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Che fine ha fatto Hernanes?

Avete mai provato sulla vostra pelle quella terribile sensazione di essere lasciati o peggio ancora traditi? Ecco più o meno è cosi che ci siamo sentiti quando, quel 31 gennaio del 2014, Hernanes lasciò Formello in lacrime. Come si può dimenticare quel video che ci ha fatto commuovere più di una qualsiasi telenovelas sud americana.

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Di cosa soffrisse l’autore della ripresa non ne abbiamo idea.

Gli anni passano e si conferma l’amara consapevolezza che nella Lazio tutte le storie d’amore hanno la stessa (tragica) fine. Chiamatela “maledizione Lotito”, o sarà che noi Laziali a fare Macumbe siamo un tantino bravi, fatto sta che il destino di Hernanes (cosi come quasi tutti coloro che se ne sono andati dalla Lazio) una volta lontano dai colori biancocelesti inizia ad assumere contorni sempre più neri (neri-blu e neri bianchi per la precisione, ma di questo ne parleremo) fino a sprofondare nelle viscere dell’oblio.

Come dite? Vorreste sapere subito che fine ha fatto Hernanes? Nahhh.

Gli inizi con il San Paolo e l’approdo in Italia con La Lazio

La carriera da professionista di Hernanes, meglio conosciuto come il profeta (perché amava citare versetti della bibbia) ha inizio con il San Paolo. Nell’estate del 2010, dopo il mondiale in Sud Africa, viene acquistato dalla Lazio per 13.5 milioni. Oh mio dio TREDICIMILIONIEMEZZO. Una cifra che per quei tempi, ma anche per quelli attuali, faceva ben sperare. E infatti non ha deluso le aspettative.

In quegli anni in panchina sedeva Edy Reja, allenatore troppo incline alla fase difensiva per un giocatore tutta tecnica e poca corsa come Hernanes. Ma, nonostante questo, al brasiliano basta poco tempo per prendere in mano la Lazio, chiudendo la prima stagione in bianco celeste con la bellezza di ben 12 reti realizzate, di cui 11 in campionato. Eguagliando il record di un certo Pavel Nedved.

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Insomma, un gran bel biglietto da visita.

Maglia numero 8, colletto tirato su e guanti neri, ancora oggi a distanza di anni è difficile dimenticarlo. Alla Lazio non esiste modo in cui non ha segnato: destro, sinistro, su punizione, dalla distanza. Anzi. Doppio passo e tiro dalla distanza, era questo il suo marchio di fabbrica. Uno di quei giocatori cui nome era sulle maglie di ogni bambino allo stadio.

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Lode a te oh Hernanes.

Nella stagione 2012-2013, con l’arrivo di Petkovic in panchina vive il suo miglior periodo in biancoceleste, culminato poi con la storica vittoria della Coppa Italia. In quella Lazio Hernanes era la ciliegina di un centrocampo che già di per sé sembrava esser stato costruito con la stessa minuziosità di un puzzle.

E cosi tra gol, giravolte e giocate mozzafiato alternate a prestazioni meno convincenti, il profeta passa -stranamente – all’Inter di Mazzarri dopo aver collezionato 152 presenze, 22 assist, 41 gol e altrettante capriole con i colori bianco celesti. Ed è proprio qui che inizia il declino della sua carriera.

Prima l’Inter…                                                                                      

Thohir lo presenta come il grande acquisto per far colpo sui tifosi neroazzurri, inutile dire che l’unico colpo è stato quello che ogni tifoso interista, metaforicamente parlando, ha tirato allo sfortunato neo presidente indonesiano. Il bilancio in un anno in nero azzurro è di 7 gol (2 in Europa e 5 in campionato) e, senza neanche bisogno di ricordarlo, ben 3 tra questi li ha segnati contro la Lazio. Ma la cosa che più fa male è che Hernanes nella sua prima apparizione all’Olimpico da avversario ha pensato bene di farci una doppietta con tanto di esultanza con capriola.

Gesto ovviamente mal digerito dai tifosi biancocelesti che lo hanno ringraziato con una bella bordata di fischi.

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Le scuse sono arrivate subito dopo l’accaduto con immancabile video su Instagram, ma nonostante si sia pentito a più riprese, noi siamo persone particolarmente rancorose e quindi non lo perdoneremo mai per ciò che ha fatto.

Dai scherziamo che vuoi che ce ne frega più sono passati 5 anni ormai.

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…Poi la Juventus

Solo un anno e qualche mese dopo, il 31 agosto del 2015, passa sorprendentemente alla Juventus e ancora un volta durante l’ultimo giorno di mercato. In bianconero le cose non vanno tanto meglio, complici soprattutto alcune divergenze con Allegri riguardanti il ruolo in campo. L’avventura con la vecchia signora ha permesso comunque a Hernanes di vincere uno scudetto e una Coppa Italia portando così la bacheca personale a 8 trofei.

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Ammucchia Gasperì

…Passando per la Cina

Dopo il breve e poco intenso periodo alla Juventus, anche Hernanes non ha potuto resistere al fascino dei grattaceli asiatici e così, a Febbraio 2017, si trasferisce nel campionato cinese vestendo la maglia dell’Habei Fortune. Certo, forse sarebbe stato meglio se si fosse chiamata Habei (S)fortune Wallace visto che alla seconda partita di campionato, contro l’impronunciabile Chongqing Dangdai Lifan (EH?!), durante uno scontro di gioco con il difensore avversario Huan Liu il povero Hernanes rimedia subito un occhio nero e una caviglia fasciata.

Ah però! Neanche Radu sarebbe stato capace di un trattamento del genere, poteva almeno dargli il tempo di ambientarsi!

Nella sua prima stagione nella Super League Cinese il profeta colleziona 22 presenze e 5 gol. Poi, nello stesso anno, viene girato in prestito al San Paolo con il quale segna 9 gol in 19 partite. A fine prestito torna, in Cina ma la saudade brasiliana non lo abbandonerà.

Ah quasi dimenticavamo di dirvi che in Cina guadagnava soltanto 7 milioni all’anno.

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E oggi che fine ha fatto Hernanes?

Iniziamo con il dirvi che no, non è diventato né prete né un filosofo e non ha neanche aperto un canale di YouTube per diffondere consigli su come affrontare la vita.

Ovviamente spiace.

Nonostante rimanga sempre molto attivo sui social, all’alba dei suoi 34 anni Hernanes fa ancora il calciatore nella squadra che lo ha cresciuto e lanciato nel grande calcio: Il San Paolo appunto. E probabilmente sarà lì che chiuderà la sua carriera.

Comunque, nonostante tutto, non importa quante maglie ha indossato dopo la nostra, né del modo in cui ha deciso di lasciarci o di quell’esultanza che poteva anche risparmiarsi. Noi lo ricorderemo sempre cosi:

Grazie di tutto profeta.

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