio-Siena. Vengono dimenticati o esaltati a seconda del periodo del mese. Che tanto c’è sempre un motivo per parlare di quella finale.

Michaël Ciani – Non ci sarebbe stato alcun Roma-Lazio senza Michaël Ciani. Nessun Lulic 71, nessuna Coppainfaccia, niente senza quello stacco imperioso al novantesimo. Merita la gloria eterna, che Petkovic ha deciso di donargli facendolo entrare al 92′ il 26 maggio. Il giusto riconoscimento per il giocatore che ha permesso tutto questo. Oggi è svincolato, ma Michaël dacci retta: il tuo massimo in carriera lo hai già raggiunto.

Juan Pablo Carrizo – Prima c’è Ciani, poi Carrizo. L’acquisto flop che più flop non poteva essere della gestione Lotito. Una telenovela di due anni per comprarlo, un giorno per capire di aver commesso un grave errore. Ma Juan Pablo, prima di andarsene a gennaio, ha parato i due rigori del Siena e per questo resterà comunque un acquisto azzeccato. Ora è in Paraguay a dispensare “gambete”, ma un posto nel nostro cuore ce lo avrà sempre.

Libor Kozak – Quell’anno diventa anche capocannoniere dell’Europa League, ma il gol più pesante (e più brutto) lo segna all’ultimo rigore di Lazio-Siena. La frattura della gamba l’anno dopo in Inghilterra è stata la beffa di una carriera che sarebbe dovuta andare diversamente, adesso Kozak è tornato in patria ed è la punta titolare dello Slovan Liberec.

Rimarrai il nostro canto Libor, ma avevi tirato un rigore tremendo.

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Infine veniamo alla nota dolente. Cristian Brocchi è stato defraudato – da un altro che quella stagione con la Lazio l’aveva iniziata, Matuzalem – del suo ruolo di eroe del 26 maggio. Frattura del metatarso il 3 febbraio contro il Genoa, carriera finita e un posto speciale nel dimenticatoio di quella giornata magica. Da quell’anno tante esperienze da allenatore, oggi Berlusconi se lo è ripreso e allena il Monza in Serie C. Non se lo sarebbe meritato, ma Brocchi è il dimenticato di lusso di Roma-Lazio 0-1.

Quindi, anche i dimenticati sono un pezzo di storia del 26 maggio. Che poi quanto era forte Andrè Dias?

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Beh, non troppo forse.

 

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