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6+1 domande scomode alla Lazio di Lotito

Una faticaccia. Riassumere quasi quindici anni di presidenza Lotito in sei punti. Sei misteri, sei segreti di Stato da parte di una società spesso indecifrabile. Oggi non risparmiamo nessuno, per il bene della Lazio e del nostro fegato dobbiamo toglierci almeno questi sei sassolini dalla scarpa. Anzi, sette.

Gli altri saranno per un’altra volta.

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Perché ogni anno ci ritroviamo con la “coperta corta”?

Partiamo da una piaga a dir poco fastidiosa. La Lazio non ha mai avuto in quindici anni una rosa adeguatamente lunga per sostenere tutte le competizioni. Ad inizio stagione si scommette su 13/14 giocatori di livello, o tutto, o niente.

E difficilmente alla resa dei conti si portano a casa dei risultati.

L’anno scorso persi Luis Alberto e Immobile, la squadra non ha avuto le risorse necessarie per chiudere il campionato al quarto posto (per favore archiviamo il discorso “arbitri”. Siamo stati penalizzati, meritavamo la Champions, ma non è questo il punto).

Nelle ultime settimane abbiamo constatato che dagli errori si è appreso poco o nulla. Le falle non sono solo numeriche. Per fare qualche esempio (senza discuterne il valore assoluto) Caicedo non può essere un vice Immobile, Patric non è un difensore centrale e Durmisi a tutta fascia palesa grossi limiti.

Del livello tecnico non c’è bisogno di parlare.

Il paradosso diabolico è che la lezione sia stata imparata solo a metà, infatti a centrocampo gli innesti di Badelj, Berisha e Cataldi hanno permesso comunque di sopperire a quel milione di infortuni subiti in quel reparto. E qui veniamo al prossimo punto.

Perché la Lazio ha un milione di infortunati?

Gli infortuni fanno parte del gioco, vanno preventivati. Non calcolarli è un errore da principianti, appellarsi alla sfortuna – o al malocchio – invece è da stronzi. Perchè in ogni caso, anche il più sfortunato, a tutto c’è un limite. La Lazio ha subito tre infortuni traumatici, cioè imprevedibili. Durmisi al gomito, Leiva e Parolo alla caviglia nel match di andata contro il Siviglia.

Gli infortuni muscolari? Hanno colpito sedici giocatori diversi (con numerose ricadute) quasi tutti all’adduttore. Sono bastati 120 minuti contro l’Inter per ridurre in brandelli un’intera preparazione atletica, parola di Inzaghi circa un mese dopo la partita di San Siro. Allora è lecito porsi una domanda: lo staff tecnico è all’altezza della Lazio?

Inoltre chi subisce infortuni muscolari è destinato a rientrare in campo anticipatamente e nel migliore dei casi raddoppiare i tempi di recupero (per citarne qualcuno Berisha, Badelj, Lucas Leiva, Milinkovic). È una sorta di masochismo a cui nessuno sembra poter mettere un freno. Nè Inzaghi, arci-nemico del turn-over, né tantomeno lo staff medico.

“Voglio avere la certezza che chi sta male, sta male, chi non sta male, non sta male”

Come si può notare dopo questo confronto le cose sono migliorate.

Sono davvero necessari tutti questi segreti?

Veniamo ad un altro problema, collegato al precedente. La Lazio è l’unica società che non emette comunicati e non fa chiarezza sulle condizioni fisiche dei propri tesserati (a sentire quella telefonata di Lotito, il dubbio è che nemmeno loro ne siano a conoscenza, ma per pietà facciamo finta che non sia così).

Che ci facciamo con gli infortunati, test per la sperimentazione di cosmetici e prodotti da bagno? In caso contrario risulterebbe inspiegabile il modo grottesco di gestire certe situazioni.

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Ma il mercato di gennaio?

La Lazio a gennaio non ha voglia di investire. Basterebbe poco, non per forza i 70 milioni del Milan, ma Romulo non può essere sufficiente. Il compitino se vuoi arrivare in Champions, non è sufficiente.

Comunque è il migliore sulla fascia destra di questa Ferrari Baracca.

