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Cambiare modulo, cambiare subito!

Vuoi vedere che alla fine una cosa la si può salvare dalla tanto vituperata partita col Chievo dell’ultimo turno? Il cambio di modulo operato da Inzaghi nel secondo tempo per provare a ribaltare le sorti di un match che stava andando malissimo potrebbe rappresentare la pietra su cui fondare un nuovo cammino. Forse è stata solo la mossa della disperazione di un allenatore in imbarazzo di fronte alle evidenti difficoltà dei suoi uomini. Forse è stata soltanto la conseguenza di una pressione psicologica esercitata negli spogliatoi durante l’intervallo. Fatto sta che quel cambio tattico è coinciso con il cambio di marcia della Lazio (non che ci volesse poi molto a dire la verità). Proprio quel cambio ci ha quasi fatto vincere una partita che non meritavamo di vincere. E, soprattutto, ci ha fatto intravvedere che un’altra Lazio è possibile, perché c’è vita oltre il 3-5-2.

La tecnica…e poi la tattica

Gli animi sconsolati di casa Lazio nell’ultimo periodo sono soltanto la punta di un iceberg che è affiorato già da tempo (i più maligni direbbero dal ritiro estivo). Ultimamente però le difficoltà si sono fatte troppo pesanti per essere accantonate ed è stato necessario prendere una decisione traumatica come quella del ritiro. In campo i problemi maggiori sono rappresentati dai pochi gol segnati (menomale che c’è Immobile, dato che il contributo realizzativo degli altri quest’anno latita) e dai soliti, dolorosi difetti difensivi. Anche a Verona abbiamo visto che si prende gol troppo facilmente e che la manovra offensiva – quando non è proprio sterile – è quantomeno prevedibile.

A Verona abbiamo anche toccato con mano, però, che la qualità davanti paga dividendi, perché la connessione tecnica tra giocatori tecnici porta sempre a qualcosa di buono (vi ricordate l’anno scorso com’era bello quando funzionava il triangolo magico Luis-Sergej-Ciro?). E quindi proviamo ad aumentarle queste benedette connessioni tra giocatori tecnici per dare imprevedibilità alla manovra nell’ultimo quarto di campo!

Magari mettendo dentro un trequartista in pianta stabile (Correa o Luis Alberto, a seconda di chi sta meglio) che possa muoversi liberamente e rifinire alla spalle di due attaccanti (dentro Caicedo, con il giovane Rossi da valorizzare sul serio e non da scongelare per scampoli di partite inutili). E poi schierando un centrocampo a 3 nel quale possa trovare maggiore spazio uno come Valon Berisha, cui la voglia di fare non sembra affatto mancare e che può far rifiatare Parolo qualche volta (o, perché no, anche un Milinkovic che sta quasi esaurendo il suo credito e deve saper riconquistare la sua intoccabilità). Dietro, infine – assodata la titolarità di Strakosha, Acerbi e Radu – perché non passare a una retroguardia a 4 che sia il più accorta possibile? Magari con Caceres terzino destro (Inzaghi ci spieghi perché non gioca mai un nazionale uruguaiano con alle spalle esperienze da protagonista al Siviglia, al Barcellona e alla Juve), Luiz Felipe accanto ad Acerbi e Radu di nuovo laterale basso. Forse non risolveremmo d’un colpo i problemi che ci affliggono ormai da tempo, ma non è un delitto provare a utilizzare diversamente le risorse a disposizione in attesa che il convento passi qualcosa di meglio.

Ripartire dalla Samp

Dopo una settimana di ritiro – soluzione esagerata se guardiamo alla classifica, sacrosanta se guardiamo alle prestazioni recenti – la partita contro la Sampdoria in programma sabato prossimo sembra fatta apposta per la (ri)scossa che tutti ci aspettiamo. Per provare questo nuovo schieramento tattico (4-3-2-1) e, soprattutto, per provare ad avere più coraggio.

Il cambio di modulo sarebbe infatti facilitato proprio dagli avversari, i quali fanno del rombo a centrocampo un comandamento divino e potrebbero incontrare difficoltà se affrontati specularmente. Giochiamo in casa, siamo ancora ampiamente in corsa per gli obiettivi prefissati a inizio stagione e, peraltro, affrontiamo una squadra che per come è impostata strutturalmente qualcosina dietro la concede sempre.

Quale migliore occasione per provare a scuotersi da questo torpore generale? In fondo cambiare non costa nulla, mentre non farlo può diventare alla lunga anche deleterio.

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