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Berisha non è più arrabbiato

C’è stato un momento in cui tutti ci siamo convinti di una cosa: Berisha è forte. È forte, e incazzato nero. Un momento durato all’incirca trentatré minuti più recupero, di un pomeriggio emiliano. In quel Parma-Lazio si è visto tutto quello che può dare Valon alla squadra. Tecnica, agonismo, cattiveria pura. Era il 21 ottobre. Sono passati quasi due mesi, ma da quei trentatré minuti sembrano passati due anni. Sia per la Lazio, al tempo capace di vincere contro chiunque non fosse una big. Sia per Berisha, trasformatosi da Rottweiler aggressivo a tenero Labrador.

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Tutto ciò appare strano. Di certo, come vale per Milinkovic e Luis Alberto, un calciatore non può disimparare il proprio talento. Soprattutto quando parliamo di un’attitudine legata al carattere. La partita contro l’Eintracht deve però far scattare più di un campanello d’allarme. Berisha arriva sempre in ritardo. Non copre, non spinge, corre a vuoto. È come avere un altro Caceres in mezzo al campo, (quasi) più dannoso e apatico di quello vero sulla fascia.

Basti pensare che dopo una sfuriata del genere da parte di Luis, Berisha non abbia risposto e se ne sia andato mestamente come l’ultimo degli ultimi. Valon, tu non sei così.

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E allora come spiegare questo cambiamento repentino? Proviamoci:

Berisha non gioca mai titolare

Qualcuno di voi si ricorda una partita da titolare del buon Valon in campionato? Ovviamente no, perchè non è mai successo. Le uniche apparizioni da titolare per il kosovaro avvengono nelle ultime tre partite del girone di Europa League. Di cui due inutili ai fini della qualificazione. Probabilmente esisterà una clausola per cui non può togliere il posto a Parolo. Così però lo rendiamo depresso. Luis Alberto al suo posto avrebbe già pensato di lasciare il calcio. Di nuovo.

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Modulo limitante

Tanto per cambiare, ce la prendiamo col must di Simone Inzaghi. Il tifoso laziale ormai vede l’abolizione del 3-5-2 come la panacea di tutti i mali. Permetteteci di dissentire. Il problema della Lazio sembra essere più mentale, di atteggiamento. Un fondo di verità però potrebbe esserci, e vale anche per Berisha. La mezzala è il suo ruolo, ma come chi ama farsi del male ricorderà (gli altri avranno già rimosso tutto,“Salisburgo chi?”) con gli austriaci a Valon piaceva spaziare. Andare sulla fascia, tra le linee, inventarsi trequartista. Tutti compiti offensivi un po’ sacrificati da questo sistema di gioco, che rispetto allo scorso anno è più accorto e difensivo.

Foto di repertorio del matrimonio tra Inzaghi e il 3-5-2.

Gli mancano le Red Bull

Giocare per il Red Bull Salisburgo deve avere tra i suoi pregi quello di ricevere una scorta infinita di Red Bull. Altrimenti come vi spiegate quei quattro gol in quindici minuti? Mentre noi stavamo esultando per il vantaggio, loro nascondevano energy drink nelle borracce. Sommare dosi per elefanti di caffeina, alla cattiveria genetica di Berisha, lo rendeva invincibile. Dopo sei mesi si deve essere abbassato il valore della sostanza nel sangue.

“Presidente, per gennaio vorrei 150 casse di Red Bull”

“E l’esterno destro?”

“Si fidi, non serve”.

Ritrovare questo ragazzo è fondamentale. Le sue recenti prestazioni potranno anche essere figlie del momento globale della squadra, ma Berisha ha tutte le carte in regola per essere un trascinatore. Per farlo ha bisogno di fiducia. Di essere libero si svariare e mordere le caviglie ai difensori avversari. Di Red Bull magari. Siamo convinti che basti poco per riaccenderlo, un Labrador non ci serve.

Nel frattempo potremmo assoldare un temerario che gli righi la macchina. Così quantomeno tornerà ad essere piuttosto incazzato.

(Scriveteci, paghiamo in foto di Patric o Durmisi, a piacimento. L’unica condizione è che siate veloci).

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Articolo a cura di Francesco Mattogno

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