Così vicini eppure così lontani, la Lazio e la Champions. Scegliete voi: o qualcuno è seriamente convinto di aver allestito una squadra da quarto posto, o non c’è vero interesse nel raggiungerlo. In ogni caso parliamo di follie, la prima psichiatrica e la seconda economica.

La difesa a 3 e lo spogliatoio: che sta succedendo?

Ognuno ha le proprie fisse e i propri dogmi, ma mister, non credi di stare esagerando? La difesa a 3 non paga più e sarebbe stato necessario formulare almeno un piano B (anche in sede di mercato estivo), a questo punto del campionato ormai è tardi per i cambiamenti.

Tuttavia farne una questione prettamente tattica è fin troppo facile, l’abbiamo ribadito più volte, a questi ragazzi manca mentalità. La magia si è spenta e il gruppo non è più unito come la scorsa stagione, Inzaghi ha il compito di ricucirlo. Ad oggi la situazione non è delle migliori.

Lo ribadiamo fortemente nel momento più difficile: se c’è un uomo che può portarci in Champions è Simone Inzaghi.

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#simoneinzaghi ⚪️🔵

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E ‘sto stadio quando lo facciamo?

Ci sono questioni ben più importanti della gestione tecnica. Chi vi scrive, discostandosi un momento dalla redazione che rappresenta, si ricorda di aver pensato “ma dai, il 2011 è lontanissimo!”. Però ero un ragazzino contento, stavo leggendo che finalmente la mia Lazio avrebbe avuto il suo stadio! Lo “Stadio delle Aquile”, la cui costruzione non sarebbe terminata prima del 2011.

Com’è lontano il 2011, eh?

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#Lazio Arrivano importanti novità per quanto riguarda lo #stadio della Lazio. Sembra che qualcosa si stia muovendo, e per questo motivo è imminente un #incontro tra il presidente biancoceleste #ClaudioLotito e la sindaca di Roma #VirginiaRaggi. L’ incontro si svolgerà nel centro sportivo di #Formello nella prima settimana di dicembre. L’ idea del presidente biancoceleste è quella di anticipare James Pallotta, suo omologo nella società giallorossa. Punta ad individuare insieme alla Raggi un'area idonea in modo da rendere l’iter più veloce e sbrigativo e portare a termine il progetto dello #StadiodelleAquile . Un modo per dare una nuova casa ai supporters biancocelesti e anche per aumentare i ricavi e provare a colmare il gap a livello di introiti con le altre big. #notizie #calciostyle #lazio #nuovostadio #lotito #raggi

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Nel 2019 sappiamo che, tra una tangente e l’altra, lo stadio di Pallotta si farà. Secondo la nostra Società, la Lazio seguirà a ruota. Parole al vento. Non siamo più ragazzini, non cadiamo dal pero. Lo Stadio dovrà essere della Lazio. Roma è grande, non esisterà mica solo via Tiberina.

Anche se trovare un altro luogo per la Lazio Surf sarà dura.

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Ultime considerazioni

Chi ci legge da tempo sa che sappiamo riconoscere i meriti della Società, perchè ce ne sono. Non staremo qui a ricordarvi cose che già sapete, dove eravamo quindici anni fa e dove siamo oggi. Quindi essere di parte a priori (che sia a favore o contro) non ci appartiene. Però la poca trasparenza con cui ancora oggi ci si atteggia ai tifosi della Lazio non può che farci male, è un muro che si fa finta di abbattere con tante belle parole. Specchietti per le allodole che nei fatti non spostano nulla e che ci fanno solo incazzare, siamo onesti.

Per i laziali, vincere non è l’unica cosa che conta. La trasparenza sì. Se questa Società sta facendo il massimo – nei limiti delle sue disponibilità – ce lo dica e non parli di presunte Ferrari. Fate il bene della Lazio e verrete amati dai laziali, senza il bisogno di vincere scudetti e di giocare tutti gli anni in Champions League. Ma non prendeteci in giro.

Quindi abbiamo un’ultima domanda: questa Società vuole il bene della Lazio?

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