Noi lo sappiamo: quando entra in campo, in testa ha questa canzone.
E noi ci fomentiamo abbestia, insieme a lui. Un gesto della mano, il primo pezzo dell’armatura arriva, poi il secondo, lui è fermo, immobile, lo sguardo fiero che vede un punto lontano, che noi non vediamo. L’armatura si compone, Caicedo prende i pezzi e poi infine l’ultimo, decisivo: la maschera, il casco, l’elmo, chiamatelo come volete. Ogni supereroe che si rispetti ne ha uno. Pare che Caicedo lo abbia preso da un avversario sconfitto quando giocava in Russia: le spoglie al vincitore, l’armatura che si compone. Pezzo dopo pezzo.
Caicedo, contro lo Zulte Waregem, ha dimostrato tutta la sua grossezza: sportellate agli avversari inermi, gol di testa con spostamento d’aria, di avversari, di spazio, l’universo che implode, lui che esulta con le mani a cuoricino: l’eroe e il suo lato dolce, come una ciambella. Ieri è riuscita col buco, decisamente. Ha corso tanto, senza concedersi un attimo di riposo, consapevole che la partita dura 90′. Un po’ meno di un film della Marvel, per intenderci. Per lui, abituato a svolazzare in aria per circa due ore spinto da razzi protonici e con tutti che provano ad abbatterlo, novanta minuti non sono niente.
C’è l’uomo pipistrello, l’uomo ragno, e poi c’è Caicedo, l’uomo grosso: non ha paura di niente, difende e attacca, non si nasconde dietro gli avversari, no. Lui nasconde gli avversari, per quanto è grosso. Non riescono a stargli davanti, solo dietro. Se dovesse affrontare uno, potrebbe tranquillamente spingerlo via. Invece no: ieri ha scelto il tunnel. Lo spettacolo, la giocata che vale il prezzo del biglietto, il film che comincia, aspettate le ultime scene, di solito tra i titoli di coda esce qualcosa.
La sua sponda di petto per Luis Alberto esprime appieno le potenzialità del nostro supereroe: non pensa a sé stesso, vuole prima il bene dell’umanità intera. Sembra che se la tiri, ma poi, alla fine, lascia che tirino anche gli altri. Zoom: quella sponda. La palla che sembra assorbita dal petto imponente, poi risputata fuori, veloce e precisa, sui piedi dello spagnolo. Ci vuole tecnica, per fare un gesto del genere. Ci vuole tecnica, per realizzare il tacco che ha mandato in gol Immobile contro il Vitesse.
Come detto, in attacco ha dimostrato di poter reggere per 90′, senza che le batterie si scaricassero. Ha retto il colpo della partita intera. Qualche gol in più poteva farlo, è vero. Ma possiamo perdonarlo: in fondo ci ha salvato, e ci salverà ancora, la Caicedo Industries produrrà armi per difendere la porta di Strakosha e tutto andrà bene.
Due sole partite non bastano per giudicare un giocatore, ma ehi, è stato sorprendente. Se non altro, per lo spirito di abnegazione classico dell’eroe che si mette al servizio della comunità. E’ atterrato in volo dalla Spagna, un’entrata in scena spettacolare, colpi di tacco, effetti speciali: Caicedo Man, girato da Micheal Bay. Esplosioni dietro di lui, non resta che terra bruciata. Ora lo vedremo anche sul grandissimo schermo: la Serie A. Troverà spazio. Contro avversari più forti. Il percorso dell’eroe. Il mostro finale. La principessa da salvare.
Ecuador, Svizzera, Inghilterra, Portogallo, Spagna, Russia, Emirati Arabi, di nuovo Spagna. Infine, l’Italia. Le peripezie, l’eroe che diventa tale dopo aver affrontato le difficoltà. Le fatiche di Ercole, l’armatura di Iron Man.
Non sarà un fenomeno, Caicedo. Però, nel caso scoppiasse la Civil War, noi sapremmo da che parte stare.
