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6 motivi per cui avremmo voluto Sampaoli alla Lazio

Nel non lontano 2016, l’allora ex tecnico del Cile Jorge Sampaoli era vicinissimo alla Lazio. O almeno così abbiamo creduto attraverso giornali, siti web e spy story. Era stato avvistato nella capitale e si parlò di un colpo di fulmine tra Tare, Lotito e l’allenatore per un amore che però non sboccerà mai. E meno male.
Primo, perché Inzaghino è un caposaldo della Lazialità moderna nonché artefice principale di due super stagioni. Secondo, perché Sampaoli è in questo momento l’uomo più odiato d’Argentina, al netto della partenza shock ai Mondiali e di varie peripezie poco gradite durante l’attesa di Russia 2018 (Spagna 6 Argentina 0 ne è la ciliegina). Ma come si dice, Jorge ha anche dei difetti, e allora vediamo perché averlo alla Lazio sarebbe stato una cosa bellissima. Bellissima come il delfino tatuato sul collo di Matuzalem, per capirci.

Per il fascino internazionale

Oggi è criticato, ripudiato, forse anche odiato. Ma all’epoca no, sarebbe stato un colpaccio. Il colpo di mercato che apriva prospettive di acquisti pesanti, di calcio che conta, di vittorie europee. Le sue esperienze col Siviglia e con il Cile avevano fatto grande il suo nome ma la paura dello Stregone che viene dal Sud America non convinceva tutti. Carlos Bianchi&Co. già avevano fallito in Italia e per noi sarebbe stato un colpo troppo duro strapagare un CT per poi tremare tutto l’anno con colpi di scena continui. Meglio Inzaghi, meglio così.

Per l’eleganza

Che eleganza ragazzi. Maglietta attillata girocollo con corazza addominale integrata, giacca nera lucida del vestito del matrimonio dello zio più caro e boccia lucidissima appena fatta. La partita si mette male e la mossa estrema non è mettere Higuain e Dybala insieme ma sfoderare il braccio bionico stile hipster che Pioli scansati.

Perché i Cileni alla Lazio vanno alla grande

Come dimenticarlo. Nel mondiale di Francia ’98 ci ha incollato ai televisori per farsi conoscere. Partner d’attacco di Zamorano, era il bomber che doveva affiancare Vieri e ne parlavano già come di un campione. Doppietta all’esordio mondiale e gesto del Matador sotto il settore, un sogno. Peccato fosse proprio contro gli azzurri. Con lui, Mancini, Nedved, Veron e tanti altri fenomeni, la Lazio era pronta al grande salto e così fu. Marcelo Salas e il gol al non incolpevole Bosnich nella notte magica di Montecarlo è un tatuaggio nei nostri cuori e vedere un altro cileno alla Lazio poteva farci tornare in mente tanti bei ricordi. È anche vero che quella sera, quella della vittoria col Manchester, il titolare era Inzaghi ma il destino e Jaap Stam decisero che dovesse entrare Salas. Questa volta, il destino è stato clemente nel regalarci Inzaghi in sostituzione di Sampaoli.

Perché è identico a Giuliano dei Negramaro

Argentina contro Croazia fino al gol del vantaggio è stata una partita un po’ noiosa e il pisolino post cena diventa quasi fisiologico. Il problema è che al risveglio in molti hanno litigato con la moglie perché erano convinti che la furbacchiona avesse approfittato del letargo per cambiare canale e mettere il concerto dei Negramaro in diretta da Lignano Sabbiadoro. Peccato che nonostante l’attesa, Jorge non si è accorto “di quanto il mondo sia meraviglioso”, ma al contrario il mondo è stato meraviglioso solo per i croati.

Perché con la difesa a due avremmo preso meno gol

La Lazio di Inzaghi quest’anno è stata una vera macchina da gol. Ottantanove reti in Serie A e i commentatori più improbabili scatenati ad ogni marcatura. Però la difesa non va. E’ il punto debole della squadra, non tanto per gli interpreti ma per i gol subiti inesorabilmente a ogni partita. Ne siamo certi, con la difesa a due di Sampaoli questo non sarebbe accaduto! Immaginate che tandem quello formato da Bastos e Wallace, oppure il giovane Luiz Felipe col tutto fare Caceres. In cabina di regia al posto di Leiva avremmo messo Hitchcock perché il thriller è assicurato.

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Per il suo self control

Simoncino in panchina si agita ma resta sempre elegante nelle interviste e nel ricomporsi dopo esultanze esagerate. Giovedì sera, è scattato l’allarme tarantole in Russia: in molti hanno creduto che il CT argentino fosse stato punto da qualche insetto o il campo da gioco scottasse. Indiavolato e scattoso fin dalle prime battute, ha iniettato tranquillità alla squadra, tanto che la faccia di Messi durante l’inno ha fatto crollare la Borsa di Buenos Aires stile crisi del’27.

Articolo a cura di Daniele Ercolani

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