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I 5 motivi per cui Inzaghi continua a schierare Wallace titolare

Quasi due metri di pura massa muscolare, “un muro”, una certezza, un limite invalicabile, un “pomerium”, se vogliamo. Come dite? Non è l’articolo su de Vrij? E allora su chi è questo articolo?

Su Wallace, ovviamente. Anche lui quasi due metri di pura lasagna della nonna. Torna dall’infortunio e dalle feste passate a Caserta, con meno costanza e meno concentrazione. È ovunque. Specie quando si tratta di autogol. Sarebbe stato fuorigioco ma Wallace non poteva certo perdersi l’occasione di ribaltare il risultato.

 

 

 

 

 

 

Nonostante questo non sia il primo grave errore del difensore brasiliano, Inzaghi continua ciecamente a schierarlo. Nonostante il rinforzo di Caceres, nonostante il suo sostituto potrebbe persino venire dalla primavera e nonostante Gigi, il decimo che a calcetto viene costantemente chiamato per ultimo riuscirebbe a fare una prestazione migliore, Inzaghi lo continua a schierare titolare. Oggi analizzeremo i cinque motivi per cui Wallace è meglio di Gigi.

  1. La “Fortuna” aiuta gli audaci

Non è la prima volta che il mister biancoceleste viene accusato di essere scaramantico. Non solo per la presenza in campo di Ciro, corno rosso, Immobile, ma per via della sua profonda umiltà che anche nei tempi migliori di questa squadra lo vedevano sempre parlare poco e mai proferendo parole quali “scudetto” o “Champions League”. Quale esempio migliore ci sovviene quando il difensore al centro della diatriba mediatica da bar, porta come nome “Fortuna”. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, il mister è pronto per qualsiasi sfida a livello calcistico e mondiale. Potrebbe persino risolvere la crisi coreana…

2. Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Non è solo una delle terzine che hanno reso celebre il quinto canto dantesco ma, forse, è anche ciò che lega il mister e Wallace. Non ce ne voglia la futura signora Inzaghi, dopotutto è pur sempre il ventunesimo secolo e il difensore è sempre un ruolo che ha un’aura di potenza, di equilibrio e di amore per le geometrie. Non ce ne voglia neanche Dante, ma essendo della Viola è una nemesi in qualsiasi periodo storico. Continuandolo a citare, per l’appunto:

“…mi prese del costui piacer sì forte 

che, come vedi, ancor non m’abbandona.”

Che i due siano estimatori della Divina commedia e che nel post partita, volteggino come Paolo e Francesca? A noi tutto ciò non è dato saperlo ma viviamo comunque nel dubbio.

3. La maglia

Inzaghi non è soltanto l’allenatore, ma è anche un tifoso della Lazio. Ha avuto l’onore di vestire la maglia nei tempi gloriosi in cui giocavano Salas, Simeone e Nesta. Il più compianto. Il più grande rimpianto. Il più bello. N-e-s-t-a: anche solo scrivendo queste cinque lettere, un tifoso laziale nel mondo ha cominciato a piangere e a rivedere le sue scivolate. La costante principale di questo giocatore, oltre che l’eccezionale bravura e i capelli al vento, era il numero di maglia. Il 13 lo ha indossato a Roma e a Milano, cosi come successivamente lo hanno indossato Stendardo, Bisevac e Konko. “Sempre peggio” direbbe mio nonno… O forse è un tentativo degli allenatori di ispirare la fiducia che Nesta aveva nelle sue potenzialità? Ecco che Wallace, nuovo numero 13, veste la maglia di Alessandro. E Inzaghi in cuor suo spera che un giorno ne prenda anche le capacità.

4. La sostituzione del mister

28.12.17

Pescara-Venezia. 1-0. Cosa ha a che fare questo con la Lazio? Apparentemente niente. Eppure, mentre il Venezia ha collezionato solo vittorie dopo quella sconfitta, la Lazio ha portato a casa pareggi e umiliazioni. Come è possibile? Ebbene, immaginate che sia il giorno di capodanno in casa Inzaghi; immaginate che tra alcol e giochi di società i due fratelli tendano uno scherzo al mondo intero. Decidono cosi di sostituirsi, Pippo alla panchina della Lazio e Simone a quella del Venezia. Cosi Simone ha dato nuova linfa al Venezia e suo fratello ha affossato la Lazio nel momento in cui il suo Milan sta rinascendo. Coincidenze? Io non credo…

5. Condizione generale

E se in realtà Wallace non avesse nessuna colpa?

Dopotutto, possiamo realmente affermare che la colpa sia solo sua? Dunque, in base allo stesso principio, i risultati riportati fino a dicembre sono stati un merito di Wallace? Era lui che regalava quei palloni meravigliosi a Ciro? Era lui che riceveva quegli assist da Luis Alberto? Era lui che padroneggiava il campo mentre Sergej era in panchina? Era lui che allenava la Lazio? No. Le colpe e i meriti sono di tutti, come ha giustamente sottolineato Inzaghi. Wallace avrà anche aiutato il Napoli, ma la Lazio post Callejon non è più rinvenuta. Dunque, è giusto prendersela con Fortuna? Si. È giusto dargli tutta la colpa? No.

Che voi crediate ai complotti o alle storie d’amore, Wallace ha meno colpe di voi che dite alle vostre madri di aver riordinato la camera quando in realtà avete messo tutto sotto il letto.

